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mercoledì 17 ottobre 2012

STORIA DEL VIAGGIO E DELLE SUE MOTIVAZIONI, dall'antichità al turismo

lunedì 17 settembre 2012

ALLE PROSSIME ELEZIONI COMUNALI SCEGLIERE LA PERSONA GIUSTA

Poiché le prossime elezioni comunali si avvicinano a passo veloce, tutti i Partiti e le previste numerose liste civiche si stanno preparando per scegliere i propri candidati. La competizione più agguerrita è naturalmente quella sul nome del candidato Sindaco. Mentre le liste civiche si formano per volontà e attorno ad una persona che parte già come unico candidato, i Partiti, se non raggiungono un accordo unanime su un personaggio di “chiara fama”, devono scegliere tra vari nominativi che sgomitano e scalpitano per ottenerne la candidatura. Per questi le primarie, anche se possono essere “inquinate” da elementi esterni disturbatori che ne altera il risultato, sono la formula che almeno apparentemente evita imbarazzanti scelte personali all’interno di ciascun Partito. Il problema quindi si pone non nella scelta finale del candidato ma nella selezione delle persone a questa prima fase “elettorale”. Ma quali sono i criteri di selezione di questi potenziali candidati? Ovviamente ciascuno è libero di farsi avanti e porre la propria candidatura, ma ritengo che almeno un minimo di autocritica sulle proprie capacità e di supporto di un consistente gruppo politico sia necessario. Più grande è il Partito più candidati sono in lizza come per esempio nel PDL e gruppi politici ad esso collegati di Nettuno. Per quanto riguarda invece il PD, ovviamente sempre a Nettuno, il Sindaco uscente punta alla ricandidatura senza passare per le primarie, ma un qualificato gruppo di iscritti, capeggiato da militanti femminili totalmente escluse dalla recente formazione di Giunta e non proprio soddisfatte della gestione Chiavetta, le reclama a gran voce. Comunque, tutti i Partiti e le stesse liste civiche, per riconquistare la fiducia dell’elettorato in questo periodo di totale sconforto e di avversità nei confronti delle istituzioni e di chi le rappresenta, devono essere molto attente nella scelta dei futuri amministratori. La classe politica tutta ha deluso trippo gli elettori che si sentono ingannati e non sanno più chi votare. Questo, soprattutto a Nettuno per le note vicende, a torto o a ragione, dello scioglimento del Consiglio Comunale che ha portato la nostra cittadina in uno stato di completo degrado e in mano a ben tre Commissari prefettizi che per ben tre anni non hanno saputo risolvere nessun grosso problema, come per esempio quello della riscossione dei tributi che amministratori “incauti” avevano dato in appalto e l’indecente stato della viabilità, leggi buche. I Commissari hanno saputo amministrare solo le loro laute indennità di carica! Insomma, dopo un periodo che mi sembra sia stato di mera transizione delle Giunte Chiavetta, è giunto il momento di fare per Nettuno delle scelte politiche di fondo per caratterizzare socialmente, economicamente e urbanisticamente questa nostra cittadina partendo dalle risorse naturali, ambientali e infrastrutturali di cui oggi ancora godiamo . È finito il tempo del tirare a campare e della politica fine a se stessa. La futura dirigenza politico-amministrativa non solo si deve rinnovare fisicamente, ma deve dare un’immagine completamente nuova di se stessa. Purtroppo, fare politica, seppure in campo locale, è stato considerato dai più un interesse esclusivamente personale. Inoltre, in questi ultimi anni abbiamo vissuto un vero e proprio sconvolgimento delle credenze e delle conseguenti posizioni politiche e ideologiche. Per ottenere incarichi “remunerativi” o favori vari abbiamo assistito ad un deplorevole mercimonio con facile cambio di casacca. Per ridare fiducia all’elettorato occorrono persone capaci e oneste. Ma quali sono le Giuste caratteristiche di un buon amministratore pubblico? Innanzitutto un candidato deve sapere che se viene eletto va ad amministrare qualcosa che è patrimonio di un’intera collettività e non sua personale. Deve essere pratico nel risolvere i problemi che quotidianamente gli si presentano e, soprattutto, deve essere lungimirante; deve saper programmare attraverso le regole del marketing sociale il futuro della propria città, prevedendo per tempo le esigenze che possono scaturire da una crescita economica, sociale e strutturale; non può non prevedere un assetto urbanistico equilibrato del territorio; deve avere il coraggio di non farsi influenzare dai piccoli e grandi gruppi privati. Il futuro Sindaco deve essere un vero leader che si sa circondare di persone capaci; non deve aver paura che queste offuscano la sua persona; deve invece saper trarre vantaggio dalla bravura di tutta la squadra. Il maggior difetto di colui che si sente un “politico” è quello di pretendere di essere un esperto in tutto. Questo è umanamente impossibile. Occorre invece molta umiltà e saper ascoltare i propri collaboratori scelti con criteri di professionalità e non di compromesso. Una cosa è certa, i buoni amministratori non si improvvisano. In ogni settore scegliere la persona giusta per un certo tipo di lavoro è la cosa più difficile, sia che si tratti di un’attività privata che pubblica. Per ciascun incarico occorrono abilità diverse che derivano dalla formazione e preparazione individuale, che a loro volta scaturiscono dalla scuola e dall’esperienza. Mentre un manager aziendale deve saper controllare la produzione e la vendita del prodotto per cui deve avere dei requisiti di professionalità molto elevati, sia tecnici, organizzativi che di marketing, per un manager pubblico la formazione deve essere molto più complessa, perché oltre a conoscere bene le regole amministrative deve avere un buon intuito che gli da la possibilità di cogliere le esigenze di un’intera popolazione. Insomma, oltre a saper ben amministrare, deve avere una sensibilità ed un tratto umano ben superiore al manager privato in quanto deve stare quotidianamente a contatto ed al servizio della popolazione. Insomma, amministrare la cosa pubblica, cioè la cosa di tutti, deve essere una vocazione. Un’ultima considerazione generale: oggi purtroppo, e a ragione, è talmente diffusa la sfiducia su tutta la classe politica che ha successo chi inveisce di più contro questa classe di vecchi politici che non sanno più uscire da quella palude conflittuale in cui si sono cacciati da vari anni.Votare oggi per un cittadino che crede nei valori etici e morali e che deve scegliere le persone giuste alla carica di Sindaco e della sua squadra è veramente un arduo compito.

martedì 14 giugno 2011

NETTUNO HA BISOGNO DI UN NUOVO PIANO REGOLATORE GENERALE

Si è svolto recentemente, presso l’Astura Palace Hotel di Nettuno, un interessante convegno promosso dall’Associazione locale degli architetti e ingegneri nel quale è stata presentata la proposta di un progetto per la valorizzazione urbanistica dell’area Loricina che, insieme al Cimitero Monumentale Americano, rappresenta una zona non ancora del tutto compromessa su cui è possibile prevedere un organico sviluppo che salvaguardi il contesto ambientale e restituisca ai cittadini una “porzione del territorio che nella storia urbanistica della città ha assunto un valore strategico di primaria e determinante consistenza”.
Non poteva neanche mancare una critica alla sparizione di quella importante via di scorrimento, o meglio della prevista via di circonvallazione del vecchio e decaduto Piano Regolatore Generale, che avrebbe dovuto attraversare in particolare l’area del Loricina dove oggi incide l’unico tratto superstite, via U. La Malfa. Anche questo tratto è ormai compromesso da insediamenti commerciali ed “altro” che ne hanno aumentato fortemente la pericolosità. Ho già scritto in precedenti articoli che la mancanza di una vera strada di circonvallazione è la causa prima dell’inquinamento e del caos stradale cronico che si verifica nel centro di Nettuno ed in particolare nel lungomare, per cui è urgente rivedere tutto il sistema viario.
È da ritenersi senzaltro positiva la proposta dell’Associazione Architetti e Ingegneri, ma non credo che basti da sola a fare di Nettuno una città “organica” nel suo complesso, in cui il recupero urbanistico si sposi con il rispetto dell’ambiente e la qualità della vita. È stato da molti rilevato che urbanisticamente molte zone di Nettuno sono ormai compromesse a causa dell’abusivismo e da varianti proposte non dall’amministrazione ma dai privati. Sembra che queste vadano molto di moda in quest’ultimo periodo. Per salvare il recuperabile serve un complesso progetto che detti una volta per tutte le linee di sviluppo socio-urbanistico con l’indicazione chiara di quello che la città dovrà essere. Non è più possibile improvvisare. Occorre dire cosa si vuole che Nettuno sia. Se sviluppo turistico deve essere, come si sbandiera ad ogni dichiarazione, si prevedano piani di salvaguardia dell’ambiente e si valorizzino quelle aree da adattare a ricettività ed a servizi turistici. Si proibiscano cambi di destinazione da albergo a residenza, come purtroppo è stato fatto in passato anche recente. In questo contesto si inquadra perfettamente la proposta di valorizzazione del Loricina e del Cimitero Monumentale Americano.
In una città che vuole dare una buona immagine di se stessa è molto importante la parte estetica, cioè urbanistica e architettonica, la quale deve essere funzionale sia alle migliori relazioni interpersonali che alla proiezione di un ambiente turisticamente interessante, bello e piacevole da vivere. Quest’ultima considerazione, insieme ai monumenti, ai costumi e alle tradizioni, ci danno quello che gli esperti chiamano tipologia di turismo culturale che, unito ad altri interessi come il turismo balneare, religioso, ecc., stimola la curiosità intellettuale che fa decidere di visitare una determinata città.
Lo strumento necessario ed urgente per questo tipo di scelta programmatica è un nuovo Piano Regolatore Generale che ponga fine all’anarchia urbanistica che si è venuta a creare con la decadenza dei termini di validità del vecchio PRG che data dall’inizio degli anni ’70.
Attualmente Nettuno non ha uno strumento urbanistico che guidi gli amministratori ad una sana ed equilibrata scelta insediativa, sia per quanto riguarda le infrastrutture che l’edilizia residenziale. La mancanza di regole facilita le varianti proprio la dove una volta esistevano vincoli di verde pubblico e privato.
A sostegno di questa tesi c’è anche un recente documento di Italia Nostra che sottolinea, in particolare, che una città rappresenta un patrimonio prezioso e indispensabile perché sia distrutto e trascurato per interessi privati. La città, con tutto ciò che essa rappresenta, è il frutto di un patrimonio storico e sociale dove si è sviluppata e si svolge la vita e le relazioni umane di una intera comunità. Essa non deriva da un fenomeno spontaneo naturale o esterno a noi stessi ma da una costruzione sociale in cui l’amministrazione comunale deve dettare appropriate regole di sviluppo.
Ho sentito dire che sono in corso gli atti conoscitivi del territorio che rappresentano una prassi obbligata per una successiva ipotesi di sviluppo. Ma per quanto tempo dobbiamo ancora studiare il territorio prolungando lo stato di emergenza che porta inevitabilmente alla sospensione di qualsiasi regola programmatoria, dove prevale la contrattazione imposta dagli interessi privati?
Insomma, occorre al più presto ripensare le linee di sviluppo urbanistico della città di Nettuno con un’accorta pianificazione organica ed ecosostenibile, turisticamente orientata, sia nei servizi pubblici che nelle iniziative private, senza lasciare al caso e alla spontaneità i vari interventi. I piani strategici di cui si parla, che dovrebbero sostituire il PRG, sono molto pericolosi perché perpetuerebbero il sistema di contrattazione dove la prepotenza “danarosa” del privato prevarrebbe sul sistema amministrativo “politicizzato”; inoltre, con un territorio così compromesso sarebbe difficile individuare aree “strategiche” adatte allo scopo, a meno che non si voglia prendere in considerazione l’area del Poligono di tiro(?).
Altra considerazione importante da tener presente è il rispetto dell’ambiente. Tutti noi sappiamo che la città rappresenta un ecosistema artificiale che consuma continuamente risorse naturali ed energia di altri ecosistemi e li trasforma in residui ed emissioni che vanno nell’atmosfera e nelle acque sotterranee e superficiali. Una città rispettosa dell’ambiente è quella che riduce il consumo di beni ed energia, tratta adeguatamente i residui e le emissioni con mezzi sostenibili e “verdi” dal punto di vista biologico. A questo proposito è encomiabile il tentativo dell’Assessorato alle politiche ambientali di realizzare un piano energetico in grado di abbattere la CO2 e produrre energie con fonti alternative. È questo un buon inizio a cui deve seguire il varo del nuovo Piano Regolatore Generale, i cui parametri tecnici sono indispensabile per un equilibrato sviluppo socio-urbanistico organico della città di Nettuno con criteri ecologici ed ecosostenibili.

Pio Trippa

lunedì 18 aprile 2011

NON PIÙ TURISMO POVERO PER IL SISTEMA TURISTICO DELLA COSTA A SUD DI ROMA

Nel precedente articolo abbiamo visto come lo Stato prima e le Regioni poi sono intervenute nell’organizzazione del turismo tenendo presente due momenti fondamentali, lo sviluppo dell’offerta e la promozione della domanda. Mentre la prima veniva lasciata completamente all’iniziativa dei privati, concedendo solo degli incentivi di natura finanziaria, la promozione della domanda veniva affidata alle Aziende di Turismo ed agli Enti Provinciali per il Turismo. Nel 2001, con legge 135, viene ribaltata la concezione statica di organizzazione pubblica nel settore turistico con la istituzione, affidata alle Regioni, dei Sistemi Turistici Locali. Attori principali e responsabili possono sono essere tutte le forze economiche e sociali presenti nel territorio: enti pubblici istituzionali, aziende fornitrici di servizi, operatori commerciali, artigianali, albergatori e, in primis, la popolazione tutta. Si passa così dalle Aziende di sola promozione ad organismi il cui scopo è quello di proporre progetti di sviluppo integrati, coordinati e coinvolgenti tutte le realtà territoriali. Insomma, nell’ambito della pianificazione territoriale si assiste al passaggio da una attività di tipo “funzionale” ad un approccio di marketing territoriale. In tal modo vengono valorizzati tutti i possibili fattori rilevanti dal punto di vista turistico presenti nel territorio attraverso un progetto di sviluppo sostenibile che coinvolga tutte le forze sociali ed economiche, espressione della stessa territorialità. Per far questo occorrono due momenti, l’individuazione e delimitazione delle unità territoriali omogenee e con un’unica identità culturale, nonché la creazione di un organismo locale di rappresentanza dei gruppi di interesse.
Per quanto riguarda l’individuazione di aree omogenee, ritengo che la costa a sud di Roma, compresa gran parte della costa di Latina, incluse le isole Pontine, abbia tutte le caratteristiche per creare, attraverso un progetto di sviluppo, un proprio ed unico marchio in grado di rappresentare tutti i valori ed i beni turistici di questo territorio che, fino ad ora, ha vissuto solo di riflesso della città di Roma, con un movimento turistico di tipo residenziale, di fine settimana ed escursionistico, e quindi non economicamente rilevante.
L’organismo locale di rappresentanza ovvero il STL, una volta ottenuto il riconoscimento dalla Regione Lazio, ai sensi della legge n. 13/2007 citata nel precedente articolo, dovrà partire dall’analisi dell’esistente, rilevando tutte le potenzialità del territorio, verificarne le criticità e proporne il superamento con interventi intersettoriali ed infrastrutturali necessari alla riqualificazione dei servizi dell’offerta turistica. Inoltre, dovrà sostenere, così come richiesto dalla legge regionale, attività e processi di aggregazione e di integrazione tra le imprese turistiche, anche in forma cooperativa, consortile e di affiliazione; sostenere l’innovazione tecnologica dei servizi di informazione e di accoglienza turistica; sostenere la qualificazione delle imprese turistiche e tutelare l’immagine del prodotto turistico locale. Queste incombenze devono far parte di un progetto di sviluppo per un suo conseguente cofinanziamento da parte della Regione Lazio.
Per ottenere questo occorre innanzitutto il riconoscimento, ai sensi della legge 13/2007, della Giunta Regionale. Questo riconoscimento, però, deve essere fatto sulla base di parametri minimi che lo stesso Assessorato regionale al turismo avrebbe dovuto specificare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Non mi sembra che questi parametri siano stati fino ad oggi deliberati. Per scuotere in parte l’apatia degli amministratori regionali, credo sia doveroso e responsabile da parte dei Comuni interessati a questo progetto di farsi carico di una proposta unitaria che sappia indicare le aree e le comunità locali che ne potrebbero far parte, con una elencazione dell’offerta ricettiva, alberghiera ed extra alberghiera, di tutte le attrazioni turistiche presenti nel territorio, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell'artigianato.
Il territorio di cui stiamo parlando ha in se tutte le potenzialità naturali e culturali per tale tipo di riconoscimento. Solo occorre che per una buona volta le autorità locali prendano atto che è inutile parlare di turismo se non si comincia effettivamente a pensare in termini di marketing territoriale e non vengono coinvolte le comunità locali, intese non soltanto come comunità aperte all’accoglienza turistica, ma anche come insieme di soggetti pubblici e privati chiamati a condividere le scelte di sviluppo turistico e di governo del territorio. Lo strumento da utilizzare sarà un progetto di sviluppo che non significa necessariamente un nuovo ente, ma una nuova organizzazione dell’offerta diretta a realizzare o migliorare il prodotto turistico ed a promuoverlo e commercializzarlo.
Una incontro per giungere alla creazione di un Sistema Turistico Locale fu realizzato lo scorso anno dal Consorzio Turistico Mare di Roma, sponsorizzato dal Comune di Ardea, senza tuttavia nessun risultato concreto. Poi c’è stato un ottimo tentativo di cooperazione tra i Comuni di Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno con il progetto La Costa dei Miti. Esso rappresenta un ideale circuito storico-culturale pre-romano che può senz’altro fungere da marchio per tutta la costa, dalla mitica Lavinia alla Maga Circe. Come patrimonio storico culturale, questo territorio ha ancora molte cose da offrire che vanno dalla preistoria (guerriero di Astura, età neolitica) all’età romana (Antium) passando per il medio evo (Borgo di Nettuno, Ninfa) fino ai nostri giorni (Sbarco di Anzio, Santa Maria Goretti, ecc.). I vari musei gestiti dai comuni ne sono una testimonianza di quante ricchezze culturali sono distribuite su tutto il territorio. Insomma, c’è abbastanza materiale e numerosi monumenti che, se adeguatamente valorizzati e integrati con strutture per il tempo libero (vedi il parco Zoomarine di Pomezia), complementari alla tipologia “spiaggia”, importante come prima motivazione ma non prevalente, possono suscitare forte interesse turistico. Ovviamente, tutto questo patrimonio culturale e paesaggistico non basta per fare della costa una meta in grado di attrarre flussi turistici, occorrono ottimi collegamenti che facilitino i movimenti tra le varie zone e all’interno di esse, servizi turistico-commerciali di buon livello e soprattutto una buona e diffusa ricettività alberghiera accompagnata da una riqualificazione urbana e territoriale. Dopo di che si può parlare della promozione e commercializzazione di tutta l’offerta turistica presente in zona, i cui veri frutti verranno non più da un “turismo povero” come quello che abbiamo ora.

Pio Trippa

POVERO TURISMO O TURISMO POVERO ?

Quali delle due espressioni sia la più calzante per questo nostro importante settore economico e sociale? A parole teniamo molto ad esaltare il turismo come fosse la soluzione di tutti i nostri mali, mentre nei fatti lo bistrattiamo continuamente, sia per incompetenza che per mancanza di volontà, per cui non ci resta che compiangere questo “povero turismo”. Inoltre difficilmente siamo in grado di valorizzare e promuovere adeguatamente ciò che abbiamo di più bello e di più prezioso da offrire al potenziale turista, per cui ci accontentiamo degli escursionisti della domenica e di un turismo molto “modesto” economicamente.
Per ridurre il debito pubblico il settore del turismo è il primo ad essere penalizzato con tagli indiscriminati come per tutte le altre attività della pubblica amministrazione. L’idea che il turismo faccia parte di un’attività imprenditoriale, avulsa dalla cosa pubblica, non riesce ad affermarsi tra I politici, nazionali e locali. Non si riesce a capire che ogni intervento finanziario ed ogni iniziativa promozionale in questo settore non è uno spreco di denaro ma un investimento produttivo. Nell’epoca della globalizzazione dei mezzi di comunicazione non vale più il detto, “tanto i turisti da noi ci vengono ugualmente”. È ora che si comprenda che non basta più il clima, la storia, i monumenti, le opere d’arte e la simpatia degli italiani. La nostra ormai è un’immagine dell’Italia turistica, e non, che si sta sempre più sbiadendo. Non possiamo sempre vivere sulle glorie del passato che, tra l’altro, stiamo distruggendo, e non solo fisicamente (vedi scavi di Pompei).
La domanda è se facciamo ancora in tempo a riguadagnare le posizioni perdute che ci vedevano negli anni ’70 tra i primi ricettori di turismo straniero? Riusciremo a ricreare quell’immagine di un paese interessante da visitare? Per rispondere affermativamente a questa domanda tutti, ad ogni livello istituzionale pubblico e privato, dovranno seriamente intervenire con capacità professionale e azioni immediate e dirette. Occorre ripartire dal territorio e dalla società residente, dove il rispetto dell’ambiente e la salvaguardia del patrimonio storico e monumentale siano fattori imprescindibili per realizzare un turismo sostenibile che valorizzi e non distrugga ciò che abbiamo di più bello da offrire. Ma per far questo dobbiamo avere una struttura responsabile e professionale che presieda alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio con coinvolgimento pubblico e privato. L’amministrazione comunale, con tutti i problemi che ha da affrontare non è certo in grado di svolgere questo ruolo. Ma come dovrà essere questa struttura operativa e quali dovranno essere i suoi compiti per trasformare in meglio la domanda turistica?
Una regressione storica che dimostri quanto nel passato l’Italia fosse all’avanguardia in questo settore è molto utile per individuare il tipo di organizzazione di cui ora abbiamo urgente bisogno. Siamo stati i primi al mondo, nel 1919, a renderci conto dell’importanza della promozione turistica, creando l’Ente Nazionale Industrie Turistiche. Poi, nel corso degli anni si sono succeduti vari interventi che hanno portato alla creazione di organismi pubblici territoriali, come le Aziende di Cura Soggiorno e Turismo (1926) e degli Enti Provinciali per il Turismo (1935). Dopo un nuovo ordinamento del settore nel 1960, ispirato al rispetto delle autonomie locali in attuazione dell’art. 117 della Costituzione, nel 1972, viene operato il trasferimento di tutte le funzioni amministrative alle Regioni, fra le quali la programmazione, lo sviluppo e l’incentivazione del turismo. Quindi, dagli anni ’70 si è assistito ad un continuo decentramento istituzionale che ha portato al trasferimento dei poteri decisionali in materia di sviluppo economico e di pianificazione territoriale dagli organismi di stato agli enti locali. Il settore turistico, così, per il suo stretto rapporto con il territorio ha subito nel corso degli anni varie modifiche istituzionali, che io definirei più “tentativi” di risolvere le mai cessate controversie tra Stato e Regioni circa le procedure di reciproca competenza. Si è assistito da parte delle Regioni, ciascuna per proprio conto e senza alcun tipo di coordinamento, alla creazione di nuovi enti di promozione turistica, di cui in molti casi si è trattato di riconferma delle attribuzioni già svolte dagli enti precedenti. Ciascuna Regione, con tempi e criteri diversi, ha istituito una propria azienda di promozione turistica ed ha delegato ai Comuni ed alle Provincie le varie competenze amministrative e i soli uffici di informazione turistica. Molte Regioni però, compresa il Lazio, non hanno legiferato immediatamente, ma hanno lasciato le vecchie Aziende e gli EPT per molti anni nel “limbo”, impossibilitate ad operare per totale mancanza di mezzi finanziari, in attesa di essere liquidate. Nel frattempo l’attività promozionale, compresa quella all’estero, è stata nelle mani di un Organo prettamente politico, con tutti i suoi limiti di professionalità, come l’Assessorato Regionale al Turismo, le cui decisioni dipendevano dalle preferenze personali dell’Assessore.
Infine, con la legge nazionale 135/2001, nasce l’idea del Sistemi Turistici Locali. Si tratta, come vedremo in un prossimo articolo, di un nuovo modello organizzativo dell’offerta del territorio basato su una nuova concezione di turismo che coinvolge tutti gli attori pubblici e privati dell’offerta turistica.
Non tutte le Regioni però, anche in questa occasione, hanno legiferato nel medesimo modo e tempestivamente. Qualcuna, addirittura, ha ritenuto di non dover istituire i STL, creando invece strumenti organizzativi diversi, pur aventi le stesse finalità. Insomma, come si vede, il caos istituzionale, la mancanza di coordinamento e il lassismo che si verifica tra i responsabili di questo settore, continua ad imperare in un’attività così vitale per l’economia del territorio. Povero Turismo!
Per quanto ci riguarda direttamente, la Regione Lazio solo nel 2007, con legge n. 13, ha istituito una nuova organizzazione del sistema turistico laziale. Tale organizzazione si articola in Sistemi Turistici Locali, Agenzia Regionale per la Promozione Turistica di Roma e del Lazio S.p.A., Servizi di informazione e di accoglienza turistica e Associazioni Pro Loco.
Nel prossimo articolo proporremo la creazione di un Sistema Turistico Locale per la nostra zona costiera a sud di Roma, in grado di ribaltare l’immagine di un “turismo povero”.

Pio Trippa

giovedì 21 ottobre 2010

PROPOSTE PER UNA NUOVA VIABILITA’ DELLA CITTA’ DI NETTUNO

Il continuo aumento delle automobili in circolazione, gioia dei fabbricanti di auto, ha generato dei grossi problemi, sia di natura ambientale che umana.
Ogni anno vengono scaricati nell’atmosfera tonnellate di anidride carbonica e di minerali vari, prodotti dalla combustione, molto nocivi alla nostra salute.
I continui squilibri meteorologici che devastano grandi aree geografiche, portando morte e danni ingenti, non sono altro che la conseguenza dell’effetto serra a cui le automobili contribuiscono in larga parte. Non è neanche da sottovalutare l’inquinamento acustico prodotto dai motori delle auto e, soprattutto, dai motorini e dalle motociclette, causando forti stress al pari di quelli generati dagli ingorghi del traffico. Questi ultimi poi rendono le distanze da percorrere sempre più lontane, con la dilatazione dei tempi di percorrenza. Insomma, l’uso sconsiderato delle auto, compresa la sosta selvaggia, ha reso le città non più vivibili, tali da essere definite propriamente “giungla d’asfalto”.
Sembra proprio che il genere umano sia impotente rispetto a questa autodistruzione dell’ambiente che lo fa vivere.
Finora ho detto delle ovvietà a tutti note, ma mi servono come premessa per introdurre la medesima problematica che viviamo nella città di Nettuno.
Qui il discorso si fa più complesso perché nel corso degli anni sono intervenuti altri fattori come una crescita urbanistica incontrollata, anche se “autorizzata”, che non ha tenuto conto di un razionale sistema viario. La città è esplosa, oltre che demograficamente, anche nella sua configurazione edilizia con la nascita di quartieri sovraffollati, privi di spazi necessari per una serena convivenza sociale e con strade intasate in ogni lato da automobili che impediscono uno scorrimento veloce. Predominano lo “scorrimento ad imbuto” e i percorsi a “zig zag”. L’unica via che congiunge i lati est ed ovest della città passa forzatamente per piazza Mazzini ed il lungomare, con grave inquinamento acustico e ambientale del centro cittadino. Per evitare questo perenne intasamento centrale e poter andare all’altro lato della città si è costretti a destreggiarsi nelle viuzze interne, piene di macchine in sosta ovunque, per poter raggiungere i vialoni di Diaz e La Malfa, primordiali tratti di un presunto anello stradale, ormai scomparso a causa di varianti “amiche”.
Solo un nuovo Piano Regolatore potrà essere in grado di porre fine alle costruzioni selvagge e riequilibrare l’assetto urbanistico, nonché individuare le aree idonee per una buona ricettività alberghiera e dei servizi dell’accoglienza, indispensabili per una città che ama definirsi turistica.
In attesa che gli interessi politici facciano maturare un nuovo PRG, un intervento non costoso dovrebbe essere portato a compimento prima della prossima stagione estiva, cioè una revisione del sistema viario centrale e la realizzazione di zone di parcheggio, alcune delle quali in programma da molti anni, come quelle nelle aree FS - Anzio ne è un buon esempio - e la possibilità di ricavare un parcheggio sotterraneo nel piazzale della ex caserma Donati e nelle zone di accesso alla città come via della Liberazione e via della Vittoria.
In concreto, per la viabilità mi permetto di proporre quanto segue per un costruttivo e definitivo dibattito: i percorsi attuali generano, specialmente nelle ore pomeridiane e serali, un continuo ingorgo che crea caos ed un persistente inquinamento acustico e atmosferico, proprio nel cuore della città (Piazza Mazzini, Lungomare Matteotti), a causa del continuo flusso di auto provenienti da Anzio. Per evitare questo enorme inconveniente che disturba fortemente la tranquillità di chi ci vive e lavora, si dovrebbe capovolgere il senso di marcia delle, purtroppo, uniche direttrici parallele al mare, cioè da San Rocco direzione Sangallo e tutta via Cavour in direzione opposta, mentre dovrebbero essere in uscita verso l’entroterra via Sangallo, via Santa Maria, via Colombo, ed in entrata via Romana, via Veneto e via A. De Gasperi. Un piccolo doppio senso dovrebbe essere permesso di fronte al poliambulatorio e San Francesco per coloro che scendono da via Santa Barbara e vogliono andare verso Anzio. In questo modo il flusso proveniente da Anzio, che è di gran lunga superiore a quello proveniente dalla parte est della città (Cretarossa, Tre Cancelli) verrebbe dirottato o verso via Cavour, scavalcando così il Lungomare, o più all’esterno per raggiungere le due grandi arterie, via Diaz e via La Malfa. La realizzazione poi di un’arteria di scorrimento sopra la linea ferroviaria, il famoso trincerone, sarebbe il non plus ultra. Mentre, per chi viene da via della Liberazione (zona Scacciapensieri) o da via Scipione Borghese ha tre alternative, il Lungomare, via Lombardia, via Diaz-La Malfa. Grazie a queste nuove direttrici ed ai parcheggi nel frattempo realizzati, è facile poter fare del lungomare isola pedonale nelle ore serali per tutto il periodo estivo, senza creare quel gran caos viario che nelle attuali condizioni si genera. Naturalmente nelle vie di scorrimento sopra citate non dovrebbe essere assolutamente ammessa la sosta selvaggia, e nei tratti rettilinei che invitano all’alta velocità, vedi via Gramsci, allestire autovelox permanenti nei due sensi di marcia. Altra necessità sarebbe quella di reperire un’area idonea, che non sia una strada, per il mercato settimanale, in modo tale da non occupare un’arteria importante di scorrimento come quella di via La Malfa, evitando così l’intasamento delle vie interne adiacenti nel giorno di giovedì.

Pio Trippa

mercoledì 8 settembre 2010

Cultural and Heritage Tourism in Italy

In the collective consciousness of much of the world’s culture tourists, Italy is seen as a tourist destination rich in art and history with a strong historical-monumental-artistic heritage. This heritage is a result of various historical periods which followed one another, beginning with the Roman Empire, with the spreading and imitation and of culture and lifestyle which was then dominant, passing through the Middle Ages, with its famous university cities which attracted students from throughout Europe and frequent pilgrimages to the tombs of the apostles Peter and Paul in Rome in order finally to reach their apogee in the Renaissance, with its high artistic and literary expressions which have involved many aristocrats who came to visit the sites of classical culture and the ancient vestiges of the past on the Grand Tour. Even today, this image of Italy is so deeply rooted and widespread that at least 50% of foreigners who visit Italy do so mainly for cultural reasons. In many cases, the principle reason for travel is not cultural, but travellers still might visit an historical monument, a museum or participate in artistic or cultural events. Today, many visitors attempt to combine various types of motivation for travel, even for business, with cultural programmes.

An important feature of the Italian tourist world is its great variety from region to region and from city to city. Its principle attraction lies particularly in the abundance of places which evoke the past and its diversity even among nearby geographical areas. After the fall of the Roman Empire, numerous city states were created in the Middle Ages, each with its own lifestyle, customs, cooking and dialect. Therefore, a visit to the most famous cities, such as Rome, Florence and Venice, does not exhaust the cultural knowledge of Italy. At least 6,500 of the 8,500 Italian cities have their own local tourism offices (Pro loco) and boast a strong cultural offer worthy of being explored. At times, it is enough to excavate to find remains of ancient monuments. Many minor Italian cities have been defined as veritable open air museums on a part with the most famous capitals of culture.

As well as traditional hotels, there are many options which make it possible to enjoy a stay in these sites of cultural interest: self catering apartments, agriturismo farm stays, bed & breakfasts and a new and original formula which is called albergo diffuso. These are hotel structures located in various historical buildings of an ancient city centre inhabited with centralised services. This is a way to recover and give value to small towns of historical, artistic and architectural interest. Currently in Italy there are 52 such structures, located throughout the various regions, with a current availability of approximately two thousand rooms which will certainly increase in number. Thus, the old medieval city centres, part of Italy’s rich historical and cultural heritage, are flowering again, bringing a new way of making tourism, in which one feels part of the past and can enjoy the pleasure of a simple life far from the maddening crowds of the metropolis.

In recent years, the Italian State Tourist Board has tried to encourage the culture and heritage product associated with the art cities, historical-archaeological routes, the discovery of artistic and crafts treasures of minor centres, gastronomy, cultural events, festivals, concerts and performances. Moreover, with the financial support of the Italian regions, it has also managed the image of cultural destinations with PR campaigns in the major tourism markets, with themes such as “More Italy than ever” and “Italia opera unica”, as well as participation in the most important tourist trade fairs, workshops as Art Cities Exchange in Rome and 100 Cities Arts Events in Ferrara, the production of information material and support for marketing the tourist offer of the cities of culture.

I can say that it is precisely cultural tourism, encouraged by the internet and low cost flights, which has saved Italian tourism in recent difficult years. Indeed, whereas seaside tourism, particularly in some markets such as Germany, has decreased, with the exception of a slight return in 2006, cultural tourism is constantly increasing, and in the last three years has actually reached 25% of arrivals in cities such as Rome.