Nel precedente articolo abbiamo visto come lo Stato prima e le Regioni poi sono intervenute nell’organizzazione del turismo tenendo presente due momenti fondamentali, lo sviluppo dell’offerta e la promozione della domanda. Mentre la prima veniva lasciata completamente all’iniziativa dei privati, concedendo solo degli incentivi di natura finanziaria, la promozione della domanda veniva affidata alle Aziende di Turismo ed agli Enti Provinciali per il Turismo. Nel 2001, con legge 135, viene ribaltata la concezione statica di organizzazione pubblica nel settore turistico con la istituzione, affidata alle Regioni, dei Sistemi Turistici Locali. Attori principali e responsabili possono sono essere tutte le forze economiche e sociali presenti nel territorio: enti pubblici istituzionali, aziende fornitrici di servizi, operatori commerciali, artigianali, albergatori e, in primis, la popolazione tutta. Si passa così dalle Aziende di sola promozione ad organismi il cui scopo è quello di proporre progetti di sviluppo integrati, coordinati e coinvolgenti tutte le realtà territoriali. Insomma, nell’ambito della pianificazione territoriale si assiste al passaggio da una attività di tipo “funzionale” ad un approccio di marketing territoriale. In tal modo vengono valorizzati tutti i possibili fattori rilevanti dal punto di vista turistico presenti nel territorio attraverso un progetto di sviluppo sostenibile che coinvolga tutte le forze sociali ed economiche, espressione della stessa territorialità. Per far questo occorrono due momenti, l’individuazione e delimitazione delle unità territoriali omogenee e con un’unica identità culturale, nonché la creazione di un organismo locale di rappresentanza dei gruppi di interesse.
Per quanto riguarda l’individuazione di aree omogenee, ritengo che la costa a sud di Roma, compresa gran parte della costa di Latina, incluse le isole Pontine, abbia tutte le caratteristiche per creare, attraverso un progetto di sviluppo, un proprio ed unico marchio in grado di rappresentare tutti i valori ed i beni turistici di questo territorio che, fino ad ora, ha vissuto solo di riflesso della città di Roma, con un movimento turistico di tipo residenziale, di fine settimana ed escursionistico, e quindi non economicamente rilevante.
L’organismo locale di rappresentanza ovvero il STL, una volta ottenuto il riconoscimento dalla Regione Lazio, ai sensi della legge n. 13/2007 citata nel precedente articolo, dovrà partire dall’analisi dell’esistente, rilevando tutte le potenzialità del territorio, verificarne le criticità e proporne il superamento con interventi intersettoriali ed infrastrutturali necessari alla riqualificazione dei servizi dell’offerta turistica. Inoltre, dovrà sostenere, così come richiesto dalla legge regionale, attività e processi di aggregazione e di integrazione tra le imprese turistiche, anche in forma cooperativa, consortile e di affiliazione; sostenere l’innovazione tecnologica dei servizi di informazione e di accoglienza turistica; sostenere la qualificazione delle imprese turistiche e tutelare l’immagine del prodotto turistico locale. Queste incombenze devono far parte di un progetto di sviluppo per un suo conseguente cofinanziamento da parte della Regione Lazio.
Per ottenere questo occorre innanzitutto il riconoscimento, ai sensi della legge 13/2007, della Giunta Regionale. Questo riconoscimento, però, deve essere fatto sulla base di parametri minimi che lo stesso Assessorato regionale al turismo avrebbe dovuto specificare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Non mi sembra che questi parametri siano stati fino ad oggi deliberati. Per scuotere in parte l’apatia degli amministratori regionali, credo sia doveroso e responsabile da parte dei Comuni interessati a questo progetto di farsi carico di una proposta unitaria che sappia indicare le aree e le comunità locali che ne potrebbero far parte, con una elencazione dell’offerta ricettiva, alberghiera ed extra alberghiera, di tutte le attrazioni turistiche presenti nel territorio, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell'artigianato.
Il territorio di cui stiamo parlando ha in se tutte le potenzialità naturali e culturali per tale tipo di riconoscimento. Solo occorre che per una buona volta le autorità locali prendano atto che è inutile parlare di turismo se non si comincia effettivamente a pensare in termini di marketing territoriale e non vengono coinvolte le comunità locali, intese non soltanto come comunità aperte all’accoglienza turistica, ma anche come insieme di soggetti pubblici e privati chiamati a condividere le scelte di sviluppo turistico e di governo del territorio. Lo strumento da utilizzare sarà un progetto di sviluppo che non significa necessariamente un nuovo ente, ma una nuova organizzazione dell’offerta diretta a realizzare o migliorare il prodotto turistico ed a promuoverlo e commercializzarlo.
Una incontro per giungere alla creazione di un Sistema Turistico Locale fu realizzato lo scorso anno dal Consorzio Turistico Mare di Roma, sponsorizzato dal Comune di Ardea, senza tuttavia nessun risultato concreto. Poi c’è stato un ottimo tentativo di cooperazione tra i Comuni di Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno con il progetto La Costa dei Miti. Esso rappresenta un ideale circuito storico-culturale pre-romano che può senz’altro fungere da marchio per tutta la costa, dalla mitica Lavinia alla Maga Circe. Come patrimonio storico culturale, questo territorio ha ancora molte cose da offrire che vanno dalla preistoria (guerriero di Astura, età neolitica) all’età romana (Antium) passando per il medio evo (Borgo di Nettuno, Ninfa) fino ai nostri giorni (Sbarco di Anzio, Santa Maria Goretti, ecc.). I vari musei gestiti dai comuni ne sono una testimonianza di quante ricchezze culturali sono distribuite su tutto il territorio. Insomma, c’è abbastanza materiale e numerosi monumenti che, se adeguatamente valorizzati e integrati con strutture per il tempo libero (vedi il parco Zoomarine di Pomezia), complementari alla tipologia “spiaggia”, importante come prima motivazione ma non prevalente, possono suscitare forte interesse turistico. Ovviamente, tutto questo patrimonio culturale e paesaggistico non basta per fare della costa una meta in grado di attrarre flussi turistici, occorrono ottimi collegamenti che facilitino i movimenti tra le varie zone e all’interno di esse, servizi turistico-commerciali di buon livello e soprattutto una buona e diffusa ricettività alberghiera accompagnata da una riqualificazione urbana e territoriale. Dopo di che si può parlare della promozione e commercializzazione di tutta l’offerta turistica presente in zona, i cui veri frutti verranno non più da un “turismo povero” come quello che abbiamo ora.
Pio Trippa
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lunedì 18 aprile 2011
POVERO TURISMO O TURISMO POVERO ?
Quali delle due espressioni sia la più calzante per questo nostro importante settore economico e sociale? A parole teniamo molto ad esaltare il turismo come fosse la soluzione di tutti i nostri mali, mentre nei fatti lo bistrattiamo continuamente, sia per incompetenza che per mancanza di volontà, per cui non ci resta che compiangere questo “povero turismo”. Inoltre difficilmente siamo in grado di valorizzare e promuovere adeguatamente ciò che abbiamo di più bello e di più prezioso da offrire al potenziale turista, per cui ci accontentiamo degli escursionisti della domenica e di un turismo molto “modesto” economicamente.
Per ridurre il debito pubblico il settore del turismo è il primo ad essere penalizzato con tagli indiscriminati come per tutte le altre attività della pubblica amministrazione. L’idea che il turismo faccia parte di un’attività imprenditoriale, avulsa dalla cosa pubblica, non riesce ad affermarsi tra I politici, nazionali e locali. Non si riesce a capire che ogni intervento finanziario ed ogni iniziativa promozionale in questo settore non è uno spreco di denaro ma un investimento produttivo. Nell’epoca della globalizzazione dei mezzi di comunicazione non vale più il detto, “tanto i turisti da noi ci vengono ugualmente”. È ora che si comprenda che non basta più il clima, la storia, i monumenti, le opere d’arte e la simpatia degli italiani. La nostra ormai è un’immagine dell’Italia turistica, e non, che si sta sempre più sbiadendo. Non possiamo sempre vivere sulle glorie del passato che, tra l’altro, stiamo distruggendo, e non solo fisicamente (vedi scavi di Pompei).
La domanda è se facciamo ancora in tempo a riguadagnare le posizioni perdute che ci vedevano negli anni ’70 tra i primi ricettori di turismo straniero? Riusciremo a ricreare quell’immagine di un paese interessante da visitare? Per rispondere affermativamente a questa domanda tutti, ad ogni livello istituzionale pubblico e privato, dovranno seriamente intervenire con capacità professionale e azioni immediate e dirette. Occorre ripartire dal territorio e dalla società residente, dove il rispetto dell’ambiente e la salvaguardia del patrimonio storico e monumentale siano fattori imprescindibili per realizzare un turismo sostenibile che valorizzi e non distrugga ciò che abbiamo di più bello da offrire. Ma per far questo dobbiamo avere una struttura responsabile e professionale che presieda alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio con coinvolgimento pubblico e privato. L’amministrazione comunale, con tutti i problemi che ha da affrontare non è certo in grado di svolgere questo ruolo. Ma come dovrà essere questa struttura operativa e quali dovranno essere i suoi compiti per trasformare in meglio la domanda turistica?
Una regressione storica che dimostri quanto nel passato l’Italia fosse all’avanguardia in questo settore è molto utile per individuare il tipo di organizzazione di cui ora abbiamo urgente bisogno. Siamo stati i primi al mondo, nel 1919, a renderci conto dell’importanza della promozione turistica, creando l’Ente Nazionale Industrie Turistiche. Poi, nel corso degli anni si sono succeduti vari interventi che hanno portato alla creazione di organismi pubblici territoriali, come le Aziende di Cura Soggiorno e Turismo (1926) e degli Enti Provinciali per il Turismo (1935). Dopo un nuovo ordinamento del settore nel 1960, ispirato al rispetto delle autonomie locali in attuazione dell’art. 117 della Costituzione, nel 1972, viene operato il trasferimento di tutte le funzioni amministrative alle Regioni, fra le quali la programmazione, lo sviluppo e l’incentivazione del turismo. Quindi, dagli anni ’70 si è assistito ad un continuo decentramento istituzionale che ha portato al trasferimento dei poteri decisionali in materia di sviluppo economico e di pianificazione territoriale dagli organismi di stato agli enti locali. Il settore turistico, così, per il suo stretto rapporto con il territorio ha subito nel corso degli anni varie modifiche istituzionali, che io definirei più “tentativi” di risolvere le mai cessate controversie tra Stato e Regioni circa le procedure di reciproca competenza. Si è assistito da parte delle Regioni, ciascuna per proprio conto e senza alcun tipo di coordinamento, alla creazione di nuovi enti di promozione turistica, di cui in molti casi si è trattato di riconferma delle attribuzioni già svolte dagli enti precedenti. Ciascuna Regione, con tempi e criteri diversi, ha istituito una propria azienda di promozione turistica ed ha delegato ai Comuni ed alle Provincie le varie competenze amministrative e i soli uffici di informazione turistica. Molte Regioni però, compresa il Lazio, non hanno legiferato immediatamente, ma hanno lasciato le vecchie Aziende e gli EPT per molti anni nel “limbo”, impossibilitate ad operare per totale mancanza di mezzi finanziari, in attesa di essere liquidate. Nel frattempo l’attività promozionale, compresa quella all’estero, è stata nelle mani di un Organo prettamente politico, con tutti i suoi limiti di professionalità, come l’Assessorato Regionale al Turismo, le cui decisioni dipendevano dalle preferenze personali dell’Assessore.
Infine, con la legge nazionale 135/2001, nasce l’idea del Sistemi Turistici Locali. Si tratta, come vedremo in un prossimo articolo, di un nuovo modello organizzativo dell’offerta del territorio basato su una nuova concezione di turismo che coinvolge tutti gli attori pubblici e privati dell’offerta turistica.
Non tutte le Regioni però, anche in questa occasione, hanno legiferato nel medesimo modo e tempestivamente. Qualcuna, addirittura, ha ritenuto di non dover istituire i STL, creando invece strumenti organizzativi diversi, pur aventi le stesse finalità. Insomma, come si vede, il caos istituzionale, la mancanza di coordinamento e il lassismo che si verifica tra i responsabili di questo settore, continua ad imperare in un’attività così vitale per l’economia del territorio. Povero Turismo!
Per quanto ci riguarda direttamente, la Regione Lazio solo nel 2007, con legge n. 13, ha istituito una nuova organizzazione del sistema turistico laziale. Tale organizzazione si articola in Sistemi Turistici Locali, Agenzia Regionale per la Promozione Turistica di Roma e del Lazio S.p.A., Servizi di informazione e di accoglienza turistica e Associazioni Pro Loco.
Nel prossimo articolo proporremo la creazione di un Sistema Turistico Locale per la nostra zona costiera a sud di Roma, in grado di ribaltare l’immagine di un “turismo povero”.
Pio Trippa
Per ridurre il debito pubblico il settore del turismo è il primo ad essere penalizzato con tagli indiscriminati come per tutte le altre attività della pubblica amministrazione. L’idea che il turismo faccia parte di un’attività imprenditoriale, avulsa dalla cosa pubblica, non riesce ad affermarsi tra I politici, nazionali e locali. Non si riesce a capire che ogni intervento finanziario ed ogni iniziativa promozionale in questo settore non è uno spreco di denaro ma un investimento produttivo. Nell’epoca della globalizzazione dei mezzi di comunicazione non vale più il detto, “tanto i turisti da noi ci vengono ugualmente”. È ora che si comprenda che non basta più il clima, la storia, i monumenti, le opere d’arte e la simpatia degli italiani. La nostra ormai è un’immagine dell’Italia turistica, e non, che si sta sempre più sbiadendo. Non possiamo sempre vivere sulle glorie del passato che, tra l’altro, stiamo distruggendo, e non solo fisicamente (vedi scavi di Pompei).
La domanda è se facciamo ancora in tempo a riguadagnare le posizioni perdute che ci vedevano negli anni ’70 tra i primi ricettori di turismo straniero? Riusciremo a ricreare quell’immagine di un paese interessante da visitare? Per rispondere affermativamente a questa domanda tutti, ad ogni livello istituzionale pubblico e privato, dovranno seriamente intervenire con capacità professionale e azioni immediate e dirette. Occorre ripartire dal territorio e dalla società residente, dove il rispetto dell’ambiente e la salvaguardia del patrimonio storico e monumentale siano fattori imprescindibili per realizzare un turismo sostenibile che valorizzi e non distrugga ciò che abbiamo di più bello da offrire. Ma per far questo dobbiamo avere una struttura responsabile e professionale che presieda alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio con coinvolgimento pubblico e privato. L’amministrazione comunale, con tutti i problemi che ha da affrontare non è certo in grado di svolgere questo ruolo. Ma come dovrà essere questa struttura operativa e quali dovranno essere i suoi compiti per trasformare in meglio la domanda turistica?
Una regressione storica che dimostri quanto nel passato l’Italia fosse all’avanguardia in questo settore è molto utile per individuare il tipo di organizzazione di cui ora abbiamo urgente bisogno. Siamo stati i primi al mondo, nel 1919, a renderci conto dell’importanza della promozione turistica, creando l’Ente Nazionale Industrie Turistiche. Poi, nel corso degli anni si sono succeduti vari interventi che hanno portato alla creazione di organismi pubblici territoriali, come le Aziende di Cura Soggiorno e Turismo (1926) e degli Enti Provinciali per il Turismo (1935). Dopo un nuovo ordinamento del settore nel 1960, ispirato al rispetto delle autonomie locali in attuazione dell’art. 117 della Costituzione, nel 1972, viene operato il trasferimento di tutte le funzioni amministrative alle Regioni, fra le quali la programmazione, lo sviluppo e l’incentivazione del turismo. Quindi, dagli anni ’70 si è assistito ad un continuo decentramento istituzionale che ha portato al trasferimento dei poteri decisionali in materia di sviluppo economico e di pianificazione territoriale dagli organismi di stato agli enti locali. Il settore turistico, così, per il suo stretto rapporto con il territorio ha subito nel corso degli anni varie modifiche istituzionali, che io definirei più “tentativi” di risolvere le mai cessate controversie tra Stato e Regioni circa le procedure di reciproca competenza. Si è assistito da parte delle Regioni, ciascuna per proprio conto e senza alcun tipo di coordinamento, alla creazione di nuovi enti di promozione turistica, di cui in molti casi si è trattato di riconferma delle attribuzioni già svolte dagli enti precedenti. Ciascuna Regione, con tempi e criteri diversi, ha istituito una propria azienda di promozione turistica ed ha delegato ai Comuni ed alle Provincie le varie competenze amministrative e i soli uffici di informazione turistica. Molte Regioni però, compresa il Lazio, non hanno legiferato immediatamente, ma hanno lasciato le vecchie Aziende e gli EPT per molti anni nel “limbo”, impossibilitate ad operare per totale mancanza di mezzi finanziari, in attesa di essere liquidate. Nel frattempo l’attività promozionale, compresa quella all’estero, è stata nelle mani di un Organo prettamente politico, con tutti i suoi limiti di professionalità, come l’Assessorato Regionale al Turismo, le cui decisioni dipendevano dalle preferenze personali dell’Assessore.
Infine, con la legge nazionale 135/2001, nasce l’idea del Sistemi Turistici Locali. Si tratta, come vedremo in un prossimo articolo, di un nuovo modello organizzativo dell’offerta del territorio basato su una nuova concezione di turismo che coinvolge tutti gli attori pubblici e privati dell’offerta turistica.
Non tutte le Regioni però, anche in questa occasione, hanno legiferato nel medesimo modo e tempestivamente. Qualcuna, addirittura, ha ritenuto di non dover istituire i STL, creando invece strumenti organizzativi diversi, pur aventi le stesse finalità. Insomma, come si vede, il caos istituzionale, la mancanza di coordinamento e il lassismo che si verifica tra i responsabili di questo settore, continua ad imperare in un’attività così vitale per l’economia del territorio. Povero Turismo!
Per quanto ci riguarda direttamente, la Regione Lazio solo nel 2007, con legge n. 13, ha istituito una nuova organizzazione del sistema turistico laziale. Tale organizzazione si articola in Sistemi Turistici Locali, Agenzia Regionale per la Promozione Turistica di Roma e del Lazio S.p.A., Servizi di informazione e di accoglienza turistica e Associazioni Pro Loco.
Nel prossimo articolo proporremo la creazione di un Sistema Turistico Locale per la nostra zona costiera a sud di Roma, in grado di ribaltare l’immagine di un “turismo povero”.
Pio Trippa
mercoledì 8 settembre 2010
Cultural and Heritage Tourism in Italy
In the collective consciousness of much of the world’s culture tourists, Italy is seen as a tourist destination rich in art and history with a strong historical-monumental-artistic heritage. This heritage is a result of various historical periods which followed one another, beginning with the Roman Empire, with the spreading and imitation and of culture and lifestyle which was then dominant, passing through the Middle Ages, with its famous university cities which attracted students from throughout Europe and frequent pilgrimages to the tombs of the apostles Peter and Paul in Rome in order finally to reach their apogee in the Renaissance, with its high artistic and literary expressions which have involved many aristocrats who came to visit the sites of classical culture and the ancient vestiges of the past on the Grand Tour. Even today, this image of Italy is so deeply rooted and widespread that at least 50% of foreigners who visit Italy do so mainly for cultural reasons. In many cases, the principle reason for travel is not cultural, but travellers still might visit an historical monument, a museum or participate in artistic or cultural events. Today, many visitors attempt to combine various types of motivation for travel, even for business, with cultural programmes.
An important feature of the Italian tourist world is its great variety from region to region and from city to city. Its principle attraction lies particularly in the abundance of places which evoke the past and its diversity even among nearby geographical areas. After the fall of the Roman Empire, numerous city states were created in the Middle Ages, each with its own lifestyle, customs, cooking and dialect. Therefore, a visit to the most famous cities, such as Rome, Florence and Venice, does not exhaust the cultural knowledge of Italy. At least 6,500 of the 8,500 Italian cities have their own local tourism offices (Pro loco) and boast a strong cultural offer worthy of being explored. At times, it is enough to excavate to find remains of ancient monuments. Many minor Italian cities have been defined as veritable open air museums on a part with the most famous capitals of culture.
As well as traditional hotels, there are many options which make it possible to enjoy a stay in these sites of cultural interest: self catering apartments, agriturismo farm stays, bed & breakfasts and a new and original formula which is called albergo diffuso. These are hotel structures located in various historical buildings of an ancient city centre inhabited with centralised services. This is a way to recover and give value to small towns of historical, artistic and architectural interest. Currently in Italy there are 52 such structures, located throughout the various regions, with a current availability of approximately two thousand rooms which will certainly increase in number. Thus, the old medieval city centres, part of Italy’s rich historical and cultural heritage, are flowering again, bringing a new way of making tourism, in which one feels part of the past and can enjoy the pleasure of a simple life far from the maddening crowds of the metropolis.
In recent years, the Italian State Tourist Board has tried to encourage the culture and heritage product associated with the art cities, historical-archaeological routes, the discovery of artistic and crafts treasures of minor centres, gastronomy, cultural events, festivals, concerts and performances. Moreover, with the financial support of the Italian regions, it has also managed the image of cultural destinations with PR campaigns in the major tourism markets, with themes such as “More Italy than ever” and “Italia opera unica”, as well as participation in the most important tourist trade fairs, workshops as Art Cities Exchange in Rome and 100 Cities Arts Events in Ferrara, the production of information material and support for marketing the tourist offer of the cities of culture.
I can say that it is precisely cultural tourism, encouraged by the internet and low cost flights, which has saved Italian tourism in recent difficult years. Indeed, whereas seaside tourism, particularly in some markets such as Germany, has decreased, with the exception of a slight return in 2006, cultural tourism is constantly increasing, and in the last three years has actually reached 25% of arrivals in cities such as Rome.
An important feature of the Italian tourist world is its great variety from region to region and from city to city. Its principle attraction lies particularly in the abundance of places which evoke the past and its diversity even among nearby geographical areas. After the fall of the Roman Empire, numerous city states were created in the Middle Ages, each with its own lifestyle, customs, cooking and dialect. Therefore, a visit to the most famous cities, such as Rome, Florence and Venice, does not exhaust the cultural knowledge of Italy. At least 6,500 of the 8,500 Italian cities have their own local tourism offices (Pro loco) and boast a strong cultural offer worthy of being explored. At times, it is enough to excavate to find remains of ancient monuments. Many minor Italian cities have been defined as veritable open air museums on a part with the most famous capitals of culture.
As well as traditional hotels, there are many options which make it possible to enjoy a stay in these sites of cultural interest: self catering apartments, agriturismo farm stays, bed & breakfasts and a new and original formula which is called albergo diffuso. These are hotel structures located in various historical buildings of an ancient city centre inhabited with centralised services. This is a way to recover and give value to small towns of historical, artistic and architectural interest. Currently in Italy there are 52 such structures, located throughout the various regions, with a current availability of approximately two thousand rooms which will certainly increase in number. Thus, the old medieval city centres, part of Italy’s rich historical and cultural heritage, are flowering again, bringing a new way of making tourism, in which one feels part of the past and can enjoy the pleasure of a simple life far from the maddening crowds of the metropolis.
In recent years, the Italian State Tourist Board has tried to encourage the culture and heritage product associated with the art cities, historical-archaeological routes, the discovery of artistic and crafts treasures of minor centres, gastronomy, cultural events, festivals, concerts and performances. Moreover, with the financial support of the Italian regions, it has also managed the image of cultural destinations with PR campaigns in the major tourism markets, with themes such as “More Italy than ever” and “Italia opera unica”, as well as participation in the most important tourist trade fairs, workshops as Art Cities Exchange in Rome and 100 Cities Arts Events in Ferrara, the production of information material and support for marketing the tourist offer of the cities of culture.
I can say that it is precisely cultural tourism, encouraged by the internet and low cost flights, which has saved Italian tourism in recent difficult years. Indeed, whereas seaside tourism, particularly in some markets such as Germany, has decreased, with the exception of a slight return in 2006, cultural tourism is constantly increasing, and in the last three years has actually reached 25% of arrivals in cities such as Rome.
giovedì 11 marzo 2010
Per uno sviluppo turistico e culturale della citta` di Nettuno
Piano Regolatore e viabilita`
Prima di parlare di proposte turistico-culturali che dovrebbero rilanciare in Italia e all’estero l’immagine della citta` di Nettuno, e` opportuno indicare due importanti interventi che ritengo indispensabili per creare un ambiente accogliente e socialmente vivibile, sia per il cittadino che per il forestiero.
Infatti, la citta` di Nettuno, con il suo passato storico, i suoi beni monumentali, la sua posizione geografica che le dona un clima mite per quasi tutto l’anno, al centro di un golfo dove da Torre Astura a Capo d’Anzio e` possibile svolgere una intensa attivita` nautica, presenta forti potenzialita`di sviluppo economico, turistico e culturale. Ma per poter sfruttare a pieno tutte queste eccellenze, la citta` necessita alcuni interventi immediati e coraggiosi, come l’approvazione di un nuovo Piano Regolatore in grado di porre fine alle costruzioni selvagge e riequilibrare l’assetto urbanístico, nonche´ di individuare le aree idonee per una buona ricettivita` alberghiera e dei servizi dell’accoglienza.
Altro intervento che dovrebbe essere portato a compimento prima della prossima stagione estiva e` una revisione del sistema viario centrale e la realizzazione di zone di parcheggio, alcune delle quali in programma da molti anni, come quelle nelle aree FS, ma mai portati a compimento, e la possibilita` di ricavare un parcheggio sotterraneo nel piazzale della ex caserma Donati.
In particolare per la viabilita`, grazie alla mia passata esperienza di delegato ai VV.UU., mi permetto di proporre quanto segue:
La viabilita` attuale vede specialmente nelle ore serali un continuo ingorgo che genera caos ed un persistente inquinamento, acustico e atmosferico, proprio nel cuore della citta` (Piazza Mazzini, Lungomare Matteotti), a causa del continuo flusso di auto provenienti da Anzio. Per evitare questo enorme inconveniente che disturba la tranquillita` di una cittadina che pretende di essere turistica, si dovrebbe capovolgere il senso di marcia delle, purtroppo, uniche direttrici parallele al mare, cioe` da San Rocco direzione Sangallo e tutta via Romana in direzione opposta, mentre dovrebbero essere in uscita verso l’entroterra via Sangallo, via Santa Maria, via Colombo, ed in entrata via Romana, via Veneto e via A.De Gasperi. Un piccolo doppio senso dovrebbe essere permesso di fronte al poliambulatorio e San Francesco per coloro che scendono da via Santa Barbara e vogliono andare verso Anzio. In questo modo il flusso proveniente da Anzio verrebbe dirottato o verso via Cavour, scavalcando cosi´ il Lungomare, o piu` all’esterno per raggiungere le due grandi arterie, via Diaz e via La Malfa, che avrebbero dovuto essere parte della circonvallazione gia` prevista dal vecchio Piano Regolatore Generale. Mentre, per chi viene da via della Liberazione ((zona Scacciapensieri) o da via Scipione Borghese ha tre alternative, il Lungomare, via Lombardia, via Diaz-La Mafa. Grazie a queste nuove direttrici e` facile poter fare del lungomare isola pedonale nelle ore serali per tutto il periodo estivo, senza creare quel gran caos viario che nelle attuali condizioni si genera. Due raccomandazioni importanti per la Polizia Urbana: nelle vie di scorrimento sopra citate non dobrebbe essere assolutamente ammessa la sosta selvaggia; in alcune strade di acceso alla citta`, come via Gramsci e via Santa Barbara, dovrebbero essere installati dissuasori di velocita`, come dossi e/o autovelox permanenti.
Turismo e cultura
Lo sviluppo turístico e culturale di una localita` e`dato da due settori che devono marciare di pari passo, perche´ il primo predispone i servizi dell’accoglienza, il secondo quelli dell’intrattenimento culturale. Di entrambi poi ne beneficiano le comunita` locali, grazie sia allo sviluppo economico che immancabilmente deriva dall’attivita` turistica, che da un ambiente piacevole, accogliente e culturalmente impegnato.
Ho avuto gia` occasione di scrivere in un articolo apparso recentemente su Il Granchio le possibili iniziative da intraprendere, insieme ai vicini Comuni della costa a sud di Roma, per meglio sviluppare l’attivita` turistica e culturale di tutta la zona. Per maggior completezza le trascrivo:
Le opportunità da cogliere e valorizzare nella nostra zona, in grado di formare pacchetti turistici, sono molte: i porti turistici con tutte le possibili attività sportive legate alla nautica, comprese le regate internazionali; i vari gemellaggi con città straniere che non si limitino a simbolici scambi di delegazioni comunali ma che coinvolgano tutti gli operatori del settore per la presentazione di proposte concrete; maggiore valorizzazione e pubblicizzazione dei musei territoriali; maggiore coinvolgimento a livello nazionale ed internazionale degli sport praticati con successo, come per esempio il baseball; creare un evento internazionale che ricordi lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale e faccia dei cimiteri monumentali luoghi di visita turistica abbinata al soggiorno; creare intorno al Santuario della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Goretti interesse al pellegrinaggio religioso; enfatizzare e pubblicizzare meglio a livello regionale l’aspetto tradizionale delle feste patronali della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio; creare una serie di itinerari turistici dei due centri storici e delle zone limitrofe, come Torre Astura e Ninfa (quest’ultima molto conosciuta ed amata nel mercato inglese); predisporre un itinerario eno-gastronomico in cui possono essere incluse anche le varie sagre culinarie; non ultimo un collegamento diretto con l’importante polo di attrazione turistica rappresentato da Roma in grado di offrire soggiorni nella nostra zona ed escursioni giornaliere verso la Capitale.
Mi sono anche soffermato in alcuni miei precedenti articoli sulla necessita` di costituire con gli altri Comuni della costa, Pomezia, Ardea e Anzio, una organizzazione specificatamente preposta allo sviluppo turistico di tutta l’area, come per esempio i Sistemi Turistici Locali, gia` istituiti sulla carta da una legge regionale ma mai relizzati. Soltanto uniti e ben organizzati questi Comuni sarebbero in grado di presentare una propria immagine e proposte concrete in grado di attirare l’attenzione degli operatori turistici sia italiani che stranieri. Sia ben chiaro, nell’epoca della globalizzazione, se si va da soli non si otterra` proprio nulla. Inoltre, la vicinanza con Roma, importante polo di attrazione turistica mondiale, offusca facilmente l’immagine della nostra zona. Soltanto con una organizzazione unitaria ed un programma turistico-culturale che sappia includere escursioni a doppio senso con la Capitale e` possibile mantenere un’immagine piu` autonoma e piu` attrattiva.
Partendo dalle molte opportunita` che il nostro territorio offre nel suo complesso vediamo ora in concreto le possibili iniziative promozionali che ogni singolo Comune o, tutti insieme, possono intraprendere.
Innanzitutto e` opportuno considerare quale e` la tipologia d’offerta prevalente. Ovviamente e` quella balneare. Pero`, come piu` volte ho ribadito, non e` sufficiente offrire solo il prodotto mare. Altri comuni di piu` antica tradizione di turismo balneare di massa hanno dovuto ricreare la propria offerta includendo siti storici e monumentali e parchi tematici. Cosi’ deve essere anche per i quattro comuni della costa che gia` hanno, come abbiamo visto, questa offerta differenziata. Pertanto, un eventuale opuscolo informativo dovrebbe comprendere oltre all’offerta balneare tutte le altre opportunita con itinerari culturali, sportivi, gastronomici e di intrattenimento, e religioso in particolare per il comune di Nettuno. L’iniziativa La Costa dei Miti, gia` avviata dai quattro comuni sembra aver colto questa esigenza, ma va approfondita maggiormente con programmi piu` articolati e completi. Anche l’opuscolo culturale predisposto dal comune di Nettuno sugli itinerari, archeologico, religioso e delle torri e fortificazioni, va nel giusto senso. Ma da solo non e` sufficiente ad attrarre turisti fuori dall’area provinciale; e` utile nell’informare chi gia` si trova in zona per conoscere meglio le possibilita` di offerta culturale del Comune di Nettuno.
Altro importante momento che fa capo alle istituzioni pubbliche e` il pieno coinvolgimento degli operatori privati che direttamente o indirettamente lavorano nel settore dell’accoglienza e dei servizi. Solo cosi’ e` possibile assumere delle decisioni che possono interessare del tutto o in parte gli operatori del settore. Inoltre, la loro collaborazione e` indispensabile alla predisposizione di pacchetti turistici completi di tutte le possibili offerte. Sia chiaro una volta per tutte che le istituzioni pubbliche hanno il compito di predisporre un ambiente accogliente e funzionale, nonche´ assumere tutte le possibili iniziative atte a promuovere l’immagine della propria zona e favorire i contatti tra gli operatori della propria offerta e quelli della domanda. Mentre gli operatori privati sono coloro che devono predisporre un prodotto eccellente, con investimenti adeguati, e saperlo offrire alla controparte che rappresenta la domanda turistica.
Infine, va detto che le occasioni per diffondere e pubblicizzare l’offerta turistica della nostra zona sono molteplici. Sia in Italia che all’estero vengono organizzate fiere turistiche di due tipi: quelle rivolte al grande pubblico dove prevale il compito dell’ente nella pubblicizzazione dell’immagine della propria zona, e quelle rivolte agli operatori della domanda dove devono partecipare, con il sostegno finanziario dell’ente pubblico, gli operatori privati dell’offerta. Questi ultimi, organizzati anche dall’ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo per conto delle singole Regioni, vengono chiamati workshop. Ovviamente, per motivi di budget, non e` possibile partecipare a tutte le fiere e workshop. Occorre scegliere quelle fiere dove l’offerta prevalente corrisponde a quella della nostra zona. Invece per le fiere ed i workshop organizzati dalla Regione Lazio e` opportuna una nostra costante presenza insieme agli operatori privati.
Quanto sopra detto non e` altro che il punto base di partenza su cui i responsabili pubblici e gli operatori privati, ciascuno secondo le proprie competenze, dovranno costruire programmi adeguati e pacchetti turistico-culturali il piu` possibile articolati e interessanti.
Prima di parlare di proposte turistico-culturali che dovrebbero rilanciare in Italia e all’estero l’immagine della citta` di Nettuno, e` opportuno indicare due importanti interventi che ritengo indispensabili per creare un ambiente accogliente e socialmente vivibile, sia per il cittadino che per il forestiero.
Infatti, la citta` di Nettuno, con il suo passato storico, i suoi beni monumentali, la sua posizione geografica che le dona un clima mite per quasi tutto l’anno, al centro di un golfo dove da Torre Astura a Capo d’Anzio e` possibile svolgere una intensa attivita` nautica, presenta forti potenzialita`di sviluppo economico, turistico e culturale. Ma per poter sfruttare a pieno tutte queste eccellenze, la citta` necessita alcuni interventi immediati e coraggiosi, come l’approvazione di un nuovo Piano Regolatore in grado di porre fine alle costruzioni selvagge e riequilibrare l’assetto urbanístico, nonche´ di individuare le aree idonee per una buona ricettivita` alberghiera e dei servizi dell’accoglienza.
Altro intervento che dovrebbe essere portato a compimento prima della prossima stagione estiva e` una revisione del sistema viario centrale e la realizzazione di zone di parcheggio, alcune delle quali in programma da molti anni, come quelle nelle aree FS, ma mai portati a compimento, e la possibilita` di ricavare un parcheggio sotterraneo nel piazzale della ex caserma Donati.
In particolare per la viabilita`, grazie alla mia passata esperienza di delegato ai VV.UU., mi permetto di proporre quanto segue:
La viabilita` attuale vede specialmente nelle ore serali un continuo ingorgo che genera caos ed un persistente inquinamento, acustico e atmosferico, proprio nel cuore della citta` (Piazza Mazzini, Lungomare Matteotti), a causa del continuo flusso di auto provenienti da Anzio. Per evitare questo enorme inconveniente che disturba la tranquillita` di una cittadina che pretende di essere turistica, si dovrebbe capovolgere il senso di marcia delle, purtroppo, uniche direttrici parallele al mare, cioe` da San Rocco direzione Sangallo e tutta via Romana in direzione opposta, mentre dovrebbero essere in uscita verso l’entroterra via Sangallo, via Santa Maria, via Colombo, ed in entrata via Romana, via Veneto e via A.De Gasperi. Un piccolo doppio senso dovrebbe essere permesso di fronte al poliambulatorio e San Francesco per coloro che scendono da via Santa Barbara e vogliono andare verso Anzio. In questo modo il flusso proveniente da Anzio verrebbe dirottato o verso via Cavour, scavalcando cosi´ il Lungomare, o piu` all’esterno per raggiungere le due grandi arterie, via Diaz e via La Malfa, che avrebbero dovuto essere parte della circonvallazione gia` prevista dal vecchio Piano Regolatore Generale. Mentre, per chi viene da via della Liberazione ((zona Scacciapensieri) o da via Scipione Borghese ha tre alternative, il Lungomare, via Lombardia, via Diaz-La Mafa. Grazie a queste nuove direttrici e` facile poter fare del lungomare isola pedonale nelle ore serali per tutto il periodo estivo, senza creare quel gran caos viario che nelle attuali condizioni si genera. Due raccomandazioni importanti per la Polizia Urbana: nelle vie di scorrimento sopra citate non dobrebbe essere assolutamente ammessa la sosta selvaggia; in alcune strade di acceso alla citta`, come via Gramsci e via Santa Barbara, dovrebbero essere installati dissuasori di velocita`, come dossi e/o autovelox permanenti.
Turismo e cultura
Lo sviluppo turístico e culturale di una localita` e`dato da due settori che devono marciare di pari passo, perche´ il primo predispone i servizi dell’accoglienza, il secondo quelli dell’intrattenimento culturale. Di entrambi poi ne beneficiano le comunita` locali, grazie sia allo sviluppo economico che immancabilmente deriva dall’attivita` turistica, che da un ambiente piacevole, accogliente e culturalmente impegnato.
Ho avuto gia` occasione di scrivere in un articolo apparso recentemente su Il Granchio le possibili iniziative da intraprendere, insieme ai vicini Comuni della costa a sud di Roma, per meglio sviluppare l’attivita` turistica e culturale di tutta la zona. Per maggior completezza le trascrivo:
Le opportunità da cogliere e valorizzare nella nostra zona, in grado di formare pacchetti turistici, sono molte: i porti turistici con tutte le possibili attività sportive legate alla nautica, comprese le regate internazionali; i vari gemellaggi con città straniere che non si limitino a simbolici scambi di delegazioni comunali ma che coinvolgano tutti gli operatori del settore per la presentazione di proposte concrete; maggiore valorizzazione e pubblicizzazione dei musei territoriali; maggiore coinvolgimento a livello nazionale ed internazionale degli sport praticati con successo, come per esempio il baseball; creare un evento internazionale che ricordi lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale e faccia dei cimiteri monumentali luoghi di visita turistica abbinata al soggiorno; creare intorno al Santuario della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Goretti interesse al pellegrinaggio religioso; enfatizzare e pubblicizzare meglio a livello regionale l’aspetto tradizionale delle feste patronali della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio; creare una serie di itinerari turistici dei due centri storici e delle zone limitrofe, come Torre Astura e Ninfa (quest’ultima molto conosciuta ed amata nel mercato inglese); predisporre un itinerario eno-gastronomico in cui possono essere incluse anche le varie sagre culinarie; non ultimo un collegamento diretto con l’importante polo di attrazione turistica rappresentato da Roma in grado di offrire soggiorni nella nostra zona ed escursioni giornaliere verso la Capitale.
Mi sono anche soffermato in alcuni miei precedenti articoli sulla necessita` di costituire con gli altri Comuni della costa, Pomezia, Ardea e Anzio, una organizzazione specificatamente preposta allo sviluppo turistico di tutta l’area, come per esempio i Sistemi Turistici Locali, gia` istituiti sulla carta da una legge regionale ma mai relizzati. Soltanto uniti e ben organizzati questi Comuni sarebbero in grado di presentare una propria immagine e proposte concrete in grado di attirare l’attenzione degli operatori turistici sia italiani che stranieri. Sia ben chiaro, nell’epoca della globalizzazione, se si va da soli non si otterra` proprio nulla. Inoltre, la vicinanza con Roma, importante polo di attrazione turistica mondiale, offusca facilmente l’immagine della nostra zona. Soltanto con una organizzazione unitaria ed un programma turistico-culturale che sappia includere escursioni a doppio senso con la Capitale e` possibile mantenere un’immagine piu` autonoma e piu` attrattiva.
Partendo dalle molte opportunita` che il nostro territorio offre nel suo complesso vediamo ora in concreto le possibili iniziative promozionali che ogni singolo Comune o, tutti insieme, possono intraprendere.
Innanzitutto e` opportuno considerare quale e` la tipologia d’offerta prevalente. Ovviamente e` quella balneare. Pero`, come piu` volte ho ribadito, non e` sufficiente offrire solo il prodotto mare. Altri comuni di piu` antica tradizione di turismo balneare di massa hanno dovuto ricreare la propria offerta includendo siti storici e monumentali e parchi tematici. Cosi’ deve essere anche per i quattro comuni della costa che gia` hanno, come abbiamo visto, questa offerta differenziata. Pertanto, un eventuale opuscolo informativo dovrebbe comprendere oltre all’offerta balneare tutte le altre opportunita con itinerari culturali, sportivi, gastronomici e di intrattenimento, e religioso in particolare per il comune di Nettuno. L’iniziativa La Costa dei Miti, gia` avviata dai quattro comuni sembra aver colto questa esigenza, ma va approfondita maggiormente con programmi piu` articolati e completi. Anche l’opuscolo culturale predisposto dal comune di Nettuno sugli itinerari, archeologico, religioso e delle torri e fortificazioni, va nel giusto senso. Ma da solo non e` sufficiente ad attrarre turisti fuori dall’area provinciale; e` utile nell’informare chi gia` si trova in zona per conoscere meglio le possibilita` di offerta culturale del Comune di Nettuno.
Altro importante momento che fa capo alle istituzioni pubbliche e` il pieno coinvolgimento degli operatori privati che direttamente o indirettamente lavorano nel settore dell’accoglienza e dei servizi. Solo cosi’ e` possibile assumere delle decisioni che possono interessare del tutto o in parte gli operatori del settore. Inoltre, la loro collaborazione e` indispensabile alla predisposizione di pacchetti turistici completi di tutte le possibili offerte. Sia chiaro una volta per tutte che le istituzioni pubbliche hanno il compito di predisporre un ambiente accogliente e funzionale, nonche´ assumere tutte le possibili iniziative atte a promuovere l’immagine della propria zona e favorire i contatti tra gli operatori della propria offerta e quelli della domanda. Mentre gli operatori privati sono coloro che devono predisporre un prodotto eccellente, con investimenti adeguati, e saperlo offrire alla controparte che rappresenta la domanda turistica.
Infine, va detto che le occasioni per diffondere e pubblicizzare l’offerta turistica della nostra zona sono molteplici. Sia in Italia che all’estero vengono organizzate fiere turistiche di due tipi: quelle rivolte al grande pubblico dove prevale il compito dell’ente nella pubblicizzazione dell’immagine della propria zona, e quelle rivolte agli operatori della domanda dove devono partecipare, con il sostegno finanziario dell’ente pubblico, gli operatori privati dell’offerta. Questi ultimi, organizzati anche dall’ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo per conto delle singole Regioni, vengono chiamati workshop. Ovviamente, per motivi di budget, non e` possibile partecipare a tutte le fiere e workshop. Occorre scegliere quelle fiere dove l’offerta prevalente corrisponde a quella della nostra zona. Invece per le fiere ed i workshop organizzati dalla Regione Lazio e` opportuna una nostra costante presenza insieme agli operatori privati.
Quanto sopra detto non e` altro che il punto base di partenza su cui i responsabili pubblici e gli operatori privati, ciascuno secondo le proprie competenze, dovranno costruire programmi adeguati e pacchetti turistico-culturali il piu` possibile articolati e interessanti.
giovedì 25 febbraio 2010
PER UN ADEGUATO SVILUPPO TURISTICO DI ANZIO E NETTUNO
Proseguo la mia serie di considerazioni sul secondo fattore di attrazione, di cui ho parlato nel mio precedente articolo, e sulle potenzialità e sulle possibilità di sviluppo turistico del nostro territorio con la speranza che risultino di una qualche utilità a chi ne è interessato. Mi perdonino i “cugini” di Anzio se mi intrometto nelle loro faccende turistiche. Personalmente, avendo lavorato nella promozione del turismo per tanti anni in Italia e all’estero, mi sento in dovere di consigliare qualche possibile di strategia di marketing turistico per questa nostra zona che, credo, abbia tanto bisogno di organizzarsi in questo settore e di appropriati interventi strutturali e promozionali per uscire dalla concezione di turismo nostrano delle sole sagre e delle feste patronali. Ad onor del vero, Anzio essendo stata, nel passato, sede di una Azienda di Promozione Turistica ha saputo diffondere tra la cittadinanza e soprattutto tra gli operatori locali una maggiore predisposizione all’organizzazione dei servizi e dell’accoglienza. Ora però la solo buona volontà non basta, viviamo in un mondo globalizzato dove i mezzi di comunicazione, reali e virtuali, ci trasportano facilmente presso altri lidi. Propagandare soltanto la bellezza del proprio clima e delle proprie spiagge, come facevano alcuni Assessori regionali in trasferta all’estero, non è più sufficiente. La concorrenza è mondiale. Ciò che occorre è sapersi reinventare, come hanno già fatto Rimini e Riccione, creando un sistema di attrazioni che sappiano suscitare l’interesse del potenziale turista e saper offrire qualcosa di concreto all’operatore che deve vendere la destinazione.
Prendiamo per esempio il turismo balneare, che ci interessa direttamente. Esso è stato nel recente passato il principale fattore di traino per lo sviluppo del turismo di massa. Ma oggi, nell’era della globalizzazione dei mezzi di comunicazione, tutte le destinazioni costiere fanno fatica a mantenere il ritmo nazionale di crescita dei flussi turistici, soprattutto quello degli stranieri. La vacanza al mare è la tipologia che ha maggiormente subito il cambiamento del modo di fare turismo. La destinazione balneare è interessante nella misura in cui ha qualcosa in più da offrire e da fare. Questo nuovo atteggiamento del turista, sempre più esigente, deriva da una maggiore informazione e auto-confidenza nell’approfittare il più possibile della vacanza. Il mare è senz’altro un luogo piacevole da frequentare, fondamentale per le attività nautiche e sportive che vi si possono svolgere, ma esso da solo non basta più. Il turista moderno si aspetta di trovare un’attività da svolgere, sia strettamente legata all’ambiente marino che alla possibilità di visitare nel territorio luoghi storico-artistici, partecipare ed assistere ad eventi culturali e godere di una buona gastronomia. Insomma, il turista moderno ha bisogno di riempire il proprio tempo approfittando al massimo delle opportunità che la località è in grado di offrire. E ciò anche perché la vacanza è diventata sempre più breve.
Recenti indagini motivazionali hanno dimostrato che gli elementi che devono caratterizzare l’offerta territoriale, oltre ovviamente alla presenza di ottimi alberghi e servizi logistici, sono il patrimonio culturale materiale (monumenti, arte, architettura, musei, ecc.) ed immateriale (storia, tradizioni, modo di vivere della popolazione in un ambiente sociale sereno ed accogliente), in cui il mare rappresenta un importante elemento di valore aggiunto.
A seguito di queste considerazioni di ordine generale, direi che le città di Anzio e Nettuno posseggono abbondantemente questo patrimonio culturale; ma per poter avere successo nei vari mercati, nazionali ed internazionali, hanno bisogno di rinnovare il proprio prodotto turistico, prendendo atto della carenza di strutture ricettive e delle infrastrutture logistiche, con un sistema viario, soprattutto per Nettuno, completamente caotico nei mesi estivi, nonché della mancanza di una organizzazione comprensoriale, chiamata Sistema Turistico Locale, in grado di pianificare lo sviluppo di tutta la zona e di coordinare le attività promozionali in modo da evitare il sovraffollarsi di tutti quegli eventi, a volte anche un po’ troppo chiassosi, che spesso scacciano invece di attirare il turista.
Il percorso strategico che mi permetto di consigliare consiste nel definire il modello che si intende raggiungere e nell’organizzare infrastrutture e servizi in grado di creare un sistema che possa competere con l’attuale agguerrita concorrenza, proponendo un ambiente accogliente, un numero adeguato di posti letto, una facile accessibilità e movimentazione territoriale, un’ottima organizzazione e capacità commerciale ed una facile fruibilità delle risorse culturali e monumentali. Le opportunità da cogliere e valorizzare nella nostra zona, in grado di formare pacchetti turistici, sono molte: i porti turistici con tutte le possibili attività sportive legate alla nautica, comprese le regate internazionali; i vari gemellaggi con città straniere che non si limitino a simbolici scambi di delegazioni comunali ma che coinvolgano tutti gli operatori del settore per la presentazione di proposte concrete; maggiore valorizzazione e pubblicizzazione dei musei territoriali; maggiore coinvolgimento a livello nazionale ed internazionale degli sport praticati con successo, come per esempio il baseball; creare un evento internazionale che ricordi lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale e faccia dei cimiteri monumentali luoghi di visita turistica abbinata al soggiorno; creare intorno al Santuario della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Goretti interesse al pellegrinaggio religioso; enfatizzare e pubblicizzare meglio a livello regionale l’aspetto tradizionale delle feste patronali della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio; creare una serie di itinerari turistici dei due centri storici e delle zone limitrofe, come Torre Astura e Ninfa (quest’ultima molto conosciuta ed amata nel mercato inglese); predisporre un itinerario eno-gastronomico in cui possono essere incluse anche le varie sagre culinarie; non ultimo un collegamento diretto con l’importante polo di attrazione turistica rappresentato da Roma in grado di offrire soggiorni nella nostra zona ed escursioni giornaliere verso la Capitale.
Per valorizzare e promuovere tutto questo patrimonio materiale e immateriale - elenco ovviamente non esaustivo - occorrono progetti, come la Costa dei Miti già predisposto dall’Assessorato al turismo del Comune di Anzio, nel quale sono stati coinvolti i Comuni della costa sud di Roma, da presentare ai potenziali turisti sia attraverso ogni possibile mezzo di comunicazione che in occasione di fiere e workshop specificatamente interessati alla nostra tipologia d’offerta.
Pio Trippa
Prendiamo per esempio il turismo balneare, che ci interessa direttamente. Esso è stato nel recente passato il principale fattore di traino per lo sviluppo del turismo di massa. Ma oggi, nell’era della globalizzazione dei mezzi di comunicazione, tutte le destinazioni costiere fanno fatica a mantenere il ritmo nazionale di crescita dei flussi turistici, soprattutto quello degli stranieri. La vacanza al mare è la tipologia che ha maggiormente subito il cambiamento del modo di fare turismo. La destinazione balneare è interessante nella misura in cui ha qualcosa in più da offrire e da fare. Questo nuovo atteggiamento del turista, sempre più esigente, deriva da una maggiore informazione e auto-confidenza nell’approfittare il più possibile della vacanza. Il mare è senz’altro un luogo piacevole da frequentare, fondamentale per le attività nautiche e sportive che vi si possono svolgere, ma esso da solo non basta più. Il turista moderno si aspetta di trovare un’attività da svolgere, sia strettamente legata all’ambiente marino che alla possibilità di visitare nel territorio luoghi storico-artistici, partecipare ed assistere ad eventi culturali e godere di una buona gastronomia. Insomma, il turista moderno ha bisogno di riempire il proprio tempo approfittando al massimo delle opportunità che la località è in grado di offrire. E ciò anche perché la vacanza è diventata sempre più breve.
Recenti indagini motivazionali hanno dimostrato che gli elementi che devono caratterizzare l’offerta territoriale, oltre ovviamente alla presenza di ottimi alberghi e servizi logistici, sono il patrimonio culturale materiale (monumenti, arte, architettura, musei, ecc.) ed immateriale (storia, tradizioni, modo di vivere della popolazione in un ambiente sociale sereno ed accogliente), in cui il mare rappresenta un importante elemento di valore aggiunto.
A seguito di queste considerazioni di ordine generale, direi che le città di Anzio e Nettuno posseggono abbondantemente questo patrimonio culturale; ma per poter avere successo nei vari mercati, nazionali ed internazionali, hanno bisogno di rinnovare il proprio prodotto turistico, prendendo atto della carenza di strutture ricettive e delle infrastrutture logistiche, con un sistema viario, soprattutto per Nettuno, completamente caotico nei mesi estivi, nonché della mancanza di una organizzazione comprensoriale, chiamata Sistema Turistico Locale, in grado di pianificare lo sviluppo di tutta la zona e di coordinare le attività promozionali in modo da evitare il sovraffollarsi di tutti quegli eventi, a volte anche un po’ troppo chiassosi, che spesso scacciano invece di attirare il turista.
Il percorso strategico che mi permetto di consigliare consiste nel definire il modello che si intende raggiungere e nell’organizzare infrastrutture e servizi in grado di creare un sistema che possa competere con l’attuale agguerrita concorrenza, proponendo un ambiente accogliente, un numero adeguato di posti letto, una facile accessibilità e movimentazione territoriale, un’ottima organizzazione e capacità commerciale ed una facile fruibilità delle risorse culturali e monumentali. Le opportunità da cogliere e valorizzare nella nostra zona, in grado di formare pacchetti turistici, sono molte: i porti turistici con tutte le possibili attività sportive legate alla nautica, comprese le regate internazionali; i vari gemellaggi con città straniere che non si limitino a simbolici scambi di delegazioni comunali ma che coinvolgano tutti gli operatori del settore per la presentazione di proposte concrete; maggiore valorizzazione e pubblicizzazione dei musei territoriali; maggiore coinvolgimento a livello nazionale ed internazionale degli sport praticati con successo, come per esempio il baseball; creare un evento internazionale che ricordi lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale e faccia dei cimiteri monumentali luoghi di visita turistica abbinata al soggiorno; creare intorno al Santuario della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Goretti interesse al pellegrinaggio religioso; enfatizzare e pubblicizzare meglio a livello regionale l’aspetto tradizionale delle feste patronali della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio; creare una serie di itinerari turistici dei due centri storici e delle zone limitrofe, come Torre Astura e Ninfa (quest’ultima molto conosciuta ed amata nel mercato inglese); predisporre un itinerario eno-gastronomico in cui possono essere incluse anche le varie sagre culinarie; non ultimo un collegamento diretto con l’importante polo di attrazione turistica rappresentato da Roma in grado di offrire soggiorni nella nostra zona ed escursioni giornaliere verso la Capitale.
Per valorizzare e promuovere tutto questo patrimonio materiale e immateriale - elenco ovviamente non esaustivo - occorrono progetti, come la Costa dei Miti già predisposto dall’Assessorato al turismo del Comune di Anzio, nel quale sono stati coinvolti i Comuni della costa sud di Roma, da presentare ai potenziali turisti sia attraverso ogni possibile mezzo di comunicazione che in occasione di fiere e workshop specificatamente interessati alla nostra tipologia d’offerta.
Pio Trippa
IL MARKETING TURISTICO E LA MANCATA PARTECIPAZIONE DI ANZIO E NETTUNO AL WTM DI LONDRA
Ho letto con particolare interesse l’articolo che lamenta la mancata partecipazione delle città di Anzio e Nettuno al World Travel Market di Londra. Tale fatto ha giustamente ferito l’orgoglio di due località turistiche che vantano una lunga tradizione in questo importante settore economico, soprattutto per quanto riguarda l’offerta di turismo balneare.
Ho notato che le reazioni dei responsabili comunali sono state differenti a seconda del colore politico delle due amministrazioni. Dispiaciuti, ma nessun rancore nei confronti delle scelte della Regione Lazio da parte del Comune di Nettuno, forte disappunto dal Comune di Anzio.
Secondo la mia esperienza pluriennale quale direttore dell’Ufficio di Londra dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo e come organizzatore di uno stand di 1.600 mq. che ospitava tutte le Regioni italiane, l’esclusione di due importanti destinazioni turistiche come Anzio e Nettuno dalla campagna promozionale “Tutto il Lazio è paese”, merita una valutazione ed un maggior approfondimento non riconducibili a scelte politiche ma a criteri obiettivi di marketing turistico.
Innanzitutto occorre capire cosa è il World Travel Market. Esso non è altro che una fiera destinata, non al grande pubblico, ma agli operatori del settore, dove gli organizzatori della domanda, cioè coloro che confezionano i pacchetti turistici, che poi saranno venduti attraverso le agenzie o siti internet, incontrano l’offerta alberghiera e dei servizi turistici. Gli enti pubblici del turismo che rappresentano i vari paesi del mondo, con la partecipazione degli enti territoriali, come le Regioni nel caso dell’Italia, invitano gli operatori dell’offerta turistica ad essere presenti con i loro prodotti. Solo così l’incontro tra la domanda e l’offerta è in grado di generare i programmi per i viaggi e le vacanze. Il ruolo degli enti pubblici territoriali, come le Regioni, le Province ed i Comuni, è essenzialmente quello di facilitare tali incontri con la presenza dei propri operatori e di curare l’immagine della destinazione con conferenze stampa di presentazione e con campagne pubblicitarie.
Nei principali paesi turistici vengono organizzate molte fiere, di cui alcune riservate esclusivamente agli operatori del settore, chiamate anche workshop, come il WTM di Londra, mentre la maggior parte sono destinate al grande pubblico dove vengono distribuiti una grande quantità di opuscoli informativi utili alla scelta della vacanza. In Italia ogni Regione pretende di avere il proprio workshop focalizzato sulla tipologia d’offerta prevalente nel territorio, creando però problemi a chi come noi dell’ENIT deve invitare gli operatori stranieri, non sempre disponibili per i troppi e frequenti eventi della medesima tipologia.
Per tornare al casus belli del WTM di Londra è comprensibile l’irritazione per la mancata presenza di Anzio e Nettuno nella lista delle sagre e feste patronali diffuso durante tale evento, meno comprensibile la mancata presenza dei rappresentanti pubblici che spesso in gran numero affollano gli stand senza poter essere utili per via della poca conoscenza della lingua inglese e di cosa dover offrire. Essere inseriti in questa lista non è sufficiente a suscitare l’interesse dell’operatore straniero per la destinazione. L’operatore inglese o di altro paese sa bene che il turista non viene ad Anzio o a Nettuno perché qui si fa la sagra del pesce o del fungo porcino. Ben altri e più complessi sono i fattori di attrazione che motivano la scelta della destinazione, come le caratteristiche tipologiche dell’offerta territoriale: balneazione, nautica, siti monumentali, archeologici e religiosi, nonché l’organizzazione dell’offerta dei servizi dell’accoglienza e la loro accessibilità e fruibilità, a cui possono anche aggiungersi motivazioni secondarie e complementari, come le feste patronali, le sagre e l’enogastronomia.
Anzio e Nettuno hanno nel proprio territorio una ricca e variegata offerta territoriale che nel passato, al tempo dell’impero romano e già fin dall’inizio del ‘900, attraeva un consistente numero di villeggianti romani durante la stagione estiva. Purtroppo le due località non sono mai riuscite a decollare stabilmente sui mercati internazionali, salvo alcuni ottimi tentativi promossi dall’allora Azienda di Promozione Turistica di Anzio, con risultati però modesti. Attualmente, gli unici turisti stranieri che si vedono sono di passaggio, con visite lampo al santuario di Santa Maria Goretti ed ai due Cimiteri monumentali, americano e inglese, oltre a pullman di turisti dall’Europa dell’est che si trattengono solo per dormire low cost.
Ciò che manca invece alle due pregevoli cittadine è il secondo fattore di attrazione, quello cioè del soggetto istituzionale preposto al coordinamento delle attività promozionali e di marketing territoriale, nonché dell’accessibilità e fruibilità dell’accoglienza. Di questo ne parlerò in un prossimo articolo.
Pio Trippa
Ho notato che le reazioni dei responsabili comunali sono state differenti a seconda del colore politico delle due amministrazioni. Dispiaciuti, ma nessun rancore nei confronti delle scelte della Regione Lazio da parte del Comune di Nettuno, forte disappunto dal Comune di Anzio.
Secondo la mia esperienza pluriennale quale direttore dell’Ufficio di Londra dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo e come organizzatore di uno stand di 1.600 mq. che ospitava tutte le Regioni italiane, l’esclusione di due importanti destinazioni turistiche come Anzio e Nettuno dalla campagna promozionale “Tutto il Lazio è paese”, merita una valutazione ed un maggior approfondimento non riconducibili a scelte politiche ma a criteri obiettivi di marketing turistico.
Innanzitutto occorre capire cosa è il World Travel Market. Esso non è altro che una fiera destinata, non al grande pubblico, ma agli operatori del settore, dove gli organizzatori della domanda, cioè coloro che confezionano i pacchetti turistici, che poi saranno venduti attraverso le agenzie o siti internet, incontrano l’offerta alberghiera e dei servizi turistici. Gli enti pubblici del turismo che rappresentano i vari paesi del mondo, con la partecipazione degli enti territoriali, come le Regioni nel caso dell’Italia, invitano gli operatori dell’offerta turistica ad essere presenti con i loro prodotti. Solo così l’incontro tra la domanda e l’offerta è in grado di generare i programmi per i viaggi e le vacanze. Il ruolo degli enti pubblici territoriali, come le Regioni, le Province ed i Comuni, è essenzialmente quello di facilitare tali incontri con la presenza dei propri operatori e di curare l’immagine della destinazione con conferenze stampa di presentazione e con campagne pubblicitarie.
Nei principali paesi turistici vengono organizzate molte fiere, di cui alcune riservate esclusivamente agli operatori del settore, chiamate anche workshop, come il WTM di Londra, mentre la maggior parte sono destinate al grande pubblico dove vengono distribuiti una grande quantità di opuscoli informativi utili alla scelta della vacanza. In Italia ogni Regione pretende di avere il proprio workshop focalizzato sulla tipologia d’offerta prevalente nel territorio, creando però problemi a chi come noi dell’ENIT deve invitare gli operatori stranieri, non sempre disponibili per i troppi e frequenti eventi della medesima tipologia.
Per tornare al casus belli del WTM di Londra è comprensibile l’irritazione per la mancata presenza di Anzio e Nettuno nella lista delle sagre e feste patronali diffuso durante tale evento, meno comprensibile la mancata presenza dei rappresentanti pubblici che spesso in gran numero affollano gli stand senza poter essere utili per via della poca conoscenza della lingua inglese e di cosa dover offrire. Essere inseriti in questa lista non è sufficiente a suscitare l’interesse dell’operatore straniero per la destinazione. L’operatore inglese o di altro paese sa bene che il turista non viene ad Anzio o a Nettuno perché qui si fa la sagra del pesce o del fungo porcino. Ben altri e più complessi sono i fattori di attrazione che motivano la scelta della destinazione, come le caratteristiche tipologiche dell’offerta territoriale: balneazione, nautica, siti monumentali, archeologici e religiosi, nonché l’organizzazione dell’offerta dei servizi dell’accoglienza e la loro accessibilità e fruibilità, a cui possono anche aggiungersi motivazioni secondarie e complementari, come le feste patronali, le sagre e l’enogastronomia.
Anzio e Nettuno hanno nel proprio territorio una ricca e variegata offerta territoriale che nel passato, al tempo dell’impero romano e già fin dall’inizio del ‘900, attraeva un consistente numero di villeggianti romani durante la stagione estiva. Purtroppo le due località non sono mai riuscite a decollare stabilmente sui mercati internazionali, salvo alcuni ottimi tentativi promossi dall’allora Azienda di Promozione Turistica di Anzio, con risultati però modesti. Attualmente, gli unici turisti stranieri che si vedono sono di passaggio, con visite lampo al santuario di Santa Maria Goretti ed ai due Cimiteri monumentali, americano e inglese, oltre a pullman di turisti dall’Europa dell’est che si trattengono solo per dormire low cost.
Ciò che manca invece alle due pregevoli cittadine è il secondo fattore di attrazione, quello cioè del soggetto istituzionale preposto al coordinamento delle attività promozionali e di marketing territoriale, nonché dell’accessibilità e fruibilità dell’accoglienza. Di questo ne parlerò in un prossimo articolo.
Pio Trippa
IL SISTEMA TURISTICO ANZIO-NETTUNO E I COLLEGAMENTI CON LA CAPITALE
Nella mia precedente lettera-articolo pubblicata da questo giornale ho scritto dei gravi problemi struturali di cui soffre la citta´ di Nettuno, con particolare riferimento a quelli viari. Le cause vanno ricercate molto lontano nel tempo allorquando si è cominciato a dar mano a tutta una serie di varianti che hanno alterato l’originario impianto stradale del piano regolatore generale. Ci sono però altre deficienze strutturali viarie che riguardano non solo Nettuno ma tutta l’area a sud della provincia di Roma, le quali hanno impedito un adeguato sviluppo economico e turistico rispetto alle potenzialità delle città di Anzio e Nettuno.
Negli anni ´70 era stato proposto dai Comuni rivieraschi il raddoppio della Pontina. Purtroppo, l’allora presidente della Regione Lazio, se ben ricordo già sindaco di Marino, si oppose a questo progetto perché voleva limitare l´afflusso di vacanzieri verso la costa e dirottarlo, così, verso le aree interne. Questo fu un grande errore perché la gente, nonostante l’intasamento estivo e dei fine settimana, ha continuato ad andare al mare servendosi della Pontina. Oggi, questa è tra le strade più pericolose e più intasate del Lazio, soprattutto nei fine settimana.
Altro esempio eclatante è il mancato raddoppio della linea ferroviaria Aprilia-Nettuno, che tanti disagi ancora sta creando ai pendolari che sempre più numerosi si servono del treno per raggiungere la capitale. Questo raddoppio avrebbe reso i collegamenti più veloci e senza l’attesa delle coincidenze.
Non saprei dire se l’insuccesso di queste due importanti opere strutturali sia dipeso da una non sufficiente forte volontà unitaria tra i comuni di Anzio e Nettuno o, meglio, da una loro debolezza politica nei confronti delle istituzioni superiori.
Inoltre, a seguito della speculazione edilizia locale che imperversava e non lasciava nessuno spazio alla ricettività alberghiera, il cui investimento, come si sa, richiede maggior tempo per dare buoni margini di guadagno, è venuto maggiormente a svilupparsi il turismo residenziale, ovvero della seconda casa, che ha ancora di piu’ intensificato il traffico pendolare di fine settimana.
Inizialmente, lo sviluppo turistico residenziale della seconda casa fu salutato con piacere dagli operatori locali per il consistente afflusso di capitali, ma col passare degli anni ci si è resi conto che questo tipo d’investimento comportava un aggravio dei costi ordinari di manutenzione e dei servizi infrastrutturali di approvvigionamento e di smaltimento, oltre ad un mancato ricambio delle presenze che ha portato ad un depauperamento del flusso turistico vero e proprio.
Come conseguenza delle difficoltà di collegamento i comuni di Anzio e Nettuno non hanno avuto la possibilità di sfruttare a pieno la vicinanza della capitale, che nel frattempo invece guadagnava successi come destinazione turistica. La vicinanza con il grande polo di attrazione turistica rappresentato da Roma ci avrebbe dato una marcia in più come destinazione complementare se avessimo avuto la possibilità di trasformarla a doppio senso. La città di Roma ha sempre rappresentato per le aree satelliti, come ci mostra la distribuzione a raggiera delle strade consolari, un grande snodo di arrivo e di diffusione del movimento commerciale e ‘turistico’. Per questa nostra zona, importante esempio è la cosiddetta “strada romana” del periodo imperiale che collegava Roma con l’antica Antium, permettendo così ai patrizi romani di villeggiare lungo la costa.
Negli ultimi anni, quasi tutti i piani di sviluppo regionale hanno posto grande attenzione e risorse per lo sviluppo turistico dei territori limitrofi alla capitale, senza tuttavia essere sfruttati sufficientemente dalle amministrazioni locali.
La regione Lazio, con l’ultima riorganizzazione del Sistema Turistico Laziale che ha soppresso le benemerite Aziende di Promozione Turistica, ha rivalutato il principio dei comprensori composti da più aree omogenee con la costituzione dei Sistemi Turistici Locali. Mi sembra, però, che quasi nulla è stato fatto per la loro localizzazione e istituzione.
In attesa che gli interessi politici spingano alla creazione di questi organismi, dove pubblico e privato sono chiamati a svolgere un’importante azione di programmazione integrata per lo sviluppo turistico del territorio, sono convinto che, comunque, un’azione concertata tra i comuni di Anzio e Nettuno, a cui possono aggiungersi Ardea e Pomezia per omogeneità di offerta, sia urgente e indispensabile. Lodevoli iniziative private, come il consorzio Mare di Roma, sono state già da tempo realizzate con apprezzabili risultati. Ma quello che maggiormente occorre è una maggiore sinergia tra i comuni interessati ed i privati. I loro compiti sono distinti ma complementari: il pubblico deve programmare e realizzare gli interventi infrastrutturali ed incentivare gli investimenti, oltre a promuovere nelle sedi opportune l’immagine della destinazione, mentre il privato deve realizzare le strutture operative ed i servizi collegati, e saperli poi vendere anche grazie agli sforzi promozionali degli enti pubblici.
Pertanto, senza ulteriori indugi nell’aspettare la costituzione del Sistema Turistico Locale, i comuni costieri, interessati allo sviluppo turistico del loro territorio, dovrebbero unire i loro sforzi per pretendere un sistema viario all’altezza dei tempi moderni ed una comunicazione ferroviaria più efficiente, in modo anche da evitare dinieghi vari come la mancata approvazione del nuovo porto di Anzio a causa della mancanza di adeguati collegamenti con il retroterra. Inoltre dovrebbero presentare proposte concrete e lungimiranti per le necessità attuali e future, con una programmazione territoriale che individui in ciascun comune, qualora già non l’avessero fatto, una o più zone da destinare ad edilizia ricettiva, anche nelle diverse tipologie, con infrastrutture complementari per la cultura, lo sport e l’intrattenimento che sappiano fungere da polo di attrazione turistica.
Salvo alcune eccezioni manchiamo spaventosamente di buoni alberghi lungo la costa. Gli alberghi di livello superiore fungono sempre come richiamo di attrazione turistica per tutta la zona.
Solo dopo questa importante fase che riguarda la predisposizione di una buona offerta turistica, i comuni interessati, insieme agli operatori, possono predisporre un piano di promozione unitario con pacchetti turistici che abbinino il godimento del mare, della nautica da diporto e della balneazione, compreso il parco acquatico di Pomezia, alla fruizione dei numerosi siti archeologici che sono sparsi in tutta l´area costiera, nonché agli interessanti musei locali già realizzati, oltre ad una serie di itinerari eno-gastronomici. Se tutto questo viene integrato con l’offerta turistica di Roma e presentato agli operatori turistici internazionali attraverso la partecipazione a workshop specifici di questa tipologia d’offerta, c’è la speranza di vedere nella nostra zona molti più turisti stranieri, con maggior soddisfazione di tutti noi.
Pio Trippa
Gia’ Dirigente ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo
Consigliere comunale dal 1970 e Assessore al turismo dal 1975 al 1980
Negli anni ´70 era stato proposto dai Comuni rivieraschi il raddoppio della Pontina. Purtroppo, l’allora presidente della Regione Lazio, se ben ricordo già sindaco di Marino, si oppose a questo progetto perché voleva limitare l´afflusso di vacanzieri verso la costa e dirottarlo, così, verso le aree interne. Questo fu un grande errore perché la gente, nonostante l’intasamento estivo e dei fine settimana, ha continuato ad andare al mare servendosi della Pontina. Oggi, questa è tra le strade più pericolose e più intasate del Lazio, soprattutto nei fine settimana.
Altro esempio eclatante è il mancato raddoppio della linea ferroviaria Aprilia-Nettuno, che tanti disagi ancora sta creando ai pendolari che sempre più numerosi si servono del treno per raggiungere la capitale. Questo raddoppio avrebbe reso i collegamenti più veloci e senza l’attesa delle coincidenze.
Non saprei dire se l’insuccesso di queste due importanti opere strutturali sia dipeso da una non sufficiente forte volontà unitaria tra i comuni di Anzio e Nettuno o, meglio, da una loro debolezza politica nei confronti delle istituzioni superiori.
Inoltre, a seguito della speculazione edilizia locale che imperversava e non lasciava nessuno spazio alla ricettività alberghiera, il cui investimento, come si sa, richiede maggior tempo per dare buoni margini di guadagno, è venuto maggiormente a svilupparsi il turismo residenziale, ovvero della seconda casa, che ha ancora di piu’ intensificato il traffico pendolare di fine settimana.
Inizialmente, lo sviluppo turistico residenziale della seconda casa fu salutato con piacere dagli operatori locali per il consistente afflusso di capitali, ma col passare degli anni ci si è resi conto che questo tipo d’investimento comportava un aggravio dei costi ordinari di manutenzione e dei servizi infrastrutturali di approvvigionamento e di smaltimento, oltre ad un mancato ricambio delle presenze che ha portato ad un depauperamento del flusso turistico vero e proprio.
Come conseguenza delle difficoltà di collegamento i comuni di Anzio e Nettuno non hanno avuto la possibilità di sfruttare a pieno la vicinanza della capitale, che nel frattempo invece guadagnava successi come destinazione turistica. La vicinanza con il grande polo di attrazione turistica rappresentato da Roma ci avrebbe dato una marcia in più come destinazione complementare se avessimo avuto la possibilità di trasformarla a doppio senso. La città di Roma ha sempre rappresentato per le aree satelliti, come ci mostra la distribuzione a raggiera delle strade consolari, un grande snodo di arrivo e di diffusione del movimento commerciale e ‘turistico’. Per questa nostra zona, importante esempio è la cosiddetta “strada romana” del periodo imperiale che collegava Roma con l’antica Antium, permettendo così ai patrizi romani di villeggiare lungo la costa.
Negli ultimi anni, quasi tutti i piani di sviluppo regionale hanno posto grande attenzione e risorse per lo sviluppo turistico dei territori limitrofi alla capitale, senza tuttavia essere sfruttati sufficientemente dalle amministrazioni locali.
La regione Lazio, con l’ultima riorganizzazione del Sistema Turistico Laziale che ha soppresso le benemerite Aziende di Promozione Turistica, ha rivalutato il principio dei comprensori composti da più aree omogenee con la costituzione dei Sistemi Turistici Locali. Mi sembra, però, che quasi nulla è stato fatto per la loro localizzazione e istituzione.
In attesa che gli interessi politici spingano alla creazione di questi organismi, dove pubblico e privato sono chiamati a svolgere un’importante azione di programmazione integrata per lo sviluppo turistico del territorio, sono convinto che, comunque, un’azione concertata tra i comuni di Anzio e Nettuno, a cui possono aggiungersi Ardea e Pomezia per omogeneità di offerta, sia urgente e indispensabile. Lodevoli iniziative private, come il consorzio Mare di Roma, sono state già da tempo realizzate con apprezzabili risultati. Ma quello che maggiormente occorre è una maggiore sinergia tra i comuni interessati ed i privati. I loro compiti sono distinti ma complementari: il pubblico deve programmare e realizzare gli interventi infrastrutturali ed incentivare gli investimenti, oltre a promuovere nelle sedi opportune l’immagine della destinazione, mentre il privato deve realizzare le strutture operative ed i servizi collegati, e saperli poi vendere anche grazie agli sforzi promozionali degli enti pubblici.
Pertanto, senza ulteriori indugi nell’aspettare la costituzione del Sistema Turistico Locale, i comuni costieri, interessati allo sviluppo turistico del loro territorio, dovrebbero unire i loro sforzi per pretendere un sistema viario all’altezza dei tempi moderni ed una comunicazione ferroviaria più efficiente, in modo anche da evitare dinieghi vari come la mancata approvazione del nuovo porto di Anzio a causa della mancanza di adeguati collegamenti con il retroterra. Inoltre dovrebbero presentare proposte concrete e lungimiranti per le necessità attuali e future, con una programmazione territoriale che individui in ciascun comune, qualora già non l’avessero fatto, una o più zone da destinare ad edilizia ricettiva, anche nelle diverse tipologie, con infrastrutture complementari per la cultura, lo sport e l’intrattenimento che sappiano fungere da polo di attrazione turistica.
Salvo alcune eccezioni manchiamo spaventosamente di buoni alberghi lungo la costa. Gli alberghi di livello superiore fungono sempre come richiamo di attrazione turistica per tutta la zona.
Solo dopo questa importante fase che riguarda la predisposizione di una buona offerta turistica, i comuni interessati, insieme agli operatori, possono predisporre un piano di promozione unitario con pacchetti turistici che abbinino il godimento del mare, della nautica da diporto e della balneazione, compreso il parco acquatico di Pomezia, alla fruizione dei numerosi siti archeologici che sono sparsi in tutta l´area costiera, nonché agli interessanti musei locali già realizzati, oltre ad una serie di itinerari eno-gastronomici. Se tutto questo viene integrato con l’offerta turistica di Roma e presentato agli operatori turistici internazionali attraverso la partecipazione a workshop specifici di questa tipologia d’offerta, c’è la speranza di vedere nella nostra zona molti più turisti stranieri, con maggior soddisfazione di tutti noi.
Pio Trippa
Gia’ Dirigente ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo
Consigliere comunale dal 1970 e Assessore al turismo dal 1975 al 1980
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