domenica 9 giugno 2013
NETTUNO E IL BALLOTTAGGIO
Durante la campagna elettorale appena conclusa tutti i candidati sindaci hanno fatto a gara per elencare una lunga serie di punti programmatici necessari a migliorare e rendere Nettuno una città degna di questo nome. In particolare gli sfidanti al ballottaggio di questo fine settimana, Alessio Chiavetta e Carlo Eufemi, si sono presentati all’elettorato con un programma di cose da fare molto nutrito. Il primo naturalmente, come sindaco uscente, ha posto l’accento sulla continuità dell’attività amministrativa avviata e realizzata nei passati cinque anni, mentre il secondo ha presentato una serie di iniziative e varie critiche su alcune opere intraprese dalla passata amministrazione. Personalmente ho paura che la pratica elettorale nel fare a gara di saper elencare più punti programmatici rispetto all’avversario faccia dimenticare una visione globale di quello di cui Nettuno ha realmente bisogno. Qualunque sia il vincitore di questa competizione elettorale è di fondamentale importanza che tra le varie priorità il futuro sindaco faccia una scelta di fondo che dia alla nostra città una nuova identità economica e sociale, al di là dei singoli necessari interventi.
Nuova identità significa scegliere e caratterizzare meglio la vocazione più appropriata alle caratteristiche territoriali e socio-ambientali della città e della sua comunità. Tale identità fatta di contenuti e d’immagine, deve essere percepita da tutti i cittadini che la devono vivere come un qualcosa che gli appartiene. I contenuti fanno parte del patrimonio storico e ambientale della città. Ma qual è l’immagine che ora tutti noi percepiamo di Nettuno? Quale è la sua identità? Ha attualmente questa nostra cittadina una sua caratterizzazione sociale ed economica con la quale si possa facilmente identificare e distinguere tra le varie cittadine delle sue stesse dimensioni? A mio modesto parere non mi sembra che la città di Nettuno oggi abbia una sua precisa caratteristica economica e sociale come l’ha avuta nel passato. Nettuno ha una sua tradizione storica che dal medioevo in poi ha avuto nel Borgo il suo unico centro di vita economica e sociale dove gli abitanti vivevano in una comunità ristretta e omogenea. La loro principale occupazione era la coltivazione dei campi circostanti piuttosto che la pesca. Quindi una comunità prevalentemente agricola che si è mantenuta pressoché constante fino alla seconda guerra mondiale. Con la ricostruzione del dopoguerra ed il conseguente boom economico Nettuno si è sviluppato a macchia d’olio in tutta una serie di quartieri periferici e lungo il mare di levante (Cretarossa). Purtroppo, da allora l’attività edilizia ha preso il sopravvento su ogni altra attività economica. Il piano regolatore generale, elaborato negli anni ’60, si è dimostrato carente nell’indirizzare uno sviluppo economico e urbanistico caratterizzato ed equilibrato, ma ha permesso solo un forte peso residenziale e la lottizzazione di molti terreni agricoli.
Il vecchio piano regolatore generale prevedeva tra l’altro una zona artigianale lontana dal centro cittadino, che non mi sembra abbia avuto una grande fortuna. Anzi, è ne è venuta fuori una zona piuttosto desolata con limitate piccole imprese artigianali, dove tra l’altro gran parte del terreno è occupato da un’ingombrante struttura abbandonata della ex distilleria Lombardi. Anche l’area industriale individuata dal p.r.g. nella zona di Sandalo, che tra l’altro ricadeva nella Cassa del Mezzogiorno, non ha caratterizzato Nettuno come cittadina industriale. La costruzione della Marina di Nettuno, poi, che ha svalorizzato un gioiello unico come il Borgo medievale non sembra aver dato una mano ad una caratterizzazione turistico-marinara della città. Sembra piuttosto un parcheggio di natanti e di deportisti della domenica, interessati solo alle escursioni a Ponza e a Torre Astura, che un centro di vita nautico in grado di attrarre un vero movimento turistico, nonostante le lodevoli iniziative dei vari circoli della vela e dello Yachting Club. Per non parlare, poi, della strada di scorrimento prevista dal p.r.g. che avrebbe dovuto decongestionare il traffico del centro e rendere questo più vivibile, ma che è scomparsa a seguito di molte varianti edilizie. Infine, una delle caratteristiche negative di Nettuno è proprio la mancanza di zone alberghiere non previste dall’allora p.r.g. Parlo di zone e non di singoli pochi alberghi sparsi nel territorio. I servizi turistici per essere efficaci devono essere, per quanto è possibile, concentrati in aree omogenee adibite all’ospitalità. Purtroppo tutto questo non è avvenuto per cui Nettuno, nel perdere la caratteristica agricola a causa del forte frazionamento delle terre per scopi residenziali, non ha recepito quella identità di cittadina turistica tanto declamata dai politici di turno.
E allora, cosa farà il futuro sindaco di questa nostra cittadina? La conclusione ovvia, visto il fallimento delle altre attività economiche, potrebbe essere quella di darle finalmente una vera identità turistica, non quella fatta di sagre inventate per fini commerciali e di costosi spettacoli canori per far passare piacevoli serate ai residenti. Anche questi servono ma non sono assolutamente sufficienti. Il turismo però non è solo alberghi, occorre dare impulso ad una qualificata offerta artigianale e commerciale, evitando l’apertura di solo bar e pub, soprattutto nel Borgo medievale che ha bisogno urgente di una energica azione di “bonifica”. Il Borgo, se ben valorizzato in tutto il suo splendore medievale, con la trasformazione dei troppi bar in piccoli e caratteristici negozi e con la possibilità di far affittare stanze ai turisti con le modalità di un “albergo diffuso”, come si fa in molte altre piccole città medievali, darebbe a Nettuno una ottima impronta turistica. Inoltre, occorre una migliore e qualificata gestione delle spiagge, sia da parte dei concessionari che del Comune per le spiagge libere; occorre una totale revisione della viabilità, compresa la creazione di parcheggi nelle zone di accesso alla città, ed isole pedonali nel periodo estivo, soprattutto lungo la bellissima passeggiata di Viale Matteotti; occorre l’individuazione di aree da destinare all’insediamento di alberghi e dei servizi turistici collaterali, magari barattando quel pezzo di terra di proprietà del Comune all’interno del Poligono militare; infine si dovranno favorire investimenti nel capitale umano e sociale, soprattutto nei giovani, combinando infrastrutture che alimentino uno sviluppo economico sostenibile, un’alta qualità della vita e una saggia gestione delle risorse naturali con il coinvolgimento e la partecipazione di tutta la collettività. Dopo di che si dovranno valorizzare con appropriate campagne promozionali e con buoni pacchetti di offerta tutte quelle opportunità d’interesse turistico che Nettuno possiede nel proprio territorio, magari concordando un piano in tal senso con i Comuni della costa a sud di Roma per rafforzarne l’immagine e l’attrattività.
La nuova identità si dovrà ricercare attraverso un programma di sviluppo economico e urbanistico il cui strumento non può non essere che un nuovo piano regolatore generale che abbia la funzione di indicare e intervenire seriamente in quelle scelte di fondo in grado di sviluppare un sistema economico che sia diretta emanazione del patrimonio storico-culturale e dei fattori sociologici che la città di Nettuno attualmente possiede.
www.piotrippa.blogspot.com
martedì 7 maggio 2013
NETTUNO ha bisogno di una nuova identità
I contenuti programmatici dei vari partiti e liste civiche per la prossima campagna elettorale per l’elezione della nuova amministrazione comunale dovranno indicare tutti i possibili interventi necessari a perseguire una nuova identità socio-culturale ed economica per la città di Nettuno.
Nuova identità significa scegliere e caratterizzare meglio la vocazione più appropriata per un serio ed equilibrato sviluppo della città che meglio si adatti alle sue caratteristiche territoriali e socio-ambientali.
Come ogni essere umano ha una propria personalità che lo caratterizza nelle sue scelte e nel suo comportamento così ogni entità sociale, come per esempio un Comune, sia piccolo che grande, ha bisogno di una sua identità, espressione di tanti fattori che operano all’interno della società e del territorio. Tale identità, che tutti i cittadini devono percepire e vivere come un qualcosa che gli appartiene, è fatta di contenuti e d’immagine. Ma nonostante i contenuti che ben conosciamo e che fanno parte del patrimonio cittadino, quale è l’immagine che ora percepiamo di Nettuno? Quale è la sua identità? Ha attualmente questa nostra cittadina una sua caratterizzazione sociale ed economica con la quale si possa facilmente identificare e distinguere tra le varie cittadine delle sue stesse dimensioni? A mio modesto parere non mi sembra che la città di Nettuno oggi abbia una sua precisa caratteristica economico-sociale come l’ha avuta nel passato. Nettuno ha una sua tradizione storica che dal medioevo in poi ha avuto nel Borgo il suo unico centro di vita economica e sociale dove gli abitanti vivevano in una comunità ristretta e omogenea. La loro principale occupazione era la coltivazione dei campi circostanti piuttosto che la pesca. Quindi una comunità prevalentemente agricola che si è mantenuta pressoché constante fino alla seconda guerra mondiale. Con la ricostruzione del dopoguerra ed il conseguente boom economico Nettuno si è sviluppato a macchia d’olio in tutta una serie di quartieri periferici e lungo il mare di levante (Cretarossa). Purtroppo, da allora l’attività edilizia ha preso il sopravvento su ogni altra attività economica in modo tale che il piano regolatore generale, elaborato negli anni ’60, è stato carente nell’indirizzare uno sviluppo economico e urbanistico fortemente caratterizzato ed equilibrato ma ha permesso solo un forte peso residenziale “lottizzando” molti terreni agricoli.
Il vecchio piano regolatore generale prevedeva tra l’altro una zona artigianale lontana dal centro cittadino, che non mi sembra abbia avuto una grande fortuna. Anzi, è ne è venuta fuori una zona piuttosto desolata con limitate piccole imprese artigianali, dove tra l’altro gran parte del terreno è occupato da un’ingombrante struttura abbandonata della ex distilleria Lombardi. Anche l’area industriale individuata dal p.r.g. nella zona di Sandalo, che tra l’altro ricadeva nella Cassa del Mezzogiorno, non ha caratterizzato Nettuno come cittadina industriale. La costruzione della Marina di Nettuno, poi, che ha svalorizzato un gioiello unico come il Borgo medievale non sembra aver dato una mano ad una caratterizzazione turistico-marinara della città. Sembra piuttosto un parcheggio di natanti e di deportisti della domenica, interessati solo alle escursioni a Ponza e a Torre Astura, che un centro di vita nautico in grado di attrarre un vero movimento turistico, nonostante le lodevoli iniziative dei vari circoli della vela e dello Yachting Club. Per non parlare, poi, della strada di scorrimento prevista dal p.r.g. che avrebbe dovuto decongestionare il traffico del centro e rendere questo più vivibile, ma che è scomparsa a seguito di molte varianti edilizie. Infine, una delle caratteristiche negative di Nettuno è proprio la mancanza di zone alberghiere non previste dall’allora p.r.g. Parlo di zone e non di singoli pochi alberghi sparsi nel territorio. I servizi turistici per essere efficaci devono essere, per quanto è possibile, concentrati in aree omogenee adibite all’ospitalità. Purtroppo tutto questo non è avvenuto per cui Nettuno, nel perdere la caratteristica agricola a causa del forte frazionamento delle terre per scopi residenziali, non ha recepito quella identità di cittadina turistica tanto declamata dai politici di turno.
E allora, che ne facciamo di questa nostra cittadina? La conclusione ovvia, visto il fallimento delle altre attività economiche, potrebbe essere quella di dare finalmente a questa città una vera identità turistica, non quella fatta di sagre inventate per fini commerciali e di costosi spettacoli canori per far passare piacevoli serate ai residenti. Anche questi servono ma non sono assolutamente sufficienti. Il turismo però non è solo alberghi, occorre dare impulso ad una qualificata offerta artigianale e commerciale, evitando l’apertura di solo bar e pub, soprattutto nel Borgo medievale che ha bisogno urgente di una energica azione di “bonifica”. Il Borgo, se ben valorizzato in tutto il suo splendore medievale, con la trasformazione dei troppi bar in piccoli e caratteristici negozi e con la possibilità di far affittare stanze ai turisti con le modalità di un “albergo diffuso”, come si fa in molte altre piccole città medievali, darebbe a Nettuno una ottima impronta turistica. Inoltre, occorre una migliore e qualificata gestione delle spiagge, sia da parte dei concessionari che del Comune per le spiagge libere; occorre una totale revisione della viabilità, compresa la creazione di parcheggi nelle zone di accesso alla città, ed isole pedonali nel periodo estivo, soprattutto lungo la bellissima passeggiata di Viale Matteotti; occorre l’individuazione di aree da destinare all’insediamento di alberghi e dei servizi turistici collaterali, magari reclutando quel pezzo di terra di proprietà del Comune all’interno del Poligono militare; infine si dovranno favorire investimenti nel capitale umano e sociale, soprattutto nei giovani, combinando infrastrutture che alimentino uno sviluppo economico sostenibile, un’alta qualità della vita e una saggia gestione delle risorse naturali con il coinvolgimento e la partecipazione di tutta la collettività. Dopo di che si dovranno valorizzare con appropriate campagne promozionali e con buoni pacchetti di offerta tutte quelle opportunità di interesse turistico che Nettuno possiede nel proprio territorio, magari concordando un piano in tal senso con i Comuni della costa a sud di Roma per rafforzarne l’immagine e l’attrattività.
Sicuramente tutti i Partiti e le numerose liste civiche che si presenteranno alle prossime elezioni comunali, indipendentemente dalla collocazione politica, faranno a gara nell’indicare tutti i necessari interventi strutturali e di risanamento di cui la città ha bisogno. Ben vengano! Ma la vera partita si gioca attraverso un programma di sviluppo economico e urbanistico il cui strumento sia un piano regolatore generale che abbia la funzione di perseguire e intervenire seriamente in quelle scelte di fondo che dovranno dare a Nettuno una nuova identità in grado di sviluppare un sistema economico che sia diretta emanazione del patrimonio storico-culturale e degli attuali aspetti sociologici che la città di Nettuno orgogliosamente possiede.
Pio Trippa
mercoledì 17 ottobre 2012
lunedì 17 settembre 2012
ALLE PROSSIME ELEZIONI COMUNALI SCEGLIERE LA PERSONA GIUSTA
Poiché le prossime elezioni comunali si avvicinano a passo veloce, tutti i Partiti e le previste numerose liste civiche si stanno preparando per scegliere i propri candidati. La competizione più agguerrita è naturalmente quella sul nome del candidato Sindaco. Mentre le liste civiche si formano per volontà e attorno ad una persona che parte già come unico candidato, i Partiti, se non raggiungono un accordo unanime su un personaggio di “chiara fama”, devono scegliere tra vari nominativi che sgomitano e scalpitano per ottenerne la candidatura. Per questi le primarie, anche se possono essere “inquinate” da elementi esterni disturbatori che ne altera il risultato, sono la formula che almeno apparentemente evita imbarazzanti scelte personali all’interno di ciascun Partito. Il problema quindi si pone non nella scelta finale del candidato ma nella selezione delle persone a questa prima fase “elettorale”.
Ma quali sono i criteri di selezione di questi potenziali candidati? Ovviamente ciascuno è libero di farsi avanti e porre la propria candidatura, ma ritengo che almeno un minimo di autocritica sulle proprie capacità e di supporto di un consistente gruppo politico sia necessario. Più grande è il Partito più candidati sono in lizza come per esempio nel PDL e gruppi politici ad esso collegati di Nettuno. Per quanto riguarda invece il PD, ovviamente sempre a Nettuno, il Sindaco uscente punta alla ricandidatura senza passare per le primarie, ma un qualificato gruppo di iscritti, capeggiato da militanti femminili totalmente escluse dalla recente formazione di Giunta e non proprio soddisfatte della gestione Chiavetta, le reclama a gran voce.
Comunque, tutti i Partiti e le stesse liste civiche, per riconquistare la fiducia dell’elettorato in questo periodo di totale sconforto e di avversità nei confronti delle istituzioni e di chi le rappresenta, devono essere molto attente nella scelta dei futuri amministratori. La classe politica tutta ha deluso trippo gli elettori che si sentono ingannati e non sanno più chi votare. Questo, soprattutto a Nettuno per le note vicende, a torto o a ragione, dello scioglimento del Consiglio Comunale che ha portato la nostra cittadina in uno stato di completo degrado e in mano a ben tre Commissari prefettizi che per ben tre anni non hanno saputo risolvere nessun grosso problema, come per esempio quello della riscossione dei tributi che amministratori “incauti” avevano dato in appalto e l’indecente stato della viabilità, leggi buche. I Commissari hanno saputo amministrare solo le loro laute indennità di carica! Insomma, dopo un periodo che mi sembra sia stato di mera transizione delle Giunte Chiavetta, è giunto il momento di fare per Nettuno delle scelte politiche di fondo per caratterizzare socialmente, economicamente e urbanisticamente questa nostra cittadina partendo dalle risorse naturali, ambientali e infrastrutturali di cui oggi ancora godiamo . È finito il tempo del tirare a campare e della politica fine a se stessa. La futura dirigenza politico-amministrativa non solo si deve rinnovare fisicamente, ma deve dare un’immagine completamente nuova di se stessa. Purtroppo, fare politica, seppure in campo locale, è stato considerato dai più un interesse esclusivamente personale. Inoltre, in questi ultimi anni abbiamo vissuto un vero e proprio sconvolgimento delle credenze e delle conseguenti posizioni politiche e ideologiche. Per ottenere incarichi “remunerativi” o favori vari abbiamo assistito ad un deplorevole mercimonio con facile cambio di casacca. Per ridare fiducia all’elettorato occorrono persone capaci e oneste. Ma quali sono le Giuste caratteristiche di un buon amministratore pubblico? Innanzitutto un candidato deve sapere che se viene eletto va ad amministrare qualcosa che è patrimonio di un’intera collettività e non sua personale. Deve essere pratico nel risolvere i problemi che quotidianamente gli si presentano e, soprattutto, deve essere lungimirante; deve saper programmare attraverso le regole del marketing sociale il futuro della propria città, prevedendo per tempo le esigenze che possono scaturire da una crescita economica, sociale e strutturale; non può non prevedere un assetto urbanistico equilibrato del territorio; deve avere il coraggio di non farsi influenzare dai piccoli e grandi gruppi privati. Il futuro Sindaco deve essere un vero leader che si sa circondare di persone capaci; non deve aver paura che queste offuscano la sua persona; deve invece saper trarre vantaggio dalla bravura di tutta la squadra. Il maggior difetto di colui che si sente un “politico” è quello di pretendere di essere un esperto in tutto. Questo è umanamente impossibile. Occorre invece molta umiltà e saper ascoltare i propri collaboratori scelti con criteri di professionalità e non di compromesso. Una cosa è certa, i buoni amministratori non si improvvisano. In ogni settore scegliere la persona giusta per un certo tipo di lavoro è la cosa più difficile, sia che si tratti di un’attività privata che pubblica. Per ciascun incarico occorrono abilità diverse che derivano dalla formazione e preparazione individuale, che a loro volta scaturiscono dalla scuola e dall’esperienza. Mentre un manager aziendale deve saper controllare la produzione e la vendita del prodotto per cui deve avere dei requisiti di professionalità molto elevati, sia tecnici, organizzativi che di marketing, per un manager pubblico la formazione deve essere molto più complessa, perché oltre a conoscere bene le regole amministrative deve avere un buon intuito che gli da la possibilità di cogliere le esigenze di un’intera popolazione. Insomma, oltre a saper ben amministrare, deve avere una sensibilità ed un tratto umano ben superiore al manager privato in quanto deve stare quotidianamente a contatto ed al servizio della popolazione. Insomma, amministrare la cosa pubblica, cioè la cosa di tutti, deve essere una vocazione.
Un’ultima considerazione generale: oggi purtroppo, e a ragione, è talmente diffusa la sfiducia su tutta la classe politica che ha successo chi inveisce di più contro questa classe di vecchi politici che non sanno più uscire da quella palude conflittuale in cui si sono cacciati da vari anni.Votare oggi per un cittadino che crede nei valori etici e morali e che deve scegliere le persone giuste alla carica di Sindaco e della sua squadra è veramente un arduo compito.
martedì 14 giugno 2011
NETTUNO HA BISOGNO DI UN NUOVO PIANO REGOLATORE GENERALE
Si è svolto recentemente, presso l’Astura Palace Hotel di Nettuno, un interessante convegno promosso dall’Associazione locale degli architetti e ingegneri nel quale è stata presentata la proposta di un progetto per la valorizzazione urbanistica dell’area Loricina che, insieme al Cimitero Monumentale Americano, rappresenta una zona non ancora del tutto compromessa su cui è possibile prevedere un organico sviluppo che salvaguardi il contesto ambientale e restituisca ai cittadini una “porzione del territorio che nella storia urbanistica della città ha assunto un valore strategico di primaria e determinante consistenza”.
Non poteva neanche mancare una critica alla sparizione di quella importante via di scorrimento, o meglio della prevista via di circonvallazione del vecchio e decaduto Piano Regolatore Generale, che avrebbe dovuto attraversare in particolare l’area del Loricina dove oggi incide l’unico tratto superstite, via U. La Malfa. Anche questo tratto è ormai compromesso da insediamenti commerciali ed “altro” che ne hanno aumentato fortemente la pericolosità. Ho già scritto in precedenti articoli che la mancanza di una vera strada di circonvallazione è la causa prima dell’inquinamento e del caos stradale cronico che si verifica nel centro di Nettuno ed in particolare nel lungomare, per cui è urgente rivedere tutto il sistema viario.
È da ritenersi senzaltro positiva la proposta dell’Associazione Architetti e Ingegneri, ma non credo che basti da sola a fare di Nettuno una città “organica” nel suo complesso, in cui il recupero urbanistico si sposi con il rispetto dell’ambiente e la qualità della vita. È stato da molti rilevato che urbanisticamente molte zone di Nettuno sono ormai compromesse a causa dell’abusivismo e da varianti proposte non dall’amministrazione ma dai privati. Sembra che queste vadano molto di moda in quest’ultimo periodo. Per salvare il recuperabile serve un complesso progetto che detti una volta per tutte le linee di sviluppo socio-urbanistico con l’indicazione chiara di quello che la città dovrà essere. Non è più possibile improvvisare. Occorre dire cosa si vuole che Nettuno sia. Se sviluppo turistico deve essere, come si sbandiera ad ogni dichiarazione, si prevedano piani di salvaguardia dell’ambiente e si valorizzino quelle aree da adattare a ricettività ed a servizi turistici. Si proibiscano cambi di destinazione da albergo a residenza, come purtroppo è stato fatto in passato anche recente. In questo contesto si inquadra perfettamente la proposta di valorizzazione del Loricina e del Cimitero Monumentale Americano.
In una città che vuole dare una buona immagine di se stessa è molto importante la parte estetica, cioè urbanistica e architettonica, la quale deve essere funzionale sia alle migliori relazioni interpersonali che alla proiezione di un ambiente turisticamente interessante, bello e piacevole da vivere. Quest’ultima considerazione, insieme ai monumenti, ai costumi e alle tradizioni, ci danno quello che gli esperti chiamano tipologia di turismo culturale che, unito ad altri interessi come il turismo balneare, religioso, ecc., stimola la curiosità intellettuale che fa decidere di visitare una determinata città.
Lo strumento necessario ed urgente per questo tipo di scelta programmatica è un nuovo Piano Regolatore Generale che ponga fine all’anarchia urbanistica che si è venuta a creare con la decadenza dei termini di validità del vecchio PRG che data dall’inizio degli anni ’70.
Attualmente Nettuno non ha uno strumento urbanistico che guidi gli amministratori ad una sana ed equilibrata scelta insediativa, sia per quanto riguarda le infrastrutture che l’edilizia residenziale. La mancanza di regole facilita le varianti proprio la dove una volta esistevano vincoli di verde pubblico e privato.
A sostegno di questa tesi c’è anche un recente documento di Italia Nostra che sottolinea, in particolare, che una città rappresenta un patrimonio prezioso e indispensabile perché sia distrutto e trascurato per interessi privati. La città, con tutto ciò che essa rappresenta, è il frutto di un patrimonio storico e sociale dove si è sviluppata e si svolge la vita e le relazioni umane di una intera comunità. Essa non deriva da un fenomeno spontaneo naturale o esterno a noi stessi ma da una costruzione sociale in cui l’amministrazione comunale deve dettare appropriate regole di sviluppo.
Ho sentito dire che sono in corso gli atti conoscitivi del territorio che rappresentano una prassi obbligata per una successiva ipotesi di sviluppo. Ma per quanto tempo dobbiamo ancora studiare il territorio prolungando lo stato di emergenza che porta inevitabilmente alla sospensione di qualsiasi regola programmatoria, dove prevale la contrattazione imposta dagli interessi privati?
Insomma, occorre al più presto ripensare le linee di sviluppo urbanistico della città di Nettuno con un’accorta pianificazione organica ed ecosostenibile, turisticamente orientata, sia nei servizi pubblici che nelle iniziative private, senza lasciare al caso e alla spontaneità i vari interventi. I piani strategici di cui si parla, che dovrebbero sostituire il PRG, sono molto pericolosi perché perpetuerebbero il sistema di contrattazione dove la prepotenza “danarosa” del privato prevarrebbe sul sistema amministrativo “politicizzato”; inoltre, con un territorio così compromesso sarebbe difficile individuare aree “strategiche” adatte allo scopo, a meno che non si voglia prendere in considerazione l’area del Poligono di tiro(?).
Altra considerazione importante da tener presente è il rispetto dell’ambiente. Tutti noi sappiamo che la città rappresenta un ecosistema artificiale che consuma continuamente risorse naturali ed energia di altri ecosistemi e li trasforma in residui ed emissioni che vanno nell’atmosfera e nelle acque sotterranee e superficiali. Una città rispettosa dell’ambiente è quella che riduce il consumo di beni ed energia, tratta adeguatamente i residui e le emissioni con mezzi sostenibili e “verdi” dal punto di vista biologico. A questo proposito è encomiabile il tentativo dell’Assessorato alle politiche ambientali di realizzare un piano energetico in grado di abbattere la CO2 e produrre energie con fonti alternative. È questo un buon inizio a cui deve seguire il varo del nuovo Piano Regolatore Generale, i cui parametri tecnici sono indispensabile per un equilibrato sviluppo socio-urbanistico organico della città di Nettuno con criteri ecologici ed ecosostenibili.
Pio Trippa
Non poteva neanche mancare una critica alla sparizione di quella importante via di scorrimento, o meglio della prevista via di circonvallazione del vecchio e decaduto Piano Regolatore Generale, che avrebbe dovuto attraversare in particolare l’area del Loricina dove oggi incide l’unico tratto superstite, via U. La Malfa. Anche questo tratto è ormai compromesso da insediamenti commerciali ed “altro” che ne hanno aumentato fortemente la pericolosità. Ho già scritto in precedenti articoli che la mancanza di una vera strada di circonvallazione è la causa prima dell’inquinamento e del caos stradale cronico che si verifica nel centro di Nettuno ed in particolare nel lungomare, per cui è urgente rivedere tutto il sistema viario.
È da ritenersi senzaltro positiva la proposta dell’Associazione Architetti e Ingegneri, ma non credo che basti da sola a fare di Nettuno una città “organica” nel suo complesso, in cui il recupero urbanistico si sposi con il rispetto dell’ambiente e la qualità della vita. È stato da molti rilevato che urbanisticamente molte zone di Nettuno sono ormai compromesse a causa dell’abusivismo e da varianti proposte non dall’amministrazione ma dai privati. Sembra che queste vadano molto di moda in quest’ultimo periodo. Per salvare il recuperabile serve un complesso progetto che detti una volta per tutte le linee di sviluppo socio-urbanistico con l’indicazione chiara di quello che la città dovrà essere. Non è più possibile improvvisare. Occorre dire cosa si vuole che Nettuno sia. Se sviluppo turistico deve essere, come si sbandiera ad ogni dichiarazione, si prevedano piani di salvaguardia dell’ambiente e si valorizzino quelle aree da adattare a ricettività ed a servizi turistici. Si proibiscano cambi di destinazione da albergo a residenza, come purtroppo è stato fatto in passato anche recente. In questo contesto si inquadra perfettamente la proposta di valorizzazione del Loricina e del Cimitero Monumentale Americano.
In una città che vuole dare una buona immagine di se stessa è molto importante la parte estetica, cioè urbanistica e architettonica, la quale deve essere funzionale sia alle migliori relazioni interpersonali che alla proiezione di un ambiente turisticamente interessante, bello e piacevole da vivere. Quest’ultima considerazione, insieme ai monumenti, ai costumi e alle tradizioni, ci danno quello che gli esperti chiamano tipologia di turismo culturale che, unito ad altri interessi come il turismo balneare, religioso, ecc., stimola la curiosità intellettuale che fa decidere di visitare una determinata città.
Lo strumento necessario ed urgente per questo tipo di scelta programmatica è un nuovo Piano Regolatore Generale che ponga fine all’anarchia urbanistica che si è venuta a creare con la decadenza dei termini di validità del vecchio PRG che data dall’inizio degli anni ’70.
Attualmente Nettuno non ha uno strumento urbanistico che guidi gli amministratori ad una sana ed equilibrata scelta insediativa, sia per quanto riguarda le infrastrutture che l’edilizia residenziale. La mancanza di regole facilita le varianti proprio la dove una volta esistevano vincoli di verde pubblico e privato.
A sostegno di questa tesi c’è anche un recente documento di Italia Nostra che sottolinea, in particolare, che una città rappresenta un patrimonio prezioso e indispensabile perché sia distrutto e trascurato per interessi privati. La città, con tutto ciò che essa rappresenta, è il frutto di un patrimonio storico e sociale dove si è sviluppata e si svolge la vita e le relazioni umane di una intera comunità. Essa non deriva da un fenomeno spontaneo naturale o esterno a noi stessi ma da una costruzione sociale in cui l’amministrazione comunale deve dettare appropriate regole di sviluppo.
Ho sentito dire che sono in corso gli atti conoscitivi del territorio che rappresentano una prassi obbligata per una successiva ipotesi di sviluppo. Ma per quanto tempo dobbiamo ancora studiare il territorio prolungando lo stato di emergenza che porta inevitabilmente alla sospensione di qualsiasi regola programmatoria, dove prevale la contrattazione imposta dagli interessi privati?
Insomma, occorre al più presto ripensare le linee di sviluppo urbanistico della città di Nettuno con un’accorta pianificazione organica ed ecosostenibile, turisticamente orientata, sia nei servizi pubblici che nelle iniziative private, senza lasciare al caso e alla spontaneità i vari interventi. I piani strategici di cui si parla, che dovrebbero sostituire il PRG, sono molto pericolosi perché perpetuerebbero il sistema di contrattazione dove la prepotenza “danarosa” del privato prevarrebbe sul sistema amministrativo “politicizzato”; inoltre, con un territorio così compromesso sarebbe difficile individuare aree “strategiche” adatte allo scopo, a meno che non si voglia prendere in considerazione l’area del Poligono di tiro(?).
Altra considerazione importante da tener presente è il rispetto dell’ambiente. Tutti noi sappiamo che la città rappresenta un ecosistema artificiale che consuma continuamente risorse naturali ed energia di altri ecosistemi e li trasforma in residui ed emissioni che vanno nell’atmosfera e nelle acque sotterranee e superficiali. Una città rispettosa dell’ambiente è quella che riduce il consumo di beni ed energia, tratta adeguatamente i residui e le emissioni con mezzi sostenibili e “verdi” dal punto di vista biologico. A questo proposito è encomiabile il tentativo dell’Assessorato alle politiche ambientali di realizzare un piano energetico in grado di abbattere la CO2 e produrre energie con fonti alternative. È questo un buon inizio a cui deve seguire il varo del nuovo Piano Regolatore Generale, i cui parametri tecnici sono indispensabile per un equilibrato sviluppo socio-urbanistico organico della città di Nettuno con criteri ecologici ed ecosostenibili.
Pio Trippa
lunedì 18 aprile 2011
NON PIÙ TURISMO POVERO PER IL SISTEMA TURISTICO DELLA COSTA A SUD DI ROMA
Nel precedente articolo abbiamo visto come lo Stato prima e le Regioni poi sono intervenute nell’organizzazione del turismo tenendo presente due momenti fondamentali, lo sviluppo dell’offerta e la promozione della domanda. Mentre la prima veniva lasciata completamente all’iniziativa dei privati, concedendo solo degli incentivi di natura finanziaria, la promozione della domanda veniva affidata alle Aziende di Turismo ed agli Enti Provinciali per il Turismo. Nel 2001, con legge 135, viene ribaltata la concezione statica di organizzazione pubblica nel settore turistico con la istituzione, affidata alle Regioni, dei Sistemi Turistici Locali. Attori principali e responsabili possono sono essere tutte le forze economiche e sociali presenti nel territorio: enti pubblici istituzionali, aziende fornitrici di servizi, operatori commerciali, artigianali, albergatori e, in primis, la popolazione tutta. Si passa così dalle Aziende di sola promozione ad organismi il cui scopo è quello di proporre progetti di sviluppo integrati, coordinati e coinvolgenti tutte le realtà territoriali. Insomma, nell’ambito della pianificazione territoriale si assiste al passaggio da una attività di tipo “funzionale” ad un approccio di marketing territoriale. In tal modo vengono valorizzati tutti i possibili fattori rilevanti dal punto di vista turistico presenti nel territorio attraverso un progetto di sviluppo sostenibile che coinvolga tutte le forze sociali ed economiche, espressione della stessa territorialità. Per far questo occorrono due momenti, l’individuazione e delimitazione delle unità territoriali omogenee e con un’unica identità culturale, nonché la creazione di un organismo locale di rappresentanza dei gruppi di interesse.
Per quanto riguarda l’individuazione di aree omogenee, ritengo che la costa a sud di Roma, compresa gran parte della costa di Latina, incluse le isole Pontine, abbia tutte le caratteristiche per creare, attraverso un progetto di sviluppo, un proprio ed unico marchio in grado di rappresentare tutti i valori ed i beni turistici di questo territorio che, fino ad ora, ha vissuto solo di riflesso della città di Roma, con un movimento turistico di tipo residenziale, di fine settimana ed escursionistico, e quindi non economicamente rilevante.
L’organismo locale di rappresentanza ovvero il STL, una volta ottenuto il riconoscimento dalla Regione Lazio, ai sensi della legge n. 13/2007 citata nel precedente articolo, dovrà partire dall’analisi dell’esistente, rilevando tutte le potenzialità del territorio, verificarne le criticità e proporne il superamento con interventi intersettoriali ed infrastrutturali necessari alla riqualificazione dei servizi dell’offerta turistica. Inoltre, dovrà sostenere, così come richiesto dalla legge regionale, attività e processi di aggregazione e di integrazione tra le imprese turistiche, anche in forma cooperativa, consortile e di affiliazione; sostenere l’innovazione tecnologica dei servizi di informazione e di accoglienza turistica; sostenere la qualificazione delle imprese turistiche e tutelare l’immagine del prodotto turistico locale. Queste incombenze devono far parte di un progetto di sviluppo per un suo conseguente cofinanziamento da parte della Regione Lazio.
Per ottenere questo occorre innanzitutto il riconoscimento, ai sensi della legge 13/2007, della Giunta Regionale. Questo riconoscimento, però, deve essere fatto sulla base di parametri minimi che lo stesso Assessorato regionale al turismo avrebbe dovuto specificare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Non mi sembra che questi parametri siano stati fino ad oggi deliberati. Per scuotere in parte l’apatia degli amministratori regionali, credo sia doveroso e responsabile da parte dei Comuni interessati a questo progetto di farsi carico di una proposta unitaria che sappia indicare le aree e le comunità locali che ne potrebbero far parte, con una elencazione dell’offerta ricettiva, alberghiera ed extra alberghiera, di tutte le attrazioni turistiche presenti nel territorio, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell'artigianato.
Il territorio di cui stiamo parlando ha in se tutte le potenzialità naturali e culturali per tale tipo di riconoscimento. Solo occorre che per una buona volta le autorità locali prendano atto che è inutile parlare di turismo se non si comincia effettivamente a pensare in termini di marketing territoriale e non vengono coinvolte le comunità locali, intese non soltanto come comunità aperte all’accoglienza turistica, ma anche come insieme di soggetti pubblici e privati chiamati a condividere le scelte di sviluppo turistico e di governo del territorio. Lo strumento da utilizzare sarà un progetto di sviluppo che non significa necessariamente un nuovo ente, ma una nuova organizzazione dell’offerta diretta a realizzare o migliorare il prodotto turistico ed a promuoverlo e commercializzarlo.
Una incontro per giungere alla creazione di un Sistema Turistico Locale fu realizzato lo scorso anno dal Consorzio Turistico Mare di Roma, sponsorizzato dal Comune di Ardea, senza tuttavia nessun risultato concreto. Poi c’è stato un ottimo tentativo di cooperazione tra i Comuni di Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno con il progetto La Costa dei Miti. Esso rappresenta un ideale circuito storico-culturale pre-romano che può senz’altro fungere da marchio per tutta la costa, dalla mitica Lavinia alla Maga Circe. Come patrimonio storico culturale, questo territorio ha ancora molte cose da offrire che vanno dalla preistoria (guerriero di Astura, età neolitica) all’età romana (Antium) passando per il medio evo (Borgo di Nettuno, Ninfa) fino ai nostri giorni (Sbarco di Anzio, Santa Maria Goretti, ecc.). I vari musei gestiti dai comuni ne sono una testimonianza di quante ricchezze culturali sono distribuite su tutto il territorio. Insomma, c’è abbastanza materiale e numerosi monumenti che, se adeguatamente valorizzati e integrati con strutture per il tempo libero (vedi il parco Zoomarine di Pomezia), complementari alla tipologia “spiaggia”, importante come prima motivazione ma non prevalente, possono suscitare forte interesse turistico. Ovviamente, tutto questo patrimonio culturale e paesaggistico non basta per fare della costa una meta in grado di attrarre flussi turistici, occorrono ottimi collegamenti che facilitino i movimenti tra le varie zone e all’interno di esse, servizi turistico-commerciali di buon livello e soprattutto una buona e diffusa ricettività alberghiera accompagnata da una riqualificazione urbana e territoriale. Dopo di che si può parlare della promozione e commercializzazione di tutta l’offerta turistica presente in zona, i cui veri frutti verranno non più da un “turismo povero” come quello che abbiamo ora.
Pio Trippa
Per quanto riguarda l’individuazione di aree omogenee, ritengo che la costa a sud di Roma, compresa gran parte della costa di Latina, incluse le isole Pontine, abbia tutte le caratteristiche per creare, attraverso un progetto di sviluppo, un proprio ed unico marchio in grado di rappresentare tutti i valori ed i beni turistici di questo territorio che, fino ad ora, ha vissuto solo di riflesso della città di Roma, con un movimento turistico di tipo residenziale, di fine settimana ed escursionistico, e quindi non economicamente rilevante.
L’organismo locale di rappresentanza ovvero il STL, una volta ottenuto il riconoscimento dalla Regione Lazio, ai sensi della legge n. 13/2007 citata nel precedente articolo, dovrà partire dall’analisi dell’esistente, rilevando tutte le potenzialità del territorio, verificarne le criticità e proporne il superamento con interventi intersettoriali ed infrastrutturali necessari alla riqualificazione dei servizi dell’offerta turistica. Inoltre, dovrà sostenere, così come richiesto dalla legge regionale, attività e processi di aggregazione e di integrazione tra le imprese turistiche, anche in forma cooperativa, consortile e di affiliazione; sostenere l’innovazione tecnologica dei servizi di informazione e di accoglienza turistica; sostenere la qualificazione delle imprese turistiche e tutelare l’immagine del prodotto turistico locale. Queste incombenze devono far parte di un progetto di sviluppo per un suo conseguente cofinanziamento da parte della Regione Lazio.
Per ottenere questo occorre innanzitutto il riconoscimento, ai sensi della legge 13/2007, della Giunta Regionale. Questo riconoscimento, però, deve essere fatto sulla base di parametri minimi che lo stesso Assessorato regionale al turismo avrebbe dovuto specificare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Non mi sembra che questi parametri siano stati fino ad oggi deliberati. Per scuotere in parte l’apatia degli amministratori regionali, credo sia doveroso e responsabile da parte dei Comuni interessati a questo progetto di farsi carico di una proposta unitaria che sappia indicare le aree e le comunità locali che ne potrebbero far parte, con una elencazione dell’offerta ricettiva, alberghiera ed extra alberghiera, di tutte le attrazioni turistiche presenti nel territorio, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell'artigianato.
Il territorio di cui stiamo parlando ha in se tutte le potenzialità naturali e culturali per tale tipo di riconoscimento. Solo occorre che per una buona volta le autorità locali prendano atto che è inutile parlare di turismo se non si comincia effettivamente a pensare in termini di marketing territoriale e non vengono coinvolte le comunità locali, intese non soltanto come comunità aperte all’accoglienza turistica, ma anche come insieme di soggetti pubblici e privati chiamati a condividere le scelte di sviluppo turistico e di governo del territorio. Lo strumento da utilizzare sarà un progetto di sviluppo che non significa necessariamente un nuovo ente, ma una nuova organizzazione dell’offerta diretta a realizzare o migliorare il prodotto turistico ed a promuoverlo e commercializzarlo.
Una incontro per giungere alla creazione di un Sistema Turistico Locale fu realizzato lo scorso anno dal Consorzio Turistico Mare di Roma, sponsorizzato dal Comune di Ardea, senza tuttavia nessun risultato concreto. Poi c’è stato un ottimo tentativo di cooperazione tra i Comuni di Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno con il progetto La Costa dei Miti. Esso rappresenta un ideale circuito storico-culturale pre-romano che può senz’altro fungere da marchio per tutta la costa, dalla mitica Lavinia alla Maga Circe. Come patrimonio storico culturale, questo territorio ha ancora molte cose da offrire che vanno dalla preistoria (guerriero di Astura, età neolitica) all’età romana (Antium) passando per il medio evo (Borgo di Nettuno, Ninfa) fino ai nostri giorni (Sbarco di Anzio, Santa Maria Goretti, ecc.). I vari musei gestiti dai comuni ne sono una testimonianza di quante ricchezze culturali sono distribuite su tutto il territorio. Insomma, c’è abbastanza materiale e numerosi monumenti che, se adeguatamente valorizzati e integrati con strutture per il tempo libero (vedi il parco Zoomarine di Pomezia), complementari alla tipologia “spiaggia”, importante come prima motivazione ma non prevalente, possono suscitare forte interesse turistico. Ovviamente, tutto questo patrimonio culturale e paesaggistico non basta per fare della costa una meta in grado di attrarre flussi turistici, occorrono ottimi collegamenti che facilitino i movimenti tra le varie zone e all’interno di esse, servizi turistico-commerciali di buon livello e soprattutto una buona e diffusa ricettività alberghiera accompagnata da una riqualificazione urbana e territoriale. Dopo di che si può parlare della promozione e commercializzazione di tutta l’offerta turistica presente in zona, i cui veri frutti verranno non più da un “turismo povero” come quello che abbiamo ora.
Pio Trippa
POVERO TURISMO O TURISMO POVERO ?
Quali delle due espressioni sia la più calzante per questo nostro importante settore economico e sociale? A parole teniamo molto ad esaltare il turismo come fosse la soluzione di tutti i nostri mali, mentre nei fatti lo bistrattiamo continuamente, sia per incompetenza che per mancanza di volontà, per cui non ci resta che compiangere questo “povero turismo”. Inoltre difficilmente siamo in grado di valorizzare e promuovere adeguatamente ciò che abbiamo di più bello e di più prezioso da offrire al potenziale turista, per cui ci accontentiamo degli escursionisti della domenica e di un turismo molto “modesto” economicamente.
Per ridurre il debito pubblico il settore del turismo è il primo ad essere penalizzato con tagli indiscriminati come per tutte le altre attività della pubblica amministrazione. L’idea che il turismo faccia parte di un’attività imprenditoriale, avulsa dalla cosa pubblica, non riesce ad affermarsi tra I politici, nazionali e locali. Non si riesce a capire che ogni intervento finanziario ed ogni iniziativa promozionale in questo settore non è uno spreco di denaro ma un investimento produttivo. Nell’epoca della globalizzazione dei mezzi di comunicazione non vale più il detto, “tanto i turisti da noi ci vengono ugualmente”. È ora che si comprenda che non basta più il clima, la storia, i monumenti, le opere d’arte e la simpatia degli italiani. La nostra ormai è un’immagine dell’Italia turistica, e non, che si sta sempre più sbiadendo. Non possiamo sempre vivere sulle glorie del passato che, tra l’altro, stiamo distruggendo, e non solo fisicamente (vedi scavi di Pompei).
La domanda è se facciamo ancora in tempo a riguadagnare le posizioni perdute che ci vedevano negli anni ’70 tra i primi ricettori di turismo straniero? Riusciremo a ricreare quell’immagine di un paese interessante da visitare? Per rispondere affermativamente a questa domanda tutti, ad ogni livello istituzionale pubblico e privato, dovranno seriamente intervenire con capacità professionale e azioni immediate e dirette. Occorre ripartire dal territorio e dalla società residente, dove il rispetto dell’ambiente e la salvaguardia del patrimonio storico e monumentale siano fattori imprescindibili per realizzare un turismo sostenibile che valorizzi e non distrugga ciò che abbiamo di più bello da offrire. Ma per far questo dobbiamo avere una struttura responsabile e professionale che presieda alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio con coinvolgimento pubblico e privato. L’amministrazione comunale, con tutti i problemi che ha da affrontare non è certo in grado di svolgere questo ruolo. Ma come dovrà essere questa struttura operativa e quali dovranno essere i suoi compiti per trasformare in meglio la domanda turistica?
Una regressione storica che dimostri quanto nel passato l’Italia fosse all’avanguardia in questo settore è molto utile per individuare il tipo di organizzazione di cui ora abbiamo urgente bisogno. Siamo stati i primi al mondo, nel 1919, a renderci conto dell’importanza della promozione turistica, creando l’Ente Nazionale Industrie Turistiche. Poi, nel corso degli anni si sono succeduti vari interventi che hanno portato alla creazione di organismi pubblici territoriali, come le Aziende di Cura Soggiorno e Turismo (1926) e degli Enti Provinciali per il Turismo (1935). Dopo un nuovo ordinamento del settore nel 1960, ispirato al rispetto delle autonomie locali in attuazione dell’art. 117 della Costituzione, nel 1972, viene operato il trasferimento di tutte le funzioni amministrative alle Regioni, fra le quali la programmazione, lo sviluppo e l’incentivazione del turismo. Quindi, dagli anni ’70 si è assistito ad un continuo decentramento istituzionale che ha portato al trasferimento dei poteri decisionali in materia di sviluppo economico e di pianificazione territoriale dagli organismi di stato agli enti locali. Il settore turistico, così, per il suo stretto rapporto con il territorio ha subito nel corso degli anni varie modifiche istituzionali, che io definirei più “tentativi” di risolvere le mai cessate controversie tra Stato e Regioni circa le procedure di reciproca competenza. Si è assistito da parte delle Regioni, ciascuna per proprio conto e senza alcun tipo di coordinamento, alla creazione di nuovi enti di promozione turistica, di cui in molti casi si è trattato di riconferma delle attribuzioni già svolte dagli enti precedenti. Ciascuna Regione, con tempi e criteri diversi, ha istituito una propria azienda di promozione turistica ed ha delegato ai Comuni ed alle Provincie le varie competenze amministrative e i soli uffici di informazione turistica. Molte Regioni però, compresa il Lazio, non hanno legiferato immediatamente, ma hanno lasciato le vecchie Aziende e gli EPT per molti anni nel “limbo”, impossibilitate ad operare per totale mancanza di mezzi finanziari, in attesa di essere liquidate. Nel frattempo l’attività promozionale, compresa quella all’estero, è stata nelle mani di un Organo prettamente politico, con tutti i suoi limiti di professionalità, come l’Assessorato Regionale al Turismo, le cui decisioni dipendevano dalle preferenze personali dell’Assessore.
Infine, con la legge nazionale 135/2001, nasce l’idea del Sistemi Turistici Locali. Si tratta, come vedremo in un prossimo articolo, di un nuovo modello organizzativo dell’offerta del territorio basato su una nuova concezione di turismo che coinvolge tutti gli attori pubblici e privati dell’offerta turistica.
Non tutte le Regioni però, anche in questa occasione, hanno legiferato nel medesimo modo e tempestivamente. Qualcuna, addirittura, ha ritenuto di non dover istituire i STL, creando invece strumenti organizzativi diversi, pur aventi le stesse finalità. Insomma, come si vede, il caos istituzionale, la mancanza di coordinamento e il lassismo che si verifica tra i responsabili di questo settore, continua ad imperare in un’attività così vitale per l’economia del territorio. Povero Turismo!
Per quanto ci riguarda direttamente, la Regione Lazio solo nel 2007, con legge n. 13, ha istituito una nuova organizzazione del sistema turistico laziale. Tale organizzazione si articola in Sistemi Turistici Locali, Agenzia Regionale per la Promozione Turistica di Roma e del Lazio S.p.A., Servizi di informazione e di accoglienza turistica e Associazioni Pro Loco.
Nel prossimo articolo proporremo la creazione di un Sistema Turistico Locale per la nostra zona costiera a sud di Roma, in grado di ribaltare l’immagine di un “turismo povero”.
Pio Trippa
Per ridurre il debito pubblico il settore del turismo è il primo ad essere penalizzato con tagli indiscriminati come per tutte le altre attività della pubblica amministrazione. L’idea che il turismo faccia parte di un’attività imprenditoriale, avulsa dalla cosa pubblica, non riesce ad affermarsi tra I politici, nazionali e locali. Non si riesce a capire che ogni intervento finanziario ed ogni iniziativa promozionale in questo settore non è uno spreco di denaro ma un investimento produttivo. Nell’epoca della globalizzazione dei mezzi di comunicazione non vale più il detto, “tanto i turisti da noi ci vengono ugualmente”. È ora che si comprenda che non basta più il clima, la storia, i monumenti, le opere d’arte e la simpatia degli italiani. La nostra ormai è un’immagine dell’Italia turistica, e non, che si sta sempre più sbiadendo. Non possiamo sempre vivere sulle glorie del passato che, tra l’altro, stiamo distruggendo, e non solo fisicamente (vedi scavi di Pompei).
La domanda è se facciamo ancora in tempo a riguadagnare le posizioni perdute che ci vedevano negli anni ’70 tra i primi ricettori di turismo straniero? Riusciremo a ricreare quell’immagine di un paese interessante da visitare? Per rispondere affermativamente a questa domanda tutti, ad ogni livello istituzionale pubblico e privato, dovranno seriamente intervenire con capacità professionale e azioni immediate e dirette. Occorre ripartire dal territorio e dalla società residente, dove il rispetto dell’ambiente e la salvaguardia del patrimonio storico e monumentale siano fattori imprescindibili per realizzare un turismo sostenibile che valorizzi e non distrugga ciò che abbiamo di più bello da offrire. Ma per far questo dobbiamo avere una struttura responsabile e professionale che presieda alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio con coinvolgimento pubblico e privato. L’amministrazione comunale, con tutti i problemi che ha da affrontare non è certo in grado di svolgere questo ruolo. Ma come dovrà essere questa struttura operativa e quali dovranno essere i suoi compiti per trasformare in meglio la domanda turistica?
Una regressione storica che dimostri quanto nel passato l’Italia fosse all’avanguardia in questo settore è molto utile per individuare il tipo di organizzazione di cui ora abbiamo urgente bisogno. Siamo stati i primi al mondo, nel 1919, a renderci conto dell’importanza della promozione turistica, creando l’Ente Nazionale Industrie Turistiche. Poi, nel corso degli anni si sono succeduti vari interventi che hanno portato alla creazione di organismi pubblici territoriali, come le Aziende di Cura Soggiorno e Turismo (1926) e degli Enti Provinciali per il Turismo (1935). Dopo un nuovo ordinamento del settore nel 1960, ispirato al rispetto delle autonomie locali in attuazione dell’art. 117 della Costituzione, nel 1972, viene operato il trasferimento di tutte le funzioni amministrative alle Regioni, fra le quali la programmazione, lo sviluppo e l’incentivazione del turismo. Quindi, dagli anni ’70 si è assistito ad un continuo decentramento istituzionale che ha portato al trasferimento dei poteri decisionali in materia di sviluppo economico e di pianificazione territoriale dagli organismi di stato agli enti locali. Il settore turistico, così, per il suo stretto rapporto con il territorio ha subito nel corso degli anni varie modifiche istituzionali, che io definirei più “tentativi” di risolvere le mai cessate controversie tra Stato e Regioni circa le procedure di reciproca competenza. Si è assistito da parte delle Regioni, ciascuna per proprio conto e senza alcun tipo di coordinamento, alla creazione di nuovi enti di promozione turistica, di cui in molti casi si è trattato di riconferma delle attribuzioni già svolte dagli enti precedenti. Ciascuna Regione, con tempi e criteri diversi, ha istituito una propria azienda di promozione turistica ed ha delegato ai Comuni ed alle Provincie le varie competenze amministrative e i soli uffici di informazione turistica. Molte Regioni però, compresa il Lazio, non hanno legiferato immediatamente, ma hanno lasciato le vecchie Aziende e gli EPT per molti anni nel “limbo”, impossibilitate ad operare per totale mancanza di mezzi finanziari, in attesa di essere liquidate. Nel frattempo l’attività promozionale, compresa quella all’estero, è stata nelle mani di un Organo prettamente politico, con tutti i suoi limiti di professionalità, come l’Assessorato Regionale al Turismo, le cui decisioni dipendevano dalle preferenze personali dell’Assessore.
Infine, con la legge nazionale 135/2001, nasce l’idea del Sistemi Turistici Locali. Si tratta, come vedremo in un prossimo articolo, di un nuovo modello organizzativo dell’offerta del territorio basato su una nuova concezione di turismo che coinvolge tutti gli attori pubblici e privati dell’offerta turistica.
Non tutte le Regioni però, anche in questa occasione, hanno legiferato nel medesimo modo e tempestivamente. Qualcuna, addirittura, ha ritenuto di non dover istituire i STL, creando invece strumenti organizzativi diversi, pur aventi le stesse finalità. Insomma, come si vede, il caos istituzionale, la mancanza di coordinamento e il lassismo che si verifica tra i responsabili di questo settore, continua ad imperare in un’attività così vitale per l’economia del territorio. Povero Turismo!
Per quanto ci riguarda direttamente, la Regione Lazio solo nel 2007, con legge n. 13, ha istituito una nuova organizzazione del sistema turistico laziale. Tale organizzazione si articola in Sistemi Turistici Locali, Agenzia Regionale per la Promozione Turistica di Roma e del Lazio S.p.A., Servizi di informazione e di accoglienza turistica e Associazioni Pro Loco.
Nel prossimo articolo proporremo la creazione di un Sistema Turistico Locale per la nostra zona costiera a sud di Roma, in grado di ribaltare l’immagine di un “turismo povero”.
Pio Trippa
giovedì 21 ottobre 2010
PROPOSTE PER UNA NUOVA VIABILITA’ DELLA CITTA’ DI NETTUNO
Il continuo aumento delle automobili in circolazione, gioia dei fabbricanti di auto, ha generato dei grossi problemi, sia di natura ambientale che umana.
Ogni anno vengono scaricati nell’atmosfera tonnellate di anidride carbonica e di minerali vari, prodotti dalla combustione, molto nocivi alla nostra salute.
I continui squilibri meteorologici che devastano grandi aree geografiche, portando morte e danni ingenti, non sono altro che la conseguenza dell’effetto serra a cui le automobili contribuiscono in larga parte. Non è neanche da sottovalutare l’inquinamento acustico prodotto dai motori delle auto e, soprattutto, dai motorini e dalle motociclette, causando forti stress al pari di quelli generati dagli ingorghi del traffico. Questi ultimi poi rendono le distanze da percorrere sempre più lontane, con la dilatazione dei tempi di percorrenza. Insomma, l’uso sconsiderato delle auto, compresa la sosta selvaggia, ha reso le città non più vivibili, tali da essere definite propriamente “giungla d’asfalto”.
Sembra proprio che il genere umano sia impotente rispetto a questa autodistruzione dell’ambiente che lo fa vivere.
Finora ho detto delle ovvietà a tutti note, ma mi servono come premessa per introdurre la medesima problematica che viviamo nella città di Nettuno.
Qui il discorso si fa più complesso perché nel corso degli anni sono intervenuti altri fattori come una crescita urbanistica incontrollata, anche se “autorizzata”, che non ha tenuto conto di un razionale sistema viario. La città è esplosa, oltre che demograficamente, anche nella sua configurazione edilizia con la nascita di quartieri sovraffollati, privi di spazi necessari per una serena convivenza sociale e con strade intasate in ogni lato da automobili che impediscono uno scorrimento veloce. Predominano lo “scorrimento ad imbuto” e i percorsi a “zig zag”. L’unica via che congiunge i lati est ed ovest della città passa forzatamente per piazza Mazzini ed il lungomare, con grave inquinamento acustico e ambientale del centro cittadino. Per evitare questo perenne intasamento centrale e poter andare all’altro lato della città si è costretti a destreggiarsi nelle viuzze interne, piene di macchine in sosta ovunque, per poter raggiungere i vialoni di Diaz e La Malfa, primordiali tratti di un presunto anello stradale, ormai scomparso a causa di varianti “amiche”.
Solo un nuovo Piano Regolatore potrà essere in grado di porre fine alle costruzioni selvagge e riequilibrare l’assetto urbanistico, nonché individuare le aree idonee per una buona ricettività alberghiera e dei servizi dell’accoglienza, indispensabili per una città che ama definirsi turistica.
In attesa che gli interessi politici facciano maturare un nuovo PRG, un intervento non costoso dovrebbe essere portato a compimento prima della prossima stagione estiva, cioè una revisione del sistema viario centrale e la realizzazione di zone di parcheggio, alcune delle quali in programma da molti anni, come quelle nelle aree FS - Anzio ne è un buon esempio - e la possibilità di ricavare un parcheggio sotterraneo nel piazzale della ex caserma Donati e nelle zone di accesso alla città come via della Liberazione e via della Vittoria.
In concreto, per la viabilità mi permetto di proporre quanto segue per un costruttivo e definitivo dibattito: i percorsi attuali generano, specialmente nelle ore pomeridiane e serali, un continuo ingorgo che crea caos ed un persistente inquinamento acustico e atmosferico, proprio nel cuore della città (Piazza Mazzini, Lungomare Matteotti), a causa del continuo flusso di auto provenienti da Anzio. Per evitare questo enorme inconveniente che disturba fortemente la tranquillità di chi ci vive e lavora, si dovrebbe capovolgere il senso di marcia delle, purtroppo, uniche direttrici parallele al mare, cioè da San Rocco direzione Sangallo e tutta via Cavour in direzione opposta, mentre dovrebbero essere in uscita verso l’entroterra via Sangallo, via Santa Maria, via Colombo, ed in entrata via Romana, via Veneto e via A. De Gasperi. Un piccolo doppio senso dovrebbe essere permesso di fronte al poliambulatorio e San Francesco per coloro che scendono da via Santa Barbara e vogliono andare verso Anzio. In questo modo il flusso proveniente da Anzio, che è di gran lunga superiore a quello proveniente dalla parte est della città (Cretarossa, Tre Cancelli) verrebbe dirottato o verso via Cavour, scavalcando così il Lungomare, o più all’esterno per raggiungere le due grandi arterie, via Diaz e via La Malfa. La realizzazione poi di un’arteria di scorrimento sopra la linea ferroviaria, il famoso trincerone, sarebbe il non plus ultra. Mentre, per chi viene da via della Liberazione (zona Scacciapensieri) o da via Scipione Borghese ha tre alternative, il Lungomare, via Lombardia, via Diaz-La Malfa. Grazie a queste nuove direttrici ed ai parcheggi nel frattempo realizzati, è facile poter fare del lungomare isola pedonale nelle ore serali per tutto il periodo estivo, senza creare quel gran caos viario che nelle attuali condizioni si genera. Naturalmente nelle vie di scorrimento sopra citate non dovrebbe essere assolutamente ammessa la sosta selvaggia, e nei tratti rettilinei che invitano all’alta velocità, vedi via Gramsci, allestire autovelox permanenti nei due sensi di marcia. Altra necessità sarebbe quella di reperire un’area idonea, che non sia una strada, per il mercato settimanale, in modo tale da non occupare un’arteria importante di scorrimento come quella di via La Malfa, evitando così l’intasamento delle vie interne adiacenti nel giorno di giovedì.
Pio Trippa
Ogni anno vengono scaricati nell’atmosfera tonnellate di anidride carbonica e di minerali vari, prodotti dalla combustione, molto nocivi alla nostra salute.
I continui squilibri meteorologici che devastano grandi aree geografiche, portando morte e danni ingenti, non sono altro che la conseguenza dell’effetto serra a cui le automobili contribuiscono in larga parte. Non è neanche da sottovalutare l’inquinamento acustico prodotto dai motori delle auto e, soprattutto, dai motorini e dalle motociclette, causando forti stress al pari di quelli generati dagli ingorghi del traffico. Questi ultimi poi rendono le distanze da percorrere sempre più lontane, con la dilatazione dei tempi di percorrenza. Insomma, l’uso sconsiderato delle auto, compresa la sosta selvaggia, ha reso le città non più vivibili, tali da essere definite propriamente “giungla d’asfalto”.
Sembra proprio che il genere umano sia impotente rispetto a questa autodistruzione dell’ambiente che lo fa vivere.
Finora ho detto delle ovvietà a tutti note, ma mi servono come premessa per introdurre la medesima problematica che viviamo nella città di Nettuno.
Qui il discorso si fa più complesso perché nel corso degli anni sono intervenuti altri fattori come una crescita urbanistica incontrollata, anche se “autorizzata”, che non ha tenuto conto di un razionale sistema viario. La città è esplosa, oltre che demograficamente, anche nella sua configurazione edilizia con la nascita di quartieri sovraffollati, privi di spazi necessari per una serena convivenza sociale e con strade intasate in ogni lato da automobili che impediscono uno scorrimento veloce. Predominano lo “scorrimento ad imbuto” e i percorsi a “zig zag”. L’unica via che congiunge i lati est ed ovest della città passa forzatamente per piazza Mazzini ed il lungomare, con grave inquinamento acustico e ambientale del centro cittadino. Per evitare questo perenne intasamento centrale e poter andare all’altro lato della città si è costretti a destreggiarsi nelle viuzze interne, piene di macchine in sosta ovunque, per poter raggiungere i vialoni di Diaz e La Malfa, primordiali tratti di un presunto anello stradale, ormai scomparso a causa di varianti “amiche”.
Solo un nuovo Piano Regolatore potrà essere in grado di porre fine alle costruzioni selvagge e riequilibrare l’assetto urbanistico, nonché individuare le aree idonee per una buona ricettività alberghiera e dei servizi dell’accoglienza, indispensabili per una città che ama definirsi turistica.
In attesa che gli interessi politici facciano maturare un nuovo PRG, un intervento non costoso dovrebbe essere portato a compimento prima della prossima stagione estiva, cioè una revisione del sistema viario centrale e la realizzazione di zone di parcheggio, alcune delle quali in programma da molti anni, come quelle nelle aree FS - Anzio ne è un buon esempio - e la possibilità di ricavare un parcheggio sotterraneo nel piazzale della ex caserma Donati e nelle zone di accesso alla città come via della Liberazione e via della Vittoria.
In concreto, per la viabilità mi permetto di proporre quanto segue per un costruttivo e definitivo dibattito: i percorsi attuali generano, specialmente nelle ore pomeridiane e serali, un continuo ingorgo che crea caos ed un persistente inquinamento acustico e atmosferico, proprio nel cuore della città (Piazza Mazzini, Lungomare Matteotti), a causa del continuo flusso di auto provenienti da Anzio. Per evitare questo enorme inconveniente che disturba fortemente la tranquillità di chi ci vive e lavora, si dovrebbe capovolgere il senso di marcia delle, purtroppo, uniche direttrici parallele al mare, cioè da San Rocco direzione Sangallo e tutta via Cavour in direzione opposta, mentre dovrebbero essere in uscita verso l’entroterra via Sangallo, via Santa Maria, via Colombo, ed in entrata via Romana, via Veneto e via A. De Gasperi. Un piccolo doppio senso dovrebbe essere permesso di fronte al poliambulatorio e San Francesco per coloro che scendono da via Santa Barbara e vogliono andare verso Anzio. In questo modo il flusso proveniente da Anzio, che è di gran lunga superiore a quello proveniente dalla parte est della città (Cretarossa, Tre Cancelli) verrebbe dirottato o verso via Cavour, scavalcando così il Lungomare, o più all’esterno per raggiungere le due grandi arterie, via Diaz e via La Malfa. La realizzazione poi di un’arteria di scorrimento sopra la linea ferroviaria, il famoso trincerone, sarebbe il non plus ultra. Mentre, per chi viene da via della Liberazione (zona Scacciapensieri) o da via Scipione Borghese ha tre alternative, il Lungomare, via Lombardia, via Diaz-La Malfa. Grazie a queste nuove direttrici ed ai parcheggi nel frattempo realizzati, è facile poter fare del lungomare isola pedonale nelle ore serali per tutto il periodo estivo, senza creare quel gran caos viario che nelle attuali condizioni si genera. Naturalmente nelle vie di scorrimento sopra citate non dovrebbe essere assolutamente ammessa la sosta selvaggia, e nei tratti rettilinei che invitano all’alta velocità, vedi via Gramsci, allestire autovelox permanenti nei due sensi di marcia. Altra necessità sarebbe quella di reperire un’area idonea, che non sia una strada, per il mercato settimanale, in modo tale da non occupare un’arteria importante di scorrimento come quella di via La Malfa, evitando così l’intasamento delle vie interne adiacenti nel giorno di giovedì.
Pio Trippa
mercoledì 8 settembre 2010
Cultural and Heritage Tourism in Italy
In the collective consciousness of much of the world’s culture tourists, Italy is seen as a tourist destination rich in art and history with a strong historical-monumental-artistic heritage. This heritage is a result of various historical periods which followed one another, beginning with the Roman Empire, with the spreading and imitation and of culture and lifestyle which was then dominant, passing through the Middle Ages, with its famous university cities which attracted students from throughout Europe and frequent pilgrimages to the tombs of the apostles Peter and Paul in Rome in order finally to reach their apogee in the Renaissance, with its high artistic and literary expressions which have involved many aristocrats who came to visit the sites of classical culture and the ancient vestiges of the past on the Grand Tour. Even today, this image of Italy is so deeply rooted and widespread that at least 50% of foreigners who visit Italy do so mainly for cultural reasons. In many cases, the principle reason for travel is not cultural, but travellers still might visit an historical monument, a museum or participate in artistic or cultural events. Today, many visitors attempt to combine various types of motivation for travel, even for business, with cultural programmes.
An important feature of the Italian tourist world is its great variety from region to region and from city to city. Its principle attraction lies particularly in the abundance of places which evoke the past and its diversity even among nearby geographical areas. After the fall of the Roman Empire, numerous city states were created in the Middle Ages, each with its own lifestyle, customs, cooking and dialect. Therefore, a visit to the most famous cities, such as Rome, Florence and Venice, does not exhaust the cultural knowledge of Italy. At least 6,500 of the 8,500 Italian cities have their own local tourism offices (Pro loco) and boast a strong cultural offer worthy of being explored. At times, it is enough to excavate to find remains of ancient monuments. Many minor Italian cities have been defined as veritable open air museums on a part with the most famous capitals of culture.
As well as traditional hotels, there are many options which make it possible to enjoy a stay in these sites of cultural interest: self catering apartments, agriturismo farm stays, bed & breakfasts and a new and original formula which is called albergo diffuso. These are hotel structures located in various historical buildings of an ancient city centre inhabited with centralised services. This is a way to recover and give value to small towns of historical, artistic and architectural interest. Currently in Italy there are 52 such structures, located throughout the various regions, with a current availability of approximately two thousand rooms which will certainly increase in number. Thus, the old medieval city centres, part of Italy’s rich historical and cultural heritage, are flowering again, bringing a new way of making tourism, in which one feels part of the past and can enjoy the pleasure of a simple life far from the maddening crowds of the metropolis.
In recent years, the Italian State Tourist Board has tried to encourage the culture and heritage product associated with the art cities, historical-archaeological routes, the discovery of artistic and crafts treasures of minor centres, gastronomy, cultural events, festivals, concerts and performances. Moreover, with the financial support of the Italian regions, it has also managed the image of cultural destinations with PR campaigns in the major tourism markets, with themes such as “More Italy than ever” and “Italia opera unica”, as well as participation in the most important tourist trade fairs, workshops as Art Cities Exchange in Rome and 100 Cities Arts Events in Ferrara, the production of information material and support for marketing the tourist offer of the cities of culture.
I can say that it is precisely cultural tourism, encouraged by the internet and low cost flights, which has saved Italian tourism in recent difficult years. Indeed, whereas seaside tourism, particularly in some markets such as Germany, has decreased, with the exception of a slight return in 2006, cultural tourism is constantly increasing, and in the last three years has actually reached 25% of arrivals in cities such as Rome.
An important feature of the Italian tourist world is its great variety from region to region and from city to city. Its principle attraction lies particularly in the abundance of places which evoke the past and its diversity even among nearby geographical areas. After the fall of the Roman Empire, numerous city states were created in the Middle Ages, each with its own lifestyle, customs, cooking and dialect. Therefore, a visit to the most famous cities, such as Rome, Florence and Venice, does not exhaust the cultural knowledge of Italy. At least 6,500 of the 8,500 Italian cities have their own local tourism offices (Pro loco) and boast a strong cultural offer worthy of being explored. At times, it is enough to excavate to find remains of ancient monuments. Many minor Italian cities have been defined as veritable open air museums on a part with the most famous capitals of culture.
As well as traditional hotels, there are many options which make it possible to enjoy a stay in these sites of cultural interest: self catering apartments, agriturismo farm stays, bed & breakfasts and a new and original formula which is called albergo diffuso. These are hotel structures located in various historical buildings of an ancient city centre inhabited with centralised services. This is a way to recover and give value to small towns of historical, artistic and architectural interest. Currently in Italy there are 52 such structures, located throughout the various regions, with a current availability of approximately two thousand rooms which will certainly increase in number. Thus, the old medieval city centres, part of Italy’s rich historical and cultural heritage, are flowering again, bringing a new way of making tourism, in which one feels part of the past and can enjoy the pleasure of a simple life far from the maddening crowds of the metropolis.
In recent years, the Italian State Tourist Board has tried to encourage the culture and heritage product associated with the art cities, historical-archaeological routes, the discovery of artistic and crafts treasures of minor centres, gastronomy, cultural events, festivals, concerts and performances. Moreover, with the financial support of the Italian regions, it has also managed the image of cultural destinations with PR campaigns in the major tourism markets, with themes such as “More Italy than ever” and “Italia opera unica”, as well as participation in the most important tourist trade fairs, workshops as Art Cities Exchange in Rome and 100 Cities Arts Events in Ferrara, the production of information material and support for marketing the tourist offer of the cities of culture.
I can say that it is precisely cultural tourism, encouraged by the internet and low cost flights, which has saved Italian tourism in recent difficult years. Indeed, whereas seaside tourism, particularly in some markets such as Germany, has decreased, with the exception of a slight return in 2006, cultural tourism is constantly increasing, and in the last three years has actually reached 25% of arrivals in cities such as Rome.
giovedì 11 marzo 2010
Per uno sviluppo turistico e culturale della citta` di Nettuno
Piano Regolatore e viabilita`
Prima di parlare di proposte turistico-culturali che dovrebbero rilanciare in Italia e all’estero l’immagine della citta` di Nettuno, e` opportuno indicare due importanti interventi che ritengo indispensabili per creare un ambiente accogliente e socialmente vivibile, sia per il cittadino che per il forestiero.
Infatti, la citta` di Nettuno, con il suo passato storico, i suoi beni monumentali, la sua posizione geografica che le dona un clima mite per quasi tutto l’anno, al centro di un golfo dove da Torre Astura a Capo d’Anzio e` possibile svolgere una intensa attivita` nautica, presenta forti potenzialita`di sviluppo economico, turistico e culturale. Ma per poter sfruttare a pieno tutte queste eccellenze, la citta` necessita alcuni interventi immediati e coraggiosi, come l’approvazione di un nuovo Piano Regolatore in grado di porre fine alle costruzioni selvagge e riequilibrare l’assetto urbanístico, nonche´ di individuare le aree idonee per una buona ricettivita` alberghiera e dei servizi dell’accoglienza.
Altro intervento che dovrebbe essere portato a compimento prima della prossima stagione estiva e` una revisione del sistema viario centrale e la realizzazione di zone di parcheggio, alcune delle quali in programma da molti anni, come quelle nelle aree FS, ma mai portati a compimento, e la possibilita` di ricavare un parcheggio sotterraneo nel piazzale della ex caserma Donati.
In particolare per la viabilita`, grazie alla mia passata esperienza di delegato ai VV.UU., mi permetto di proporre quanto segue:
La viabilita` attuale vede specialmente nelle ore serali un continuo ingorgo che genera caos ed un persistente inquinamento, acustico e atmosferico, proprio nel cuore della citta` (Piazza Mazzini, Lungomare Matteotti), a causa del continuo flusso di auto provenienti da Anzio. Per evitare questo enorme inconveniente che disturba la tranquillita` di una cittadina che pretende di essere turistica, si dovrebbe capovolgere il senso di marcia delle, purtroppo, uniche direttrici parallele al mare, cioe` da San Rocco direzione Sangallo e tutta via Romana in direzione opposta, mentre dovrebbero essere in uscita verso l’entroterra via Sangallo, via Santa Maria, via Colombo, ed in entrata via Romana, via Veneto e via A.De Gasperi. Un piccolo doppio senso dovrebbe essere permesso di fronte al poliambulatorio e San Francesco per coloro che scendono da via Santa Barbara e vogliono andare verso Anzio. In questo modo il flusso proveniente da Anzio verrebbe dirottato o verso via Cavour, scavalcando cosi´ il Lungomare, o piu` all’esterno per raggiungere le due grandi arterie, via Diaz e via La Malfa, che avrebbero dovuto essere parte della circonvallazione gia` prevista dal vecchio Piano Regolatore Generale. Mentre, per chi viene da via della Liberazione ((zona Scacciapensieri) o da via Scipione Borghese ha tre alternative, il Lungomare, via Lombardia, via Diaz-La Mafa. Grazie a queste nuove direttrici e` facile poter fare del lungomare isola pedonale nelle ore serali per tutto il periodo estivo, senza creare quel gran caos viario che nelle attuali condizioni si genera. Due raccomandazioni importanti per la Polizia Urbana: nelle vie di scorrimento sopra citate non dobrebbe essere assolutamente ammessa la sosta selvaggia; in alcune strade di acceso alla citta`, come via Gramsci e via Santa Barbara, dovrebbero essere installati dissuasori di velocita`, come dossi e/o autovelox permanenti.
Turismo e cultura
Lo sviluppo turístico e culturale di una localita` e`dato da due settori che devono marciare di pari passo, perche´ il primo predispone i servizi dell’accoglienza, il secondo quelli dell’intrattenimento culturale. Di entrambi poi ne beneficiano le comunita` locali, grazie sia allo sviluppo economico che immancabilmente deriva dall’attivita` turistica, che da un ambiente piacevole, accogliente e culturalmente impegnato.
Ho avuto gia` occasione di scrivere in un articolo apparso recentemente su Il Granchio le possibili iniziative da intraprendere, insieme ai vicini Comuni della costa a sud di Roma, per meglio sviluppare l’attivita` turistica e culturale di tutta la zona. Per maggior completezza le trascrivo:
Le opportunità da cogliere e valorizzare nella nostra zona, in grado di formare pacchetti turistici, sono molte: i porti turistici con tutte le possibili attività sportive legate alla nautica, comprese le regate internazionali; i vari gemellaggi con città straniere che non si limitino a simbolici scambi di delegazioni comunali ma che coinvolgano tutti gli operatori del settore per la presentazione di proposte concrete; maggiore valorizzazione e pubblicizzazione dei musei territoriali; maggiore coinvolgimento a livello nazionale ed internazionale degli sport praticati con successo, come per esempio il baseball; creare un evento internazionale che ricordi lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale e faccia dei cimiteri monumentali luoghi di visita turistica abbinata al soggiorno; creare intorno al Santuario della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Goretti interesse al pellegrinaggio religioso; enfatizzare e pubblicizzare meglio a livello regionale l’aspetto tradizionale delle feste patronali della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio; creare una serie di itinerari turistici dei due centri storici e delle zone limitrofe, come Torre Astura e Ninfa (quest’ultima molto conosciuta ed amata nel mercato inglese); predisporre un itinerario eno-gastronomico in cui possono essere incluse anche le varie sagre culinarie; non ultimo un collegamento diretto con l’importante polo di attrazione turistica rappresentato da Roma in grado di offrire soggiorni nella nostra zona ed escursioni giornaliere verso la Capitale.
Mi sono anche soffermato in alcuni miei precedenti articoli sulla necessita` di costituire con gli altri Comuni della costa, Pomezia, Ardea e Anzio, una organizzazione specificatamente preposta allo sviluppo turistico di tutta l’area, come per esempio i Sistemi Turistici Locali, gia` istituiti sulla carta da una legge regionale ma mai relizzati. Soltanto uniti e ben organizzati questi Comuni sarebbero in grado di presentare una propria immagine e proposte concrete in grado di attirare l’attenzione degli operatori turistici sia italiani che stranieri. Sia ben chiaro, nell’epoca della globalizzazione, se si va da soli non si otterra` proprio nulla. Inoltre, la vicinanza con Roma, importante polo di attrazione turistica mondiale, offusca facilmente l’immagine della nostra zona. Soltanto con una organizzazione unitaria ed un programma turistico-culturale che sappia includere escursioni a doppio senso con la Capitale e` possibile mantenere un’immagine piu` autonoma e piu` attrattiva.
Partendo dalle molte opportunita` che il nostro territorio offre nel suo complesso vediamo ora in concreto le possibili iniziative promozionali che ogni singolo Comune o, tutti insieme, possono intraprendere.
Innanzitutto e` opportuno considerare quale e` la tipologia d’offerta prevalente. Ovviamente e` quella balneare. Pero`, come piu` volte ho ribadito, non e` sufficiente offrire solo il prodotto mare. Altri comuni di piu` antica tradizione di turismo balneare di massa hanno dovuto ricreare la propria offerta includendo siti storici e monumentali e parchi tematici. Cosi’ deve essere anche per i quattro comuni della costa che gia` hanno, come abbiamo visto, questa offerta differenziata. Pertanto, un eventuale opuscolo informativo dovrebbe comprendere oltre all’offerta balneare tutte le altre opportunita con itinerari culturali, sportivi, gastronomici e di intrattenimento, e religioso in particolare per il comune di Nettuno. L’iniziativa La Costa dei Miti, gia` avviata dai quattro comuni sembra aver colto questa esigenza, ma va approfondita maggiormente con programmi piu` articolati e completi. Anche l’opuscolo culturale predisposto dal comune di Nettuno sugli itinerari, archeologico, religioso e delle torri e fortificazioni, va nel giusto senso. Ma da solo non e` sufficiente ad attrarre turisti fuori dall’area provinciale; e` utile nell’informare chi gia` si trova in zona per conoscere meglio le possibilita` di offerta culturale del Comune di Nettuno.
Altro importante momento che fa capo alle istituzioni pubbliche e` il pieno coinvolgimento degli operatori privati che direttamente o indirettamente lavorano nel settore dell’accoglienza e dei servizi. Solo cosi’ e` possibile assumere delle decisioni che possono interessare del tutto o in parte gli operatori del settore. Inoltre, la loro collaborazione e` indispensabile alla predisposizione di pacchetti turistici completi di tutte le possibili offerte. Sia chiaro una volta per tutte che le istituzioni pubbliche hanno il compito di predisporre un ambiente accogliente e funzionale, nonche´ assumere tutte le possibili iniziative atte a promuovere l’immagine della propria zona e favorire i contatti tra gli operatori della propria offerta e quelli della domanda. Mentre gli operatori privati sono coloro che devono predisporre un prodotto eccellente, con investimenti adeguati, e saperlo offrire alla controparte che rappresenta la domanda turistica.
Infine, va detto che le occasioni per diffondere e pubblicizzare l’offerta turistica della nostra zona sono molteplici. Sia in Italia che all’estero vengono organizzate fiere turistiche di due tipi: quelle rivolte al grande pubblico dove prevale il compito dell’ente nella pubblicizzazione dell’immagine della propria zona, e quelle rivolte agli operatori della domanda dove devono partecipare, con il sostegno finanziario dell’ente pubblico, gli operatori privati dell’offerta. Questi ultimi, organizzati anche dall’ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo per conto delle singole Regioni, vengono chiamati workshop. Ovviamente, per motivi di budget, non e` possibile partecipare a tutte le fiere e workshop. Occorre scegliere quelle fiere dove l’offerta prevalente corrisponde a quella della nostra zona. Invece per le fiere ed i workshop organizzati dalla Regione Lazio e` opportuna una nostra costante presenza insieme agli operatori privati.
Quanto sopra detto non e` altro che il punto base di partenza su cui i responsabili pubblici e gli operatori privati, ciascuno secondo le proprie competenze, dovranno costruire programmi adeguati e pacchetti turistico-culturali il piu` possibile articolati e interessanti.
Prima di parlare di proposte turistico-culturali che dovrebbero rilanciare in Italia e all’estero l’immagine della citta` di Nettuno, e` opportuno indicare due importanti interventi che ritengo indispensabili per creare un ambiente accogliente e socialmente vivibile, sia per il cittadino che per il forestiero.
Infatti, la citta` di Nettuno, con il suo passato storico, i suoi beni monumentali, la sua posizione geografica che le dona un clima mite per quasi tutto l’anno, al centro di un golfo dove da Torre Astura a Capo d’Anzio e` possibile svolgere una intensa attivita` nautica, presenta forti potenzialita`di sviluppo economico, turistico e culturale. Ma per poter sfruttare a pieno tutte queste eccellenze, la citta` necessita alcuni interventi immediati e coraggiosi, come l’approvazione di un nuovo Piano Regolatore in grado di porre fine alle costruzioni selvagge e riequilibrare l’assetto urbanístico, nonche´ di individuare le aree idonee per una buona ricettivita` alberghiera e dei servizi dell’accoglienza.
Altro intervento che dovrebbe essere portato a compimento prima della prossima stagione estiva e` una revisione del sistema viario centrale e la realizzazione di zone di parcheggio, alcune delle quali in programma da molti anni, come quelle nelle aree FS, ma mai portati a compimento, e la possibilita` di ricavare un parcheggio sotterraneo nel piazzale della ex caserma Donati.
In particolare per la viabilita`, grazie alla mia passata esperienza di delegato ai VV.UU., mi permetto di proporre quanto segue:
La viabilita` attuale vede specialmente nelle ore serali un continuo ingorgo che genera caos ed un persistente inquinamento, acustico e atmosferico, proprio nel cuore della citta` (Piazza Mazzini, Lungomare Matteotti), a causa del continuo flusso di auto provenienti da Anzio. Per evitare questo enorme inconveniente che disturba la tranquillita` di una cittadina che pretende di essere turistica, si dovrebbe capovolgere il senso di marcia delle, purtroppo, uniche direttrici parallele al mare, cioe` da San Rocco direzione Sangallo e tutta via Romana in direzione opposta, mentre dovrebbero essere in uscita verso l’entroterra via Sangallo, via Santa Maria, via Colombo, ed in entrata via Romana, via Veneto e via A.De Gasperi. Un piccolo doppio senso dovrebbe essere permesso di fronte al poliambulatorio e San Francesco per coloro che scendono da via Santa Barbara e vogliono andare verso Anzio. In questo modo il flusso proveniente da Anzio verrebbe dirottato o verso via Cavour, scavalcando cosi´ il Lungomare, o piu` all’esterno per raggiungere le due grandi arterie, via Diaz e via La Malfa, che avrebbero dovuto essere parte della circonvallazione gia` prevista dal vecchio Piano Regolatore Generale. Mentre, per chi viene da via della Liberazione ((zona Scacciapensieri) o da via Scipione Borghese ha tre alternative, il Lungomare, via Lombardia, via Diaz-La Mafa. Grazie a queste nuove direttrici e` facile poter fare del lungomare isola pedonale nelle ore serali per tutto il periodo estivo, senza creare quel gran caos viario che nelle attuali condizioni si genera. Due raccomandazioni importanti per la Polizia Urbana: nelle vie di scorrimento sopra citate non dobrebbe essere assolutamente ammessa la sosta selvaggia; in alcune strade di acceso alla citta`, come via Gramsci e via Santa Barbara, dovrebbero essere installati dissuasori di velocita`, come dossi e/o autovelox permanenti.
Turismo e cultura
Lo sviluppo turístico e culturale di una localita` e`dato da due settori che devono marciare di pari passo, perche´ il primo predispone i servizi dell’accoglienza, il secondo quelli dell’intrattenimento culturale. Di entrambi poi ne beneficiano le comunita` locali, grazie sia allo sviluppo economico che immancabilmente deriva dall’attivita` turistica, che da un ambiente piacevole, accogliente e culturalmente impegnato.
Ho avuto gia` occasione di scrivere in un articolo apparso recentemente su Il Granchio le possibili iniziative da intraprendere, insieme ai vicini Comuni della costa a sud di Roma, per meglio sviluppare l’attivita` turistica e culturale di tutta la zona. Per maggior completezza le trascrivo:
Le opportunità da cogliere e valorizzare nella nostra zona, in grado di formare pacchetti turistici, sono molte: i porti turistici con tutte le possibili attività sportive legate alla nautica, comprese le regate internazionali; i vari gemellaggi con città straniere che non si limitino a simbolici scambi di delegazioni comunali ma che coinvolgano tutti gli operatori del settore per la presentazione di proposte concrete; maggiore valorizzazione e pubblicizzazione dei musei territoriali; maggiore coinvolgimento a livello nazionale ed internazionale degli sport praticati con successo, come per esempio il baseball; creare un evento internazionale che ricordi lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale e faccia dei cimiteri monumentali luoghi di visita turistica abbinata al soggiorno; creare intorno al Santuario della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Goretti interesse al pellegrinaggio religioso; enfatizzare e pubblicizzare meglio a livello regionale l’aspetto tradizionale delle feste patronali della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio; creare una serie di itinerari turistici dei due centri storici e delle zone limitrofe, come Torre Astura e Ninfa (quest’ultima molto conosciuta ed amata nel mercato inglese); predisporre un itinerario eno-gastronomico in cui possono essere incluse anche le varie sagre culinarie; non ultimo un collegamento diretto con l’importante polo di attrazione turistica rappresentato da Roma in grado di offrire soggiorni nella nostra zona ed escursioni giornaliere verso la Capitale.
Mi sono anche soffermato in alcuni miei precedenti articoli sulla necessita` di costituire con gli altri Comuni della costa, Pomezia, Ardea e Anzio, una organizzazione specificatamente preposta allo sviluppo turistico di tutta l’area, come per esempio i Sistemi Turistici Locali, gia` istituiti sulla carta da una legge regionale ma mai relizzati. Soltanto uniti e ben organizzati questi Comuni sarebbero in grado di presentare una propria immagine e proposte concrete in grado di attirare l’attenzione degli operatori turistici sia italiani che stranieri. Sia ben chiaro, nell’epoca della globalizzazione, se si va da soli non si otterra` proprio nulla. Inoltre, la vicinanza con Roma, importante polo di attrazione turistica mondiale, offusca facilmente l’immagine della nostra zona. Soltanto con una organizzazione unitaria ed un programma turistico-culturale che sappia includere escursioni a doppio senso con la Capitale e` possibile mantenere un’immagine piu` autonoma e piu` attrattiva.
Partendo dalle molte opportunita` che il nostro territorio offre nel suo complesso vediamo ora in concreto le possibili iniziative promozionali che ogni singolo Comune o, tutti insieme, possono intraprendere.
Innanzitutto e` opportuno considerare quale e` la tipologia d’offerta prevalente. Ovviamente e` quella balneare. Pero`, come piu` volte ho ribadito, non e` sufficiente offrire solo il prodotto mare. Altri comuni di piu` antica tradizione di turismo balneare di massa hanno dovuto ricreare la propria offerta includendo siti storici e monumentali e parchi tematici. Cosi’ deve essere anche per i quattro comuni della costa che gia` hanno, come abbiamo visto, questa offerta differenziata. Pertanto, un eventuale opuscolo informativo dovrebbe comprendere oltre all’offerta balneare tutte le altre opportunita con itinerari culturali, sportivi, gastronomici e di intrattenimento, e religioso in particolare per il comune di Nettuno. L’iniziativa La Costa dei Miti, gia` avviata dai quattro comuni sembra aver colto questa esigenza, ma va approfondita maggiormente con programmi piu` articolati e completi. Anche l’opuscolo culturale predisposto dal comune di Nettuno sugli itinerari, archeologico, religioso e delle torri e fortificazioni, va nel giusto senso. Ma da solo non e` sufficiente ad attrarre turisti fuori dall’area provinciale; e` utile nell’informare chi gia` si trova in zona per conoscere meglio le possibilita` di offerta culturale del Comune di Nettuno.
Altro importante momento che fa capo alle istituzioni pubbliche e` il pieno coinvolgimento degli operatori privati che direttamente o indirettamente lavorano nel settore dell’accoglienza e dei servizi. Solo cosi’ e` possibile assumere delle decisioni che possono interessare del tutto o in parte gli operatori del settore. Inoltre, la loro collaborazione e` indispensabile alla predisposizione di pacchetti turistici completi di tutte le possibili offerte. Sia chiaro una volta per tutte che le istituzioni pubbliche hanno il compito di predisporre un ambiente accogliente e funzionale, nonche´ assumere tutte le possibili iniziative atte a promuovere l’immagine della propria zona e favorire i contatti tra gli operatori della propria offerta e quelli della domanda. Mentre gli operatori privati sono coloro che devono predisporre un prodotto eccellente, con investimenti adeguati, e saperlo offrire alla controparte che rappresenta la domanda turistica.
Infine, va detto che le occasioni per diffondere e pubblicizzare l’offerta turistica della nostra zona sono molteplici. Sia in Italia che all’estero vengono organizzate fiere turistiche di due tipi: quelle rivolte al grande pubblico dove prevale il compito dell’ente nella pubblicizzazione dell’immagine della propria zona, e quelle rivolte agli operatori della domanda dove devono partecipare, con il sostegno finanziario dell’ente pubblico, gli operatori privati dell’offerta. Questi ultimi, organizzati anche dall’ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo per conto delle singole Regioni, vengono chiamati workshop. Ovviamente, per motivi di budget, non e` possibile partecipare a tutte le fiere e workshop. Occorre scegliere quelle fiere dove l’offerta prevalente corrisponde a quella della nostra zona. Invece per le fiere ed i workshop organizzati dalla Regione Lazio e` opportuna una nostra costante presenza insieme agli operatori privati.
Quanto sopra detto non e` altro che il punto base di partenza su cui i responsabili pubblici e gli operatori privati, ciascuno secondo le proprie competenze, dovranno costruire programmi adeguati e pacchetti turistico-culturali il piu` possibile articolati e interessanti.
giovedì 25 febbraio 2010
PER UN ADEGUATO SVILUPPO TURISTICO DI ANZIO E NETTUNO
Proseguo la mia serie di considerazioni sul secondo fattore di attrazione, di cui ho parlato nel mio precedente articolo, e sulle potenzialità e sulle possibilità di sviluppo turistico del nostro territorio con la speranza che risultino di una qualche utilità a chi ne è interessato. Mi perdonino i “cugini” di Anzio se mi intrometto nelle loro faccende turistiche. Personalmente, avendo lavorato nella promozione del turismo per tanti anni in Italia e all’estero, mi sento in dovere di consigliare qualche possibile di strategia di marketing turistico per questa nostra zona che, credo, abbia tanto bisogno di organizzarsi in questo settore e di appropriati interventi strutturali e promozionali per uscire dalla concezione di turismo nostrano delle sole sagre e delle feste patronali. Ad onor del vero, Anzio essendo stata, nel passato, sede di una Azienda di Promozione Turistica ha saputo diffondere tra la cittadinanza e soprattutto tra gli operatori locali una maggiore predisposizione all’organizzazione dei servizi e dell’accoglienza. Ora però la solo buona volontà non basta, viviamo in un mondo globalizzato dove i mezzi di comunicazione, reali e virtuali, ci trasportano facilmente presso altri lidi. Propagandare soltanto la bellezza del proprio clima e delle proprie spiagge, come facevano alcuni Assessori regionali in trasferta all’estero, non è più sufficiente. La concorrenza è mondiale. Ciò che occorre è sapersi reinventare, come hanno già fatto Rimini e Riccione, creando un sistema di attrazioni che sappiano suscitare l’interesse del potenziale turista e saper offrire qualcosa di concreto all’operatore che deve vendere la destinazione.
Prendiamo per esempio il turismo balneare, che ci interessa direttamente. Esso è stato nel recente passato il principale fattore di traino per lo sviluppo del turismo di massa. Ma oggi, nell’era della globalizzazione dei mezzi di comunicazione, tutte le destinazioni costiere fanno fatica a mantenere il ritmo nazionale di crescita dei flussi turistici, soprattutto quello degli stranieri. La vacanza al mare è la tipologia che ha maggiormente subito il cambiamento del modo di fare turismo. La destinazione balneare è interessante nella misura in cui ha qualcosa in più da offrire e da fare. Questo nuovo atteggiamento del turista, sempre più esigente, deriva da una maggiore informazione e auto-confidenza nell’approfittare il più possibile della vacanza. Il mare è senz’altro un luogo piacevole da frequentare, fondamentale per le attività nautiche e sportive che vi si possono svolgere, ma esso da solo non basta più. Il turista moderno si aspetta di trovare un’attività da svolgere, sia strettamente legata all’ambiente marino che alla possibilità di visitare nel territorio luoghi storico-artistici, partecipare ed assistere ad eventi culturali e godere di una buona gastronomia. Insomma, il turista moderno ha bisogno di riempire il proprio tempo approfittando al massimo delle opportunità che la località è in grado di offrire. E ciò anche perché la vacanza è diventata sempre più breve.
Recenti indagini motivazionali hanno dimostrato che gli elementi che devono caratterizzare l’offerta territoriale, oltre ovviamente alla presenza di ottimi alberghi e servizi logistici, sono il patrimonio culturale materiale (monumenti, arte, architettura, musei, ecc.) ed immateriale (storia, tradizioni, modo di vivere della popolazione in un ambiente sociale sereno ed accogliente), in cui il mare rappresenta un importante elemento di valore aggiunto.
A seguito di queste considerazioni di ordine generale, direi che le città di Anzio e Nettuno posseggono abbondantemente questo patrimonio culturale; ma per poter avere successo nei vari mercati, nazionali ed internazionali, hanno bisogno di rinnovare il proprio prodotto turistico, prendendo atto della carenza di strutture ricettive e delle infrastrutture logistiche, con un sistema viario, soprattutto per Nettuno, completamente caotico nei mesi estivi, nonché della mancanza di una organizzazione comprensoriale, chiamata Sistema Turistico Locale, in grado di pianificare lo sviluppo di tutta la zona e di coordinare le attività promozionali in modo da evitare il sovraffollarsi di tutti quegli eventi, a volte anche un po’ troppo chiassosi, che spesso scacciano invece di attirare il turista.
Il percorso strategico che mi permetto di consigliare consiste nel definire il modello che si intende raggiungere e nell’organizzare infrastrutture e servizi in grado di creare un sistema che possa competere con l’attuale agguerrita concorrenza, proponendo un ambiente accogliente, un numero adeguato di posti letto, una facile accessibilità e movimentazione territoriale, un’ottima organizzazione e capacità commerciale ed una facile fruibilità delle risorse culturali e monumentali. Le opportunità da cogliere e valorizzare nella nostra zona, in grado di formare pacchetti turistici, sono molte: i porti turistici con tutte le possibili attività sportive legate alla nautica, comprese le regate internazionali; i vari gemellaggi con città straniere che non si limitino a simbolici scambi di delegazioni comunali ma che coinvolgano tutti gli operatori del settore per la presentazione di proposte concrete; maggiore valorizzazione e pubblicizzazione dei musei territoriali; maggiore coinvolgimento a livello nazionale ed internazionale degli sport praticati con successo, come per esempio il baseball; creare un evento internazionale che ricordi lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale e faccia dei cimiteri monumentali luoghi di visita turistica abbinata al soggiorno; creare intorno al Santuario della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Goretti interesse al pellegrinaggio religioso; enfatizzare e pubblicizzare meglio a livello regionale l’aspetto tradizionale delle feste patronali della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio; creare una serie di itinerari turistici dei due centri storici e delle zone limitrofe, come Torre Astura e Ninfa (quest’ultima molto conosciuta ed amata nel mercato inglese); predisporre un itinerario eno-gastronomico in cui possono essere incluse anche le varie sagre culinarie; non ultimo un collegamento diretto con l’importante polo di attrazione turistica rappresentato da Roma in grado di offrire soggiorni nella nostra zona ed escursioni giornaliere verso la Capitale.
Per valorizzare e promuovere tutto questo patrimonio materiale e immateriale - elenco ovviamente non esaustivo - occorrono progetti, come la Costa dei Miti già predisposto dall’Assessorato al turismo del Comune di Anzio, nel quale sono stati coinvolti i Comuni della costa sud di Roma, da presentare ai potenziali turisti sia attraverso ogni possibile mezzo di comunicazione che in occasione di fiere e workshop specificatamente interessati alla nostra tipologia d’offerta.
Pio Trippa
Prendiamo per esempio il turismo balneare, che ci interessa direttamente. Esso è stato nel recente passato il principale fattore di traino per lo sviluppo del turismo di massa. Ma oggi, nell’era della globalizzazione dei mezzi di comunicazione, tutte le destinazioni costiere fanno fatica a mantenere il ritmo nazionale di crescita dei flussi turistici, soprattutto quello degli stranieri. La vacanza al mare è la tipologia che ha maggiormente subito il cambiamento del modo di fare turismo. La destinazione balneare è interessante nella misura in cui ha qualcosa in più da offrire e da fare. Questo nuovo atteggiamento del turista, sempre più esigente, deriva da una maggiore informazione e auto-confidenza nell’approfittare il più possibile della vacanza. Il mare è senz’altro un luogo piacevole da frequentare, fondamentale per le attività nautiche e sportive che vi si possono svolgere, ma esso da solo non basta più. Il turista moderno si aspetta di trovare un’attività da svolgere, sia strettamente legata all’ambiente marino che alla possibilità di visitare nel territorio luoghi storico-artistici, partecipare ed assistere ad eventi culturali e godere di una buona gastronomia. Insomma, il turista moderno ha bisogno di riempire il proprio tempo approfittando al massimo delle opportunità che la località è in grado di offrire. E ciò anche perché la vacanza è diventata sempre più breve.
Recenti indagini motivazionali hanno dimostrato che gli elementi che devono caratterizzare l’offerta territoriale, oltre ovviamente alla presenza di ottimi alberghi e servizi logistici, sono il patrimonio culturale materiale (monumenti, arte, architettura, musei, ecc.) ed immateriale (storia, tradizioni, modo di vivere della popolazione in un ambiente sociale sereno ed accogliente), in cui il mare rappresenta un importante elemento di valore aggiunto.
A seguito di queste considerazioni di ordine generale, direi che le città di Anzio e Nettuno posseggono abbondantemente questo patrimonio culturale; ma per poter avere successo nei vari mercati, nazionali ed internazionali, hanno bisogno di rinnovare il proprio prodotto turistico, prendendo atto della carenza di strutture ricettive e delle infrastrutture logistiche, con un sistema viario, soprattutto per Nettuno, completamente caotico nei mesi estivi, nonché della mancanza di una organizzazione comprensoriale, chiamata Sistema Turistico Locale, in grado di pianificare lo sviluppo di tutta la zona e di coordinare le attività promozionali in modo da evitare il sovraffollarsi di tutti quegli eventi, a volte anche un po’ troppo chiassosi, che spesso scacciano invece di attirare il turista.
Il percorso strategico che mi permetto di consigliare consiste nel definire il modello che si intende raggiungere e nell’organizzare infrastrutture e servizi in grado di creare un sistema che possa competere con l’attuale agguerrita concorrenza, proponendo un ambiente accogliente, un numero adeguato di posti letto, una facile accessibilità e movimentazione territoriale, un’ottima organizzazione e capacità commerciale ed una facile fruibilità delle risorse culturali e monumentali. Le opportunità da cogliere e valorizzare nella nostra zona, in grado di formare pacchetti turistici, sono molte: i porti turistici con tutte le possibili attività sportive legate alla nautica, comprese le regate internazionali; i vari gemellaggi con città straniere che non si limitino a simbolici scambi di delegazioni comunali ma che coinvolgano tutti gli operatori del settore per la presentazione di proposte concrete; maggiore valorizzazione e pubblicizzazione dei musei territoriali; maggiore coinvolgimento a livello nazionale ed internazionale degli sport praticati con successo, come per esempio il baseball; creare un evento internazionale che ricordi lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale e faccia dei cimiteri monumentali luoghi di visita turistica abbinata al soggiorno; creare intorno al Santuario della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Goretti interesse al pellegrinaggio religioso; enfatizzare e pubblicizzare meglio a livello regionale l’aspetto tradizionale delle feste patronali della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio; creare una serie di itinerari turistici dei due centri storici e delle zone limitrofe, come Torre Astura e Ninfa (quest’ultima molto conosciuta ed amata nel mercato inglese); predisporre un itinerario eno-gastronomico in cui possono essere incluse anche le varie sagre culinarie; non ultimo un collegamento diretto con l’importante polo di attrazione turistica rappresentato da Roma in grado di offrire soggiorni nella nostra zona ed escursioni giornaliere verso la Capitale.
Per valorizzare e promuovere tutto questo patrimonio materiale e immateriale - elenco ovviamente non esaustivo - occorrono progetti, come la Costa dei Miti già predisposto dall’Assessorato al turismo del Comune di Anzio, nel quale sono stati coinvolti i Comuni della costa sud di Roma, da presentare ai potenziali turisti sia attraverso ogni possibile mezzo di comunicazione che in occasione di fiere e workshop specificatamente interessati alla nostra tipologia d’offerta.
Pio Trippa
IL MARKETING TURISTICO E LA MANCATA PARTECIPAZIONE DI ANZIO E NETTUNO AL WTM DI LONDRA
Ho letto con particolare interesse l’articolo che lamenta la mancata partecipazione delle città di Anzio e Nettuno al World Travel Market di Londra. Tale fatto ha giustamente ferito l’orgoglio di due località turistiche che vantano una lunga tradizione in questo importante settore economico, soprattutto per quanto riguarda l’offerta di turismo balneare.
Ho notato che le reazioni dei responsabili comunali sono state differenti a seconda del colore politico delle due amministrazioni. Dispiaciuti, ma nessun rancore nei confronti delle scelte della Regione Lazio da parte del Comune di Nettuno, forte disappunto dal Comune di Anzio.
Secondo la mia esperienza pluriennale quale direttore dell’Ufficio di Londra dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo e come organizzatore di uno stand di 1.600 mq. che ospitava tutte le Regioni italiane, l’esclusione di due importanti destinazioni turistiche come Anzio e Nettuno dalla campagna promozionale “Tutto il Lazio è paese”, merita una valutazione ed un maggior approfondimento non riconducibili a scelte politiche ma a criteri obiettivi di marketing turistico.
Innanzitutto occorre capire cosa è il World Travel Market. Esso non è altro che una fiera destinata, non al grande pubblico, ma agli operatori del settore, dove gli organizzatori della domanda, cioè coloro che confezionano i pacchetti turistici, che poi saranno venduti attraverso le agenzie o siti internet, incontrano l’offerta alberghiera e dei servizi turistici. Gli enti pubblici del turismo che rappresentano i vari paesi del mondo, con la partecipazione degli enti territoriali, come le Regioni nel caso dell’Italia, invitano gli operatori dell’offerta turistica ad essere presenti con i loro prodotti. Solo così l’incontro tra la domanda e l’offerta è in grado di generare i programmi per i viaggi e le vacanze. Il ruolo degli enti pubblici territoriali, come le Regioni, le Province ed i Comuni, è essenzialmente quello di facilitare tali incontri con la presenza dei propri operatori e di curare l’immagine della destinazione con conferenze stampa di presentazione e con campagne pubblicitarie.
Nei principali paesi turistici vengono organizzate molte fiere, di cui alcune riservate esclusivamente agli operatori del settore, chiamate anche workshop, come il WTM di Londra, mentre la maggior parte sono destinate al grande pubblico dove vengono distribuiti una grande quantità di opuscoli informativi utili alla scelta della vacanza. In Italia ogni Regione pretende di avere il proprio workshop focalizzato sulla tipologia d’offerta prevalente nel territorio, creando però problemi a chi come noi dell’ENIT deve invitare gli operatori stranieri, non sempre disponibili per i troppi e frequenti eventi della medesima tipologia.
Per tornare al casus belli del WTM di Londra è comprensibile l’irritazione per la mancata presenza di Anzio e Nettuno nella lista delle sagre e feste patronali diffuso durante tale evento, meno comprensibile la mancata presenza dei rappresentanti pubblici che spesso in gran numero affollano gli stand senza poter essere utili per via della poca conoscenza della lingua inglese e di cosa dover offrire. Essere inseriti in questa lista non è sufficiente a suscitare l’interesse dell’operatore straniero per la destinazione. L’operatore inglese o di altro paese sa bene che il turista non viene ad Anzio o a Nettuno perché qui si fa la sagra del pesce o del fungo porcino. Ben altri e più complessi sono i fattori di attrazione che motivano la scelta della destinazione, come le caratteristiche tipologiche dell’offerta territoriale: balneazione, nautica, siti monumentali, archeologici e religiosi, nonché l’organizzazione dell’offerta dei servizi dell’accoglienza e la loro accessibilità e fruibilità, a cui possono anche aggiungersi motivazioni secondarie e complementari, come le feste patronali, le sagre e l’enogastronomia.
Anzio e Nettuno hanno nel proprio territorio una ricca e variegata offerta territoriale che nel passato, al tempo dell’impero romano e già fin dall’inizio del ‘900, attraeva un consistente numero di villeggianti romani durante la stagione estiva. Purtroppo le due località non sono mai riuscite a decollare stabilmente sui mercati internazionali, salvo alcuni ottimi tentativi promossi dall’allora Azienda di Promozione Turistica di Anzio, con risultati però modesti. Attualmente, gli unici turisti stranieri che si vedono sono di passaggio, con visite lampo al santuario di Santa Maria Goretti ed ai due Cimiteri monumentali, americano e inglese, oltre a pullman di turisti dall’Europa dell’est che si trattengono solo per dormire low cost.
Ciò che manca invece alle due pregevoli cittadine è il secondo fattore di attrazione, quello cioè del soggetto istituzionale preposto al coordinamento delle attività promozionali e di marketing territoriale, nonché dell’accessibilità e fruibilità dell’accoglienza. Di questo ne parlerò in un prossimo articolo.
Pio Trippa
Ho notato che le reazioni dei responsabili comunali sono state differenti a seconda del colore politico delle due amministrazioni. Dispiaciuti, ma nessun rancore nei confronti delle scelte della Regione Lazio da parte del Comune di Nettuno, forte disappunto dal Comune di Anzio.
Secondo la mia esperienza pluriennale quale direttore dell’Ufficio di Londra dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo e come organizzatore di uno stand di 1.600 mq. che ospitava tutte le Regioni italiane, l’esclusione di due importanti destinazioni turistiche come Anzio e Nettuno dalla campagna promozionale “Tutto il Lazio è paese”, merita una valutazione ed un maggior approfondimento non riconducibili a scelte politiche ma a criteri obiettivi di marketing turistico.
Innanzitutto occorre capire cosa è il World Travel Market. Esso non è altro che una fiera destinata, non al grande pubblico, ma agli operatori del settore, dove gli organizzatori della domanda, cioè coloro che confezionano i pacchetti turistici, che poi saranno venduti attraverso le agenzie o siti internet, incontrano l’offerta alberghiera e dei servizi turistici. Gli enti pubblici del turismo che rappresentano i vari paesi del mondo, con la partecipazione degli enti territoriali, come le Regioni nel caso dell’Italia, invitano gli operatori dell’offerta turistica ad essere presenti con i loro prodotti. Solo così l’incontro tra la domanda e l’offerta è in grado di generare i programmi per i viaggi e le vacanze. Il ruolo degli enti pubblici territoriali, come le Regioni, le Province ed i Comuni, è essenzialmente quello di facilitare tali incontri con la presenza dei propri operatori e di curare l’immagine della destinazione con conferenze stampa di presentazione e con campagne pubblicitarie.
Nei principali paesi turistici vengono organizzate molte fiere, di cui alcune riservate esclusivamente agli operatori del settore, chiamate anche workshop, come il WTM di Londra, mentre la maggior parte sono destinate al grande pubblico dove vengono distribuiti una grande quantità di opuscoli informativi utili alla scelta della vacanza. In Italia ogni Regione pretende di avere il proprio workshop focalizzato sulla tipologia d’offerta prevalente nel territorio, creando però problemi a chi come noi dell’ENIT deve invitare gli operatori stranieri, non sempre disponibili per i troppi e frequenti eventi della medesima tipologia.
Per tornare al casus belli del WTM di Londra è comprensibile l’irritazione per la mancata presenza di Anzio e Nettuno nella lista delle sagre e feste patronali diffuso durante tale evento, meno comprensibile la mancata presenza dei rappresentanti pubblici che spesso in gran numero affollano gli stand senza poter essere utili per via della poca conoscenza della lingua inglese e di cosa dover offrire. Essere inseriti in questa lista non è sufficiente a suscitare l’interesse dell’operatore straniero per la destinazione. L’operatore inglese o di altro paese sa bene che il turista non viene ad Anzio o a Nettuno perché qui si fa la sagra del pesce o del fungo porcino. Ben altri e più complessi sono i fattori di attrazione che motivano la scelta della destinazione, come le caratteristiche tipologiche dell’offerta territoriale: balneazione, nautica, siti monumentali, archeologici e religiosi, nonché l’organizzazione dell’offerta dei servizi dell’accoglienza e la loro accessibilità e fruibilità, a cui possono anche aggiungersi motivazioni secondarie e complementari, come le feste patronali, le sagre e l’enogastronomia.
Anzio e Nettuno hanno nel proprio territorio una ricca e variegata offerta territoriale che nel passato, al tempo dell’impero romano e già fin dall’inizio del ‘900, attraeva un consistente numero di villeggianti romani durante la stagione estiva. Purtroppo le due località non sono mai riuscite a decollare stabilmente sui mercati internazionali, salvo alcuni ottimi tentativi promossi dall’allora Azienda di Promozione Turistica di Anzio, con risultati però modesti. Attualmente, gli unici turisti stranieri che si vedono sono di passaggio, con visite lampo al santuario di Santa Maria Goretti ed ai due Cimiteri monumentali, americano e inglese, oltre a pullman di turisti dall’Europa dell’est che si trattengono solo per dormire low cost.
Ciò che manca invece alle due pregevoli cittadine è il secondo fattore di attrazione, quello cioè del soggetto istituzionale preposto al coordinamento delle attività promozionali e di marketing territoriale, nonché dell’accessibilità e fruibilità dell’accoglienza. Di questo ne parlerò in un prossimo articolo.
Pio Trippa
IL SISTEMA TURISTICO ANZIO-NETTUNO E I COLLEGAMENTI CON LA CAPITALE
Nella mia precedente lettera-articolo pubblicata da questo giornale ho scritto dei gravi problemi struturali di cui soffre la citta´ di Nettuno, con particolare riferimento a quelli viari. Le cause vanno ricercate molto lontano nel tempo allorquando si è cominciato a dar mano a tutta una serie di varianti che hanno alterato l’originario impianto stradale del piano regolatore generale. Ci sono però altre deficienze strutturali viarie che riguardano non solo Nettuno ma tutta l’area a sud della provincia di Roma, le quali hanno impedito un adeguato sviluppo economico e turistico rispetto alle potenzialità delle città di Anzio e Nettuno.
Negli anni ´70 era stato proposto dai Comuni rivieraschi il raddoppio della Pontina. Purtroppo, l’allora presidente della Regione Lazio, se ben ricordo già sindaco di Marino, si oppose a questo progetto perché voleva limitare l´afflusso di vacanzieri verso la costa e dirottarlo, così, verso le aree interne. Questo fu un grande errore perché la gente, nonostante l’intasamento estivo e dei fine settimana, ha continuato ad andare al mare servendosi della Pontina. Oggi, questa è tra le strade più pericolose e più intasate del Lazio, soprattutto nei fine settimana.
Altro esempio eclatante è il mancato raddoppio della linea ferroviaria Aprilia-Nettuno, che tanti disagi ancora sta creando ai pendolari che sempre più numerosi si servono del treno per raggiungere la capitale. Questo raddoppio avrebbe reso i collegamenti più veloci e senza l’attesa delle coincidenze.
Non saprei dire se l’insuccesso di queste due importanti opere strutturali sia dipeso da una non sufficiente forte volontà unitaria tra i comuni di Anzio e Nettuno o, meglio, da una loro debolezza politica nei confronti delle istituzioni superiori.
Inoltre, a seguito della speculazione edilizia locale che imperversava e non lasciava nessuno spazio alla ricettività alberghiera, il cui investimento, come si sa, richiede maggior tempo per dare buoni margini di guadagno, è venuto maggiormente a svilupparsi il turismo residenziale, ovvero della seconda casa, che ha ancora di piu’ intensificato il traffico pendolare di fine settimana.
Inizialmente, lo sviluppo turistico residenziale della seconda casa fu salutato con piacere dagli operatori locali per il consistente afflusso di capitali, ma col passare degli anni ci si è resi conto che questo tipo d’investimento comportava un aggravio dei costi ordinari di manutenzione e dei servizi infrastrutturali di approvvigionamento e di smaltimento, oltre ad un mancato ricambio delle presenze che ha portato ad un depauperamento del flusso turistico vero e proprio.
Come conseguenza delle difficoltà di collegamento i comuni di Anzio e Nettuno non hanno avuto la possibilità di sfruttare a pieno la vicinanza della capitale, che nel frattempo invece guadagnava successi come destinazione turistica. La vicinanza con il grande polo di attrazione turistica rappresentato da Roma ci avrebbe dato una marcia in più come destinazione complementare se avessimo avuto la possibilità di trasformarla a doppio senso. La città di Roma ha sempre rappresentato per le aree satelliti, come ci mostra la distribuzione a raggiera delle strade consolari, un grande snodo di arrivo e di diffusione del movimento commerciale e ‘turistico’. Per questa nostra zona, importante esempio è la cosiddetta “strada romana” del periodo imperiale che collegava Roma con l’antica Antium, permettendo così ai patrizi romani di villeggiare lungo la costa.
Negli ultimi anni, quasi tutti i piani di sviluppo regionale hanno posto grande attenzione e risorse per lo sviluppo turistico dei territori limitrofi alla capitale, senza tuttavia essere sfruttati sufficientemente dalle amministrazioni locali.
La regione Lazio, con l’ultima riorganizzazione del Sistema Turistico Laziale che ha soppresso le benemerite Aziende di Promozione Turistica, ha rivalutato il principio dei comprensori composti da più aree omogenee con la costituzione dei Sistemi Turistici Locali. Mi sembra, però, che quasi nulla è stato fatto per la loro localizzazione e istituzione.
In attesa che gli interessi politici spingano alla creazione di questi organismi, dove pubblico e privato sono chiamati a svolgere un’importante azione di programmazione integrata per lo sviluppo turistico del territorio, sono convinto che, comunque, un’azione concertata tra i comuni di Anzio e Nettuno, a cui possono aggiungersi Ardea e Pomezia per omogeneità di offerta, sia urgente e indispensabile. Lodevoli iniziative private, come il consorzio Mare di Roma, sono state già da tempo realizzate con apprezzabili risultati. Ma quello che maggiormente occorre è una maggiore sinergia tra i comuni interessati ed i privati. I loro compiti sono distinti ma complementari: il pubblico deve programmare e realizzare gli interventi infrastrutturali ed incentivare gli investimenti, oltre a promuovere nelle sedi opportune l’immagine della destinazione, mentre il privato deve realizzare le strutture operative ed i servizi collegati, e saperli poi vendere anche grazie agli sforzi promozionali degli enti pubblici.
Pertanto, senza ulteriori indugi nell’aspettare la costituzione del Sistema Turistico Locale, i comuni costieri, interessati allo sviluppo turistico del loro territorio, dovrebbero unire i loro sforzi per pretendere un sistema viario all’altezza dei tempi moderni ed una comunicazione ferroviaria più efficiente, in modo anche da evitare dinieghi vari come la mancata approvazione del nuovo porto di Anzio a causa della mancanza di adeguati collegamenti con il retroterra. Inoltre dovrebbero presentare proposte concrete e lungimiranti per le necessità attuali e future, con una programmazione territoriale che individui in ciascun comune, qualora già non l’avessero fatto, una o più zone da destinare ad edilizia ricettiva, anche nelle diverse tipologie, con infrastrutture complementari per la cultura, lo sport e l’intrattenimento che sappiano fungere da polo di attrazione turistica.
Salvo alcune eccezioni manchiamo spaventosamente di buoni alberghi lungo la costa. Gli alberghi di livello superiore fungono sempre come richiamo di attrazione turistica per tutta la zona.
Solo dopo questa importante fase che riguarda la predisposizione di una buona offerta turistica, i comuni interessati, insieme agli operatori, possono predisporre un piano di promozione unitario con pacchetti turistici che abbinino il godimento del mare, della nautica da diporto e della balneazione, compreso il parco acquatico di Pomezia, alla fruizione dei numerosi siti archeologici che sono sparsi in tutta l´area costiera, nonché agli interessanti musei locali già realizzati, oltre ad una serie di itinerari eno-gastronomici. Se tutto questo viene integrato con l’offerta turistica di Roma e presentato agli operatori turistici internazionali attraverso la partecipazione a workshop specifici di questa tipologia d’offerta, c’è la speranza di vedere nella nostra zona molti più turisti stranieri, con maggior soddisfazione di tutti noi.
Pio Trippa
Gia’ Dirigente ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo
Consigliere comunale dal 1970 e Assessore al turismo dal 1975 al 1980
Negli anni ´70 era stato proposto dai Comuni rivieraschi il raddoppio della Pontina. Purtroppo, l’allora presidente della Regione Lazio, se ben ricordo già sindaco di Marino, si oppose a questo progetto perché voleva limitare l´afflusso di vacanzieri verso la costa e dirottarlo, così, verso le aree interne. Questo fu un grande errore perché la gente, nonostante l’intasamento estivo e dei fine settimana, ha continuato ad andare al mare servendosi della Pontina. Oggi, questa è tra le strade più pericolose e più intasate del Lazio, soprattutto nei fine settimana.
Altro esempio eclatante è il mancato raddoppio della linea ferroviaria Aprilia-Nettuno, che tanti disagi ancora sta creando ai pendolari che sempre più numerosi si servono del treno per raggiungere la capitale. Questo raddoppio avrebbe reso i collegamenti più veloci e senza l’attesa delle coincidenze.
Non saprei dire se l’insuccesso di queste due importanti opere strutturali sia dipeso da una non sufficiente forte volontà unitaria tra i comuni di Anzio e Nettuno o, meglio, da una loro debolezza politica nei confronti delle istituzioni superiori.
Inoltre, a seguito della speculazione edilizia locale che imperversava e non lasciava nessuno spazio alla ricettività alberghiera, il cui investimento, come si sa, richiede maggior tempo per dare buoni margini di guadagno, è venuto maggiormente a svilupparsi il turismo residenziale, ovvero della seconda casa, che ha ancora di piu’ intensificato il traffico pendolare di fine settimana.
Inizialmente, lo sviluppo turistico residenziale della seconda casa fu salutato con piacere dagli operatori locali per il consistente afflusso di capitali, ma col passare degli anni ci si è resi conto che questo tipo d’investimento comportava un aggravio dei costi ordinari di manutenzione e dei servizi infrastrutturali di approvvigionamento e di smaltimento, oltre ad un mancato ricambio delle presenze che ha portato ad un depauperamento del flusso turistico vero e proprio.
Come conseguenza delle difficoltà di collegamento i comuni di Anzio e Nettuno non hanno avuto la possibilità di sfruttare a pieno la vicinanza della capitale, che nel frattempo invece guadagnava successi come destinazione turistica. La vicinanza con il grande polo di attrazione turistica rappresentato da Roma ci avrebbe dato una marcia in più come destinazione complementare se avessimo avuto la possibilità di trasformarla a doppio senso. La città di Roma ha sempre rappresentato per le aree satelliti, come ci mostra la distribuzione a raggiera delle strade consolari, un grande snodo di arrivo e di diffusione del movimento commerciale e ‘turistico’. Per questa nostra zona, importante esempio è la cosiddetta “strada romana” del periodo imperiale che collegava Roma con l’antica Antium, permettendo così ai patrizi romani di villeggiare lungo la costa.
Negli ultimi anni, quasi tutti i piani di sviluppo regionale hanno posto grande attenzione e risorse per lo sviluppo turistico dei territori limitrofi alla capitale, senza tuttavia essere sfruttati sufficientemente dalle amministrazioni locali.
La regione Lazio, con l’ultima riorganizzazione del Sistema Turistico Laziale che ha soppresso le benemerite Aziende di Promozione Turistica, ha rivalutato il principio dei comprensori composti da più aree omogenee con la costituzione dei Sistemi Turistici Locali. Mi sembra, però, che quasi nulla è stato fatto per la loro localizzazione e istituzione.
In attesa che gli interessi politici spingano alla creazione di questi organismi, dove pubblico e privato sono chiamati a svolgere un’importante azione di programmazione integrata per lo sviluppo turistico del territorio, sono convinto che, comunque, un’azione concertata tra i comuni di Anzio e Nettuno, a cui possono aggiungersi Ardea e Pomezia per omogeneità di offerta, sia urgente e indispensabile. Lodevoli iniziative private, come il consorzio Mare di Roma, sono state già da tempo realizzate con apprezzabili risultati. Ma quello che maggiormente occorre è una maggiore sinergia tra i comuni interessati ed i privati. I loro compiti sono distinti ma complementari: il pubblico deve programmare e realizzare gli interventi infrastrutturali ed incentivare gli investimenti, oltre a promuovere nelle sedi opportune l’immagine della destinazione, mentre il privato deve realizzare le strutture operative ed i servizi collegati, e saperli poi vendere anche grazie agli sforzi promozionali degli enti pubblici.
Pertanto, senza ulteriori indugi nell’aspettare la costituzione del Sistema Turistico Locale, i comuni costieri, interessati allo sviluppo turistico del loro territorio, dovrebbero unire i loro sforzi per pretendere un sistema viario all’altezza dei tempi moderni ed una comunicazione ferroviaria più efficiente, in modo anche da evitare dinieghi vari come la mancata approvazione del nuovo porto di Anzio a causa della mancanza di adeguati collegamenti con il retroterra. Inoltre dovrebbero presentare proposte concrete e lungimiranti per le necessità attuali e future, con una programmazione territoriale che individui in ciascun comune, qualora già non l’avessero fatto, una o più zone da destinare ad edilizia ricettiva, anche nelle diverse tipologie, con infrastrutture complementari per la cultura, lo sport e l’intrattenimento che sappiano fungere da polo di attrazione turistica.
Salvo alcune eccezioni manchiamo spaventosamente di buoni alberghi lungo la costa. Gli alberghi di livello superiore fungono sempre come richiamo di attrazione turistica per tutta la zona.
Solo dopo questa importante fase che riguarda la predisposizione di una buona offerta turistica, i comuni interessati, insieme agli operatori, possono predisporre un piano di promozione unitario con pacchetti turistici che abbinino il godimento del mare, della nautica da diporto e della balneazione, compreso il parco acquatico di Pomezia, alla fruizione dei numerosi siti archeologici che sono sparsi in tutta l´area costiera, nonché agli interessanti musei locali già realizzati, oltre ad una serie di itinerari eno-gastronomici. Se tutto questo viene integrato con l’offerta turistica di Roma e presentato agli operatori turistici internazionali attraverso la partecipazione a workshop specifici di questa tipologia d’offerta, c’è la speranza di vedere nella nostra zona molti più turisti stranieri, con maggior soddisfazione di tutti noi.
Pio Trippa
Gia’ Dirigente ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo
Consigliere comunale dal 1970 e Assessore al turismo dal 1975 al 1980
NETTUNO CITTA’ ANDICAPPATA
Dopo tanti anni di assenza dalla mia Nettuno, cioè da quando negli anni ’80, per motivi di lavoro all’estero, non l’ho più vissuta socialmente e amministrativamente, ho ritrovato una città completamente cambiata nel suo habitat strutturale e sociale e con dei grossi problemi che mi danno la sensazione che questa si sia trasformata in un corpo totalmente impedito di muoversi e di svilupparsi come tutte le cittadine moderne e turisticamente attraenti.
Dal punto di vista storico e ambientale, con una costa marina che ha ben poco da invidiare alle località più famose, Nettuno, insieme alla vicina Anzio, potrebbe rappresentare veramente un importante polo di attrazione turistica con grande beneficio di tutti gli imprenditori locali. Purtroppo manca di ricettività alberghiera e il sistema viario rende invivibile il centro cittadino.
La città è esplosa demograficamente, con una moltitudine di giovani che affollano nelle calde serate estive il borgo ed il lungomare. Ma questa situazione, a cui si aggiungono anche giovani provenienti da località limitrofe, è diventata talmente “vivace” da rendere difficile il controllo delle intemperanze giovanili, come dimostrano tristi fatti di cronaca, complici le troppe birrerie e pub all’interno del borgo medievale. Si è un po’ esagerato!
La città è esplosa anche nella sua configurazione edilizia con la nascita di quartieri sovraffollati, privi di spazi necessari per una serena convivenza sociale e con strade intasate in ogni lato da automobili che impediscono uno scorrimento viario veloce. Non è affatto una scusante dire che è stato rispettato il vecchio piano regolatore generale che risale nientemeno che agli anni ’60(?).
Conseguenza di tutto ciò è che dopo aver girato mezzo mondo e desiderato di tornare a vivere nel mio paese d’origine, mi sono trovato di fronte ad una cittadina sviluppatasi in maniera irrazionale e caotica socialmente e strutturalmente. Non so proprio se a questo punto sono possibili delle correzioni; troppo grossi danni sono stati fatti. Lo sviluppo fisico e mentale di un essere umano, così come di una comunità, deve essere sempre accompagnato da interventi correttivi che sappiano valorizzare le potenzialità intrinseche. Nettuno ce ne aveva, e come, di potenzialità! Sembra invece che è stato fatto tutto il contrario con “varianti” e concessioni di ogni tipo che hanno privilegiato interessi economici di parte e non un razionale sviluppo infrastrutturale e insediativo. Ha fatto comodo non approvare un nuovo piano regolatore generale, tanto si può andare avanti a forza di varianti!
Prendiamo ad esempio l’assetto viario dove predomina lo “scorrimento ad imbuto”. L’unica via che congiunge i lati est ed ovest della città passa forzatamente per piazza Mazzini ed il lungomare, con grave inquinamento acustico e ambientale. Per evitare questo perenne intasamento centrale e poter andare all’altro lato della città si è costretti a destreggiarsi nelle viuzze interne, piene di macchine in sosta ovunque, fino a poter raggiungere i vialoni di Diaz e La Malfa, primordiali tratti di un presunto anello stradale. Che fine ha fatto questo anello di scorrimento? Chi ha avuto la temerarietà di proporre e/o di accettare varianti su questo indispensabile anello stradale?
La stessa mania delle costruzioni con guadagno immediato ha impedito la realizzazione di strutture turistico-alberghiere, necessarie allo sviluppo turistico di una località. Che fine hanno fatto le sia pur poche locazioni alberghiere previste a suo tempo nel vecchio piano regolatore? Anche in questo caso le varianti sono state concesse da tecnici e amministratori senza scrupoli con troppa facilità. Nessun incoraggiamento o incentivo è mai stato concesso ad alcuni pochi volenterosi imprenditori che volevano costruire alberghi. In alcuni casi, se ben ricordo, sono stati addirittura contrastati. Per il momento il Sindaco ha fatto bene a non dare la delega al turismo ad un assessore. Questi, non avendo la possibilità di presentare agli operatori del settore un’offerta turistica adeguata e interessante per la domanda turistica nazionale ed internazionale, non potrebbe fare altro che l’assessore alla “ricreazione cittadina”. Cosa che invece sarebbe demandata per statuto alla Pro Loco. Occasioni come gli incontri di gemellaggio, i mondiali di base ball e tante altre iniziative di buon livello sono vanificate se non sono accompagnate da un’efficace promozione per la diffusione di pacchetti turistici integrati, accorpati ai servizi per il soggiorno e la mobilità, e con un ambiente piacevole ed accogliente.
Voglio essere sincero. Nettuno, alle condizioni attuali, non è in grado di offrire tutto quanto è necessario all’accoglienza del “forestiero”. Ma ciò che ancora è più grave non offre ai propri cittadini quell’ambiente sano e ideale per una piacevole convivenza, nonostante le proprie bellezze naturali e monumentali unite ad un clima meraviglioso. Probabilmente, grazie all’abitudine che a lungo andare predomina sull’insofferenza, non tutti avvertono queste situazioni di disagio che sente invece chi viene da esperienze di altri paesi.
Questa mia lettera non vuole essere polemica, né tanto meno politica, avendo rinunciato a far parte attiva di qualsiasi schieramento politico da molto tempo. Per amore della mia città ho voluto evidenziare tutto questo, ponendo anche un titolo provocatorio, proprio per scuotere dal torpore l’attuale classe dirigente, maggioranza e minoranza, affinché si appronti da subito, senza interferenze di parte, una terapia d’urto che affronti innanzitutto i problemi strutturali, di cui ho brevemente accennato, per poi continuare con interventi mirati nel migliorare la viabilità, con adeguati parcheggi ed isole pedonali che sappiano limitare il continuo flusso di macchine nel centro cittadino e ricreare un armonioso clima di socialità e di vivibilità. Purtroppo tale clima è stato deteriorato anche a causa delle note vicende che hanno portato allo scioglimento del Consiglio Comunale e alla conflittualità con la Nettuno Servizi; vicende che hanno privato per troppo lungo tempo la governabilità cittadina di una democratica e legittima rappresentanza, nonché dei mezzi finanziari necessari. Sono consapevole che sto dicendo nulla di nuovo per i politici locali, ma è bene che qualcuno comici a parlarne e che si apra un dibattito costruttivo sui problemi strutturali di fondo.
Nettuno ha tutte le potenzialità, materiali ed umane, per ricominciare ad essere veramente la Perla del Tirreno. Ci vuole tempo e coraggio, ma dobbiamo farcela!
Parafrasando un noto gruppo di facebook, sono “orgoglioso di essere nettunese”
Pio Trippa
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